Cloud: la portata di una rivoluzione

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Pietro Scott Jovane, AD di Microsoft spiega i cambiamenti a cui il mondo dell’IT sta andando incontro

È un fatto assodato che al software tradizionale si stia sempre più affiancando l’offerta del software “come servizio” ossia di applicazioni fruibili via rete che non richiedono né installazioni né costi iniziali di acquisizione. Un cambiamento dal sapore epocale che ha cessato d’essere una questione ideologica per dotcom, facendo invece del Cloud Computing una componente d’offerta da parte di tutte le principali realtà del software, tra cui Microsoft. L’informatica vede cadere storici vincoli di piattaforma – le applicazioni cloud si possono infatti usare su qualsiasi client: PC, Mac ma soprattutto in mobilità, con tablet o smartphone –. Basate su backend gestiti dal fornitore e pagate in abbonamento, le applicazioni cloud hanno costi più trasparenti e non richiedono competenze tecniche e oneri IT da parte di chi le usa. Si prestano a essere usate in situazioni nuove: da aziende che hanno persone sul territorio, da chi vuol fare prove sul campo oppure ha esigenze limitate nel tempo. Soprattutto si profila la possibilità di abbattere il “digital divide” tra aziende grandi e piccole, rendendo l’informatica più capillare di quanto lo sia oggi. Di questi temi abbiamo parlato con Pietro Scott Jovane, Amministratore Delegato di Microsoft Italia.

 

Sul Cloud Computing abbondano oggi le definizioni, ma che cos’è realmente per Microsoft?
Dietro il Cloud Computing c’è per noi la capacità dell’IT di diventare più accessibile agli utenti con costi sempre più ragionevoli, ma anche l’opportunità per innovare, aumentando l’efficacia. C’è dietro il cloud un fondamentale concetto di efficienza. Passando dall’on premise al cloud, si va da una situazione che richiede al cliente d’investire in hardware e software a una in cui paga i servizi dell’applicazione “a consumo”. Situazione quest’ultima che consente al fornitore di lavorare su più grande scala, erogare servizi migliori e a costi più bassi.

 

Qual è la portata di tutto questo?
Non c’è solo la possibilità di disporre in tempi brevi e con costi d’ingresso più bassi applicazioni che richiedono competenze tecniche e infrastrutture per l’implementazione, ma la possibilità, attraverso il cloud, di sostenere l’innovazione di realtà quali la pubblica amministrazione come anche delle piccole e medie imprese del tessuto economico italiano. La nuvola porta con sé superiori livelli di efficienza che non riguardano soltanto i data center, ma anche la messa a fattor comune delle risorse di migliaia di aziende tecnologiche che vanno dagli operatori Telco (sempre più impegnati nell’offerta di servizi cloud come naturale accompagnamento dell’offerta di banda di rete) ai fornitori di software e applicazioni. La logica cloud valorizza un vastissimo patrimonio di codice e di competenze sul mercato (i partner Microsoft sono ben 25.000 in Italia) rendendolo accessibile non più soltanto alle medie e grandi aziende. Banalizzando, si può dire che il cloud permette di democratizzare l’IT, abolendo i vincoli che non hanno consentito all’IT di raggiungere in modo più capillare le realtà del mercato.

 

Cosa gli utenti aziendali possono aspettarsi in concreto?
Con le cloud spariscono barriere d’ingresso e si abilitando nuovi scenari d’uso dell’IT, in particolare in mobilità. Anche nelle realtà aziendali più grandi che a differenza delle piccole non hanno problemi di disponibilità e di qualità delle risorse IT, il Cloud Computing aiuta ad avviare con più rapidità i nuovi servizi, permettendo di rispondere alle richieste degli utenti senza dover attendere i tempi dell’IT interna. In pratica, in nuovi servizi sono un mezzo efficace per superare i vincoli fisici delle organizzazioni IT e fare in modo che non ci siano meno ostacoli alle decisioni che riguardano lo sviluppo di nuovi business. Con l’offerta di applicazioni cloud non c’è alcun attacco agli investimenti già fatti dalle aziende in campo IT, ma la disponibilità di risorse aggiuntive di cui l’azienda può disporre, per esempio, in occasione di necessità temporanee. Per questo Microsoft ritiene che sia fondamentale una tecnologia capace di operare in forma ibrida, ossia con le stesse funzionalità, sia on premise sia in cloud, garantendo l’interscambio di informazioni in modo trasparente per gli utenti. Una filosofia che oggi guida l’evoluzione delle applicazioni, anche di tipo on premise.

 

Quali cambiamenti dobbiamo attenderci nel mercato IT?
Il Cloud Computing ha le potenzialità per generare un’ulteriore espansione del mercato informatico, minimizzando quindi i possibili effetti di cannibalizzazione nei riguardi sia del tradizionale software sia di quelli hardware e servizi. Le cloud aiuteranno a creare nuovi mercati, anche nell’attuale periodo di crisi. Alla fine ci saranno più investimenti nell’hardware, nel software e nelle reti e più clienti potenziali per l’IT. Il cloud, come abbiamo detto, permette di democratizzare l’IT attraverso l’abolizione dei vincoli d’investimento, permettendo di scalare l’offerta di soluzioni fino alle piccole e piccolissime aziende. Questo permette ai nostri partner di arrivare laddove non sono mai stati presenti per questioni di costi. Le cloud, insomma, abbassano le barriere dell’innovazione creando un circolo virtuoso anche per gli investimenti tradizionali. Se da una parte c’è l’opportunità di portare soluzioni informatiche avanzate alle piccole e medie imprese, dall’altro è resa più flessibile l’offerta alle medie e grandi realtà.

 

Quali saranno i cambiamenti nei rapporti tradizionali tra utenti, operatori di mercato e fornitori?
Le cloud non cambiano le cose. Microsoft continuerà a servirsi dei suoi partner per il contatto con i clienti. Negli scorsi mesi abbiamo fatto un grande lavoro per creare modelli di business efficaci in grado di salvaguardare sia le 25.000 realtà che sviluppano sulla nostra tecnologia, sia le 40-45.000 realtà che hanno a che fare con noi, e che vanno dal “cacciavitaro” alla grande azienda telecom. In generale il cloud riporta al centro di tutto l’utente e i suoi problemi. Reclama una maggiore conoscenza dei workload dei clienti e dei loro problemi: aspetti che molti partner potranno affrontare riunendo le loro competenze. Abbiamo partner come Diamante che ha affiancato le nostre soluzioni cloud con il proprio software e customizzazioni. L’erogazione in cloud delle applicazioni non va a cambiare il legame tra partner e cliente, e il ruolo del partner come abilitatore dell’innovazione. Certamente molti partner dovranno valutare quali applicazioni ha senso portare in modalità cloud, altri dovranno decidere come rivisitare i loro servizi di manutenzione e customizzazione. Ma questi sono gli stessi cambiamenti che Microsoft ha dovuto affrontare al proprio interno e che sono inevitabili.

 

L’uso del cloud è sicuro e legalmente praticabile per le imprese?
In alcuni layer tecnologici non ci sono mai stati ostacoli all’utilizzo delle cloud. Se uso uno smartphone o un Blackberry sono già nella cloud, così come questa modalità è ampiamente accettata per l’e-mail e la gestione documentale. Il concetto di cloud si porta in ogni caso dietro due importanti domande a cui dare risposte: la sicurezza e il rispetto della privacy. Per questo serve controllare chi accede ai dati e imporre precise regole nella memorizzazione dei dati sui server. Le problematiche normative che oggi vincolano la collocazione dei dati sono state affrontate da Microsoft con la creazione di data center in circondari geografici uniformi sotto il profilo legislativo. Ne abbiamo creati in Olanda e Irlanda, anche se, soprattutto in Europa, le normative di privacy hanno ancora delle differenze tra i vari Paesi che dovranno essere appianate. Ad oggi le cloud sono sicure, molto più di molti data center aziendali anche se sussiste la “paura” di molti dirigenti ad avere dati al di fuori del perimetro dell’azienda. Se occorre possiamo indicare al CIO che utilizza la nostra cloud dove si trovano i suoi dati, al limite facendogli visitare il singolo rack nel nostro data center. Sono certo che questo è soltanto un retaggio culturale. In futuro ci si fiderà delle cloud sulla base dei service level agreement pattuiti con il fornitore.