2015: sarà un IT molto nuvoloso

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Daniele Berardi, Vice President Global Technology Services di IBM Italia, anticipa i trend che guideranno, da qui a 4 anni, lo sviluppo del cloud all’interno delle imprese | VIDEO

Siamo nel 2011 solo da poco più di tre mesi e alcuni megatrend sono emersi from scratch e consolidati nell’immaginario collettivo. Uno di questi è, naturalmente, il Cloud Computing, prova ne è che basta cercare queste parole con Google per rendersi conto del fenomeno. Non si può evitare l’immanenza e la pervasività di questo nuovo (ma non tanto) paradigma di elaborazione distribuita, che evoca risorse di elaborazione estese e diffuse come le particelle di vapore in una nuvola. Alla tematica sono continuamente dedicati decine di convegni; in Italia, senza alcun dubbio, quello che ha avuto maggiore successo è il Cloud Forum 2011, organizzato il 29 marzo a Milano scorso da The Innovation Group e che ha avuto come media partner MAT Edizioni (società editrice di Computer Business Review). Come ulteriore prova dell’interesse che il tema del cloud suscita, IBM ha recentemente condotto un developerWorks survey che ha coinvolto oltre duemila professionisti IT di tutto il mondo. I risultati hanno indicato che il 91% degli intervistati crede che il Cloud Computing supererà il computing “on premise” (in sede) come principale modalità di acquisizione delle risorse IT. Questa notizia non è tanto sorprendente, soprattutto per quanto riguarda IBM, che nel corso degli ultimi anni ha potenziato notevolmente il suo commitment nel cloud. Daniele Berardi, Vice President Global Technology Services di IBM Italia, ci parla del cloud nelle imprese e dei trend che ne guideranno lo sviluppo; in primo piano il tema della virtualizzazione e delle infrastrutture ibride.

Un’occasione di efficienza
“La nostra visione rispetto a quello che il cloud può rappresentare sul mercato dell’IT – osserva Berardi – tocca sia il tema dell’efficienza che quello dell’innovazione tecnico-organizzativa. Inizialmente, più che una riduzione dei costi, direi che è un’ottimizzazione degli investimenti perché, attraverso le soluzioni cloud, si può individuare qual è il miglior modello di sourcing per una determinata azienda in funzione di quelli che sono le aree applicative di workload che si stanno valutando”. Ma il punto più importante per IBM è il secondo. “Il vero valore di business del cloud – precisa Berardi – è la possibilità, per un’azienda, di avere accesso a soluzioni che, in maniera molto veloce, rapida, elastica e conveniente, permettono di realizzare e portare sul mercato, con tempi molto veloci, delle nuove soluzioni di business. Quindi, da questo punto di vista, con il cloud è possibile abilitare, in tempi rapidi e in modalità integrata, delle soluzioni che permettono di sviluppare modelli di business completamente nuovi. Entrambi i valori sono importanti, ma il secondo è, secondo me, quello più interessante e determinerà in futuro il successo delle soluzioni cloud”.

Una roadmap a misura d’impresa
La roadmap di adozione del cloud va pensata, valutata e analizzata principalmente per il fatto che i modelli oggi disponibili, e che IBM propone, sono diversi. “Partiamo dal modello più intuitivamente semplice per quelle che sono le grandi imprese – prosegue Berardi – che sono il modello di un private cloud. Si tratta di valutare, per un’azienda, qual è il miglior tempo di ritorno sull’investimento in un rinnovamento architetturale e strutturale. Quindi pensare a un cloud privato per un’azienda significa fare un planning e una decisione di investimento con dei ritorni che, alla fine della trasformazione, permetteranno di avere un’infrastruttura molto snella, semplice da gestire, semplificata, dinamica. Quindi è la roadmap principale che dovrebbe indirizzare i temi delle grandi aziende che hanno anche capacità di investimento significativo”.
La roadmap per le piccole-medie imprese invece è leggermente diversa: infatti qui si tratta, ancora una volta, di valutare e pianificare un’adozione che però è centrata (molto probabilmente per alcune aree come la collaboration, il desktop o il test and development) su delle soluzioni basate invece su dei cloud pubblici, che permettono a queste aziende, che spesso non hanno grandi capacità di investimenti in capitale, di avere a disposizione delle soluzioni in tempi brevi e con dei ritorni immediati, flessibilizzando anche molto quelli che sono i costi. “Per esempio, un obiettivo è la flessibilizzazione dei costi – aggiunge Berardi – che sono abbastanza allineati a quelle che sono le necessità e i picchi di lavoro, i carichi. Questa è secondo me una soluzione adatta a quelle che sono aziende di piccola e media dimensione. Il grande mercato potenziale del Cloud Computing oggi indirizza sia tematiche di aziende che tematiche di consumer. IBM lavora solo su soluzioni dedicate alle aziende perché questa è un po’ la nostra missione. Ormai la maturità del cloud è evidente e lo si percepisce direttamente quando si va ad analizzare il portafoglio delle offerte disponibili che possono essere acquistate già oggi”. Il ventaglio è ormai molto ricco, a partire dalle tecnologie (hardware, software di gestione) oppure a partire da quelle che sono le soluzioni integrate, non fosse altro per il fatto che dal 2007 IBM sta investendo nel cloud e ormai ha 400 delivery attive in tutto il mondo. È arrivato il momento di rendere operativi questi investimenti, non solo da parte di IBM, che è un provider, ma anche da parte dei clienti per le loro esigenze di sviluppo.

Le direttrici di sviluppo del cloud
“L’evoluzione la dobbiamo pensare in un futuro anche abbastanza lungo per quelli che sono i tempi delle economie moderne – commenta Berardi – IBM, per lo meno, traccia una strada di sviluppo sino al 2015; per quelle che sono le dinamiche del giorno d’oggi sono tempi abbastanza lunghi. Questo perché il cloud si svilupperà secondo un paio di direttrici. La prima, fondamentalmente, sarà nell’arricchimento all’interno del portafoglio d’offerta di soluzioni dedicate alle specifiche industrie: più questo tema si svilupperà e più ci sarà la possibilità di adozione, da parte di clienti appartenenti a queste industrie, di soluzioni che sono molto ben disegnate, pensate e costruite per le loro esigenze”. Si parla sempre di alcuni settori di workload, mai di soluzioni totalizzanti ma che indirizzano una fetta o una parte dell’infrastruttura IT. “L’altro punto evolutivo che secondo noi sarà sempre più importante nel futuro – afferma Berardi – sarà la possibilità di gestire delle strutture ibride. Questo significa che avere la possibilità di disporre di un’infrastruttura cloud privata, posseduta, ma poter beneficiare al massimo di quelle che sono le variabilità di carico, vorrà dire in futuro riuscire a integrare anche delle infrastrutture pubbliche. Oggi la sfida che questo fenomeno presenta è una sfida essenzialmente di gestione, di governance, che può essere allo stato attuale molto complessa”. IBM sta facendo grandi investimenti soprattutto sul layer di gestione, su quella piattaforma software che permetterà in futuro, in maniera “semplice”, di gestire delle infrastrutture che sono ibride e quindi sfruttando al meglio un investimento (eventualmente anche fatto di capitale e ritorno sullo stesso) ma integrando una scalabilità quasi infinita di queste infrastrutture che sono state realizzate e che, nonostante il termine “nuvola” sia un po’ impalpabile, sono molto, molto tangibili quando si vanno a vedere i data center, le tecnologie che sono installate, tutti i layer software che sono utilizzati. “Dietro al cloud – conclude Berardi – c’è molto IT reale, soprattutto per quelle aziende, come la nostra, che hanno fatto dell’investimento, negli ultimi anni soprattutto dedicato al cloud, uno stream di lavoro che tende a completare un’offerta in maniera autonoma (tecnologie hardware, software, servizi di realizzazione di gestione) proprio per avere un portfolio che è molto ben assortito e completo. È una cosa che difficilmente riesce ad altre aziende, che per arrivare allo stesso livello di completezza devono per forza adottare delle alleanze o accordi commerciali perché posseggono solo alcuni componenti del portfolio. Quindi queste due grandi direttrici saranno quelle che segneranno il passo nei prossimi anni, la strada da percorrere è ancora lunga però già oggi l’offerta esistente che si può acquistare, contrattualizzare e che promette contrattualmente livelli di servizio, security e così via, è di fatto una realtà”.
 

 Un impegno già da oggi
In occasione del primo Cloud Forum di San Francisco, IBM ha presentato alcuni nuovi servizi e tecnologie per il Cloud Computing che permettono alle aziende di creare nuovi valori di business, potenziare i processi di innovazione, ridurre i costi e aumentare la flessibilità, sia operativa che gestionale. Grazie a questi servizi e tecnologie di nuova generazione, le aziende saranno in grado di definire chiaramente le modalità di integrazione dei servizi cloud, pubblici o privati, nelle loro attività operative quotidiane. Nello specifico, le novità riguardano l’IBM Smart Business Cloud (la nuova versione della piattaforma cloud, di classe enterprise, che consente l’ottimizzazione dei costi e la scalabilità del cloud pubblico, oltre alla sicurezza, all’affidabilità e ai servizi di supporto di un ambiente privato) e l’IBM Cloud Workload Deployer, il nuovo software per sviluppare e integrare, con rapidità ed efficienza, i servizi di Cloud Computing. Dulcis in fundo, segnaliamo che, secondo le previsioni di IBM, il cloud genererà sette miliardi di dollari di fatturato entro il 2015 (… che giustifica ampiamente ogni commitment sulla tematica).