Ubi Pramerica: “La strada del rendimento guarda a Est”

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Andamento dei mercati obbligazionari mondiali, opportunità dall’Eurozona e analisi delle economie dei Paesi emergenti. Sono i tre grandi temi di cui Emilio Franco, responsabile investimenti di Ubi Pramerica Sgr, ha discusso con Fbr in occasione dell’ultima edizione del Salone del Risparmio

Quale eredità lascia il 2010 agli investitori?

Come avevamo previsto non c’è stata l’impetuosa ripresa su scala globale che molti esperti si attendevano. Solo i Paesi emergenti hanno mostrato tale dinamica, mentre le aspettative di accelerazione generalizzata si sono rivelate frutto di fattori poco sostenibili e di bassa qualità.

 

Cosa c’è da aspettarsi dal 2011?

 

Lo scenario centrale è improntato a una crescita mondiale non omogeneamente distribuita. I Paesi emergenti resteranno su un sentiero di rapida espansione, mentre per il mondo sviluppato è prevedibile una moderata crescita economica abbinata a disoccupazione elevata. Di conseguenza i tassi di interesse rimarranno su livelli contenuti per un prolungato periodo di tempo. In Europa le misure di austerità fiscale produrranno effetti negativi sul piano reale e su quello del consenso politico ai governi in carica.

 

Quali potrebbero essere le idee per investimenti proficui in un simile scenario?

 

Posto che non esistono orientamenti di investimento validi per tutti, è comunque possibile individuare delle linee guida generali. In particolare, sulle obbligazioni governative il nostro approccio sarà tattico, con una preferenza per i titoli dell’area Euro di Italia e Germania. Per quanto riguarda il mondo del debito corporate, invece, riteniamo intelligente sia l’esposizione verso gli emittenti ad alto merito di credito che a quelli ad alto rendimento, fuori e dentro l’area Euro, ma con una preferenza per i Paesi emergenti, per i quali ci aspettiamo un tendenziale e progressivo apprezzamento valutario. Infine, lato mercati azionari, privilegiamo un’esposizione più bilanciata, con strategie focalizzate sul valore e sulla capacità di distribuzione dei dividendi nell’Eurozona e un atteggiamento più neutrale rispetto agli Usa. Anche in questo caso, però, la grande promessa arriva dai mercati dell’Asia, soprattutto l’area del Pacifico.