La BI diventa agile

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Leslie Bonney, Chief Operating Officer di QlikTech, e Massimo San Giuseppe, Presidente e Socio fondatore di QlikView Italy, illustrano i punti differenzianti di un’offerta che sul mercato ha capovolto l’approccio tecnologico e metodologico all’analisi dei dati

All’interno delle aziende è sempre più diffusa la richiesta di strumenti in grado di mettere gli information worker nella condizione di esplorare velocemente i dati per operare le corrette decisioni di business. Una domanda pressante, che spinge a un capovolgimento d’approccio dei tool di intelligence, chiamati a spostare il controllo delle informazioni dalle mani di una élite preposta alla creazione di analisi a quelle di interi gruppi di lavoro, reparti o addirittura business unit. Proprio su questo approccio capovolto, QlikTech ha costruito da sempre la propria offerta, oggi nella condizione migliore per intercettare una domanda di mercato spesso insoddisfatta da parte dei cosiddetti tool tradizionali. Computer Business Review Italy ha incontrato Leslie Bonney, Chief Operating Officer della società, e Massimo San Giuseppe, Presidente e socio fondatore di QlikView Italy, per capire come l’offerta dell’azienda differisca veramente da quella dei competitor e quali siano i driver tecnologici in questo segmento di mercato.

 

QlikTech considera la propria offerta fortemente innovativa sul mercato. Quali sono gli aspetti di rottura rispetto ai competitor e in che modo riuscite a conferire nuove importanti capacità alla Business Intelligence?
Leslie Bonney
: La nostra offerta differisce dall’offerta dei competitor non solo per aspetti tecnologici, ma anche e soprattutto metodologici. Innanzitutto la piattaforma QlikView Business Discovery è in grado di garantire un approccio agile e flessibile all’analisi dei dati, conferendo loro il giusto valore tramite interfacce semplici e dirette. Questo aspetto ben risponde al processo in corso di consumerizzazione del software, che, spingendo a una maggiore semplicità d’utilizzo delle applicazioni, impone loro anche una velocizzazione nei tempi di elaborazione e una “democratizzazione” degli strumenti disponibili per offrili all’intero contesto aziendale. La possibilità di creare analisi da parte di qualunque dipendente significa, però, renderle anche accessibili ovunque l’utente si trovi: in magazzino, presso il cliente o in un punto vendita. Per questo la nostra soluzione supporta appieno la mobilità, spingendosi fino agli iPad e a tutti i tablet attualmente disponibili. Un aspetto particolarmente innovativo della nostra offerta è poi la tecnologia di ricerca associativa in-memory che permette agli utenti di non dover rispettare necessariamente un percorso obbligato di domande, chiedendo, invece, in modo libero ciò di cui necessita l’utente, per eseguire analisi flessibili in ogni direzione e non esclusivamente in modalità top-down come avviene con i software tradizionali.

 

Quali sono i mercati d’elezione delle vostre soluzioni e in quali segmenti avete la maggiore diffusione?
Leslie Bonney:
Le nostre soluzioni non sono ottimizzate per specifici mercati o classi dimensionali d’azienda. Implementabile on premise o in the cloud, QlikView Business Discovery può essere utilizzata, infatti, con profitto dal singolo utente fino alle grandi multinazionali. In generale, comunque, la diffusione della nostra offerta risulta maggiore nel settore dei servizi finanziari, del retail e in ambito manifatturiero: una presenza che a nostro avviso è più dovuta alla propensione agli investimenti e alla disponibilità economica di questi settori che non a caratteristiche specifiche delle nostre soluzioni. C’è comunque un aspetto che vale la pena sottolineare, ossia come un’industry tradizionalmente restia a cambiamenti tecnologici “rivoluzionari”, come il mondo bancario, abbia deciso di uscire dai soliti nomi del mercato BI, introducendo uno strumento fortemente innovativo come QlikView per riuscire finalmente a risolvere problematiche specifiche.

 

Chi è di norma il vostro interlocutore all’interno delle aziende e come riuscite a guadagnare spazio all’interno di un mercato dominato da colossi?
San Giuseppe
: Normalmente, all’interno delle aziende, è la parte business a spingere nella nostra direzione i responsabili IT, di solito restii ad allargare il numero dei fornitori. Talvolta può, però, accadere che sia lo stesso staff IT a contattarci, consapevole dell’urgente necessità di una modernizzazione tecnologica per una sua trasformazione in ottica di maggiore servizio al business. In generale, il banco di prova è rappresentato dalla richiesta di un proof of concept in grado di fornire la soluzione a un problema molto specifico, rimasto irrisolto ricorrendo agli strumenti di BI tradizionale. Problemi che di norma risolviamo con tempistiche veloci, garantendo un livello di performance decisamente elevato. Nel caso del finance questo secondo punto risulta particolarmente apprezzato, soprattutto in considerazione della mole di dati disponibili, della loro provenienza da fonti diverse e della necessità di operare merge con strumenti altamente flessibili.

 

Quali sono, secondo QlikTech, le frontiere della nuova Business Intelligence, le tendenze che guideranno da qui a cinque anni lo sviluppo applicativo del settore?
Leslie Bonney: Sono tanti i trend di cui la Business Intelligence deve tenere conto per continuare a innovare nella direzione giusta. Il primo di tutti è sicuramente rappresentato dalla mobility, che attraverso il form factor del tablet ha aperto definitivamente grandi opportunità alle piattaforme portatili in ambito business, facendo superare i limiti intriseci agli smartphone. C’è, poi, il trend dato dalla consumerizzazione del software, che sta offrendo agli utenti, nella loro quotidianità privata, la possibilità di accedere alle informazioni in modo sempre più veloce e immediato. Questa è una spinta che sta arrivando in modo sempre più pressante all’interno delle aziende, chiamate ad attivarsi per garantire soluzioni tecnologiche dalle funzionalità “Google inside”. Infine, c’è il grande tema della Business Collaboration. All’interno delle imprese, infatti, sempre più spesso le persone prendono decisioni insieme. È quindi fondamentale creare community dentro le aziende e in questo gli strumenti di Business Intelligence possono dare una mano, rendendo possibile la condivisione e la collaborazione tra gli utenti nella ricerca e nell’analisi dei dati. Oltre agli ambienti collaborativi, sono poi da tenere in considerazione anche quelli sociali. Per quanto riguarda la nostra offerta, stiamo quindi facendo evolvere QlikView anche nella direzione della Reputation Analysis, analisi rese particolarmente complesse dal fatto che i dati su cui si lavora non sono strutturati: oggi, pur non disponendo di un motore semantico, siamo già in grado di costruire applicazioni che analizzano il feeling delle informazioni ricercate.

 

Secondo QlikTech, quale prospettiva può avere l’offerta Open Source in questo settore? Pensate possa diventare una valida alternativa alla BI tradizionale?
San Giuseppe
: Non credo ci sia spazio per un’offerta Open Source in ambito Business Intelligence. I clienti sanno bene che il Total Cost of Ownership delle soluzioni non è solo una questione di acquisto, ma anche e soprattutto di manutenzione. L’Open Source ha, quindi, possibilità di guadagnare spazio in quei segmenti di mercato in cui le tecnologie sono ormai considerate delle commodity. Al contrario, la Business Intelligence è un settore ancora ad elevato tasso d’innovazione, che richiede integrazioni continue e manutenzioni costanti e difficili. Penso quindi sia improbabile, quindi, che questa modalità di sviluppo abbia mercato.
 

 Una Business Intelligence user-driven
Fondata a Lund (in Svezia) nel 1993, QlikTech opera nel segmento della Business Intelligence con un’offerta sviluppata attorno al concetto di user-driven experience. L’azienda, che nel 2010 si è quotata al Nasdaq con un collocamento particolarmente brillante per prestazione finanziaria, vanta da quattro anni a questa parte un tasso di crescita mondiale attorno al 50%, che le ha fatto chiudere l’ultimo anno fiscale con un fatturato complessivo pari a 226 milioni di dollari. Ai risultati raggiunti hanno contribuito soprattutto Stati Uniti ed Europa Occidentale, una geografia, quest’ultima, che da sola genera il 61% del business di QlikTech. Complessivamente sono 17.000 i clienti della società, un numero in costante crescita che, assieme al numero di nuove licenze attivate l’anno scorso, testimonia lo stato di salute dell’azienda. Nella sola Italia, i clienti sono circa 3.000, 1.000 dei quali acquisiti nel 2010. Tra le referenze si distinguono Alessi, Azienda Ospedaliera di Padova, Banca Popolare di Sondrio, Danone, Gas jeans, H3G, alcuni istituti universitari e amministrazione pubbliche.