Speculazione sui generi alimentari: Vidal accusa banche e hedge funds

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In un articolo recentemente pubblicato sull’Observer il giornalista inglese spiega come la sostituzione della compravendita dei prodotti agricoli con i futures stia provocando un aumento incontrollato dei prezzi del grano e dei beni di prima necessità

Alcuni esperti di politica internazionale parlano di “democrazia del pane”, a voler indicare e definire il sistema di sussidi messo in piedi negli ultimi quarant’anni dagli Stati del Nord Africa e dai regimi arabi per mantenere il controllo sulla popolazione: incentivi e agevolazioni per l’acquisto “garantito” dei generi alimentari di prima necessità in cambio della rinuncia a diritti e rivendicazioni politiche.

Il meccanismo è stato più volte criticato dal presidente della Banca mondiale Robert Zoellick, che ha avvertito i Paesi abituati a fare ricorso ai sussidi sul pericolo concreto di provocare un rialzo generalizzato dei prezzi dei generi alimentari, a causa della generazione, sui mercati internazionali, di una domanda poco elastica, che non scende quando il prezzo sale e, quindi, rende sempre più costoso l’acquisto del grano.

Il risultato del circolo vizioso è che, nel secondo semestre del 2010, 44 milioni di persone nel mondo sono scese sotto la soglia di povertà. Sul banco degli imputati, però, da qualche tempo oltre agli autocrati medio orientali ci sono gli investitori istituzionali, accusati da più parti di ridurre alla fame grandi masse di popolazione a causa della speculazione sui titoli legati alle materie prime e ai generi alimentari. Ne è convinto, in particolare, John Vidal, giornalista del britannico The Observer, che in un recente articolo sul periodico londinese ha esposto le proprie argomentazioni.

I principali responsabili delle oscillazioni e dell’inflazione dei prezzi alimentari sono banche, fondi d’investimento e hedge fund” attacca Vidal. Ovvero, gli stessi soggetti messi alla gogna per aver provocato la crisi dei mutui negli Stati Uniti e che ora, secondo il giornalista inglese, starebbero cercando di rifarsi sulla pelle dei Paesi in via di sviluppo.

L’attività di speculazione sui generi alimentari è sempre esistita e, entro certi limiti, rappresenta anche un fattore positivo – spiega Vidal -. L’agricoltore, infatti, ha da sempre la necessità di tutelarsi contro i rischi climatici che mettono a repentaglio il raccolto e, per questo, è abituale la vendita dei prodotti al commerciante prima del raccolto, in maniera tale da assicurarsi l’entrata finanziaria e pianificare i nuovi investimenti. Il gioco ha funzionato ed è rimasto sano fino a che questa attività di interscambio è stata regolata da normative rigorose, funzionali a far sì che il prezzo dei generi alimentari rispecchiasse la reale dinamica della domanda e dell’offerta”.

Il passaggio, nello specifico, si è verificato all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, quando la regolamentazione dei mercati delle materie prime è stata progressivamente abolita a favore della sostituzione della normale compravendita con veri e propri titoli mobiliari, i futures, che possono essere scambiati anche tra operatori che nulla hanno a che fare con la produzione agricola.

E’ così che è nato il surreale mercato della speculazione alimentare, che ha reso il cibo una merce internazionale al pari di petrolio, oro e metalli preziosi” continuaVidal, che poi, a sostegno della propria tesi, porta una serie di esempi tratti da casi reali, come quello dell’hedge fund londinese Armajaro che qualche mese fa avrebbe fatto incetta di 240.000 tonnellate di semi di cacao, facendone schizzare il prezzo al livello più alto degli ultimi trent’anni.

Di fronte a questi dati – conclude il giornalista – viene il sospetto che se i prezzi dei beni di prima necessità è aumentato non lo si deve al fatto che i raccolti e le riserve sono scarsi, e nemmeno al rialzo delle quotazioni del greggio, quanto piuttosto alle reazioni a catena degli operatori che speculano sui mercati. Il punto è che in un contesto di questo genere è difficile distinguere tra mosse speculative e transazioni commerciali, e diventa quindi arduo prevedere cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi”.