Ibm is on the cloud

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Dall’intervista rilasciata da Daniele Berardi di Ibm a Roberto Masiero in occasione dell’ultimo convegno di Innovation Group emerge il profondo interesse di Big Blue per la nuvola, giustificato dalle potenzialità, ancora ampiamente inespresse, del paradigma tecnologico

Siamo nel 2011 solo da poco più di tre mesi e già alcuni megatrend si sono scolpiti a chiare lettere nell’immaginario collettivo. Uno di questi è, naturalmente, il cloud computing, prova ne è che basta cercare queste parole su Google per rendersi conto del fenomeno. Non si può non notare l’immanenza e la pervasività del nuovo (ma non tanto) paradigma di elaborazione distribuita, evocato dall’argomento di ricerca (risorse di elaborazione estese e diffuse come le particelle di vapore in una nuvola). Alla tematica sono continuamente dedicati decine di convegni; in Italia, senza alcun dubbio, quello che ha avuto maggiore successo è il Cloud Forum 2011, organizzato il 29 marzo scorso da The Innovation Group.

Come ulteriore prova dell’interessa che suscita, IBM ha recentemente condotto una developerWorks survey, che ha coinvolto oltre 2.000 professionisti IT di tutto il mondo: i risultati hanno indicato che il 91% degli intervistati crede che il cloud computing supererà il computing “on premise” come principale modalità di acquisizione delle risorse IT, Questa notizia non è tanto sorprendente, soprattutto per quanto riguarda Big Blue, che nel corso degli ultimi anni ha potenziato notevolmente il suo commitment nel cloud computing.

La conferma di questo orientamento strategico viene, in particolare, da un’intervista che Daniele Berardi, Vice President Global Technology Services, IBM Italia, ha concesso a Roberto Masiero, Fondatore e Amministratore Delegato di The Innovation Group. Data l’autorevolezza dei due personaggi, non era possibile perdere l’occasione di videoregistrare questa intervista – che può essere visionata all’indirizzo http://tv.fbritaly.it/ – riportando, nel seguito, la trascrizione del colloquio.

 

Il cloud computing può essere, da una parte, una grande occasione di efficienza e di riduzione dei costi, ma anche, dall’altra, di innovazione tecnico-organizzativa delle imprese. Qual è la vostra visione in merito?

 

La nostra visione rispetto a quello che il cloud può rappresentare sul mercato dell’IT tocca entrambi i punti citati. Inizialmente, più che una riduzione dei costi, direi che è un’ottimizzazione degli investimenti perché, attraverso le soluzioni cloud, si può individuare qual è il miglior modello di sourcing per una determinata azienda in funzione di quelli che sono le aree applicative di workload che si stanno valutando. Il secondo punto, che per me è più importante, è che il vero valore di business del cloud è la possibilità, per un’azienda, di avere accesso a soluzioni che, in maniera molto veloce, rapida, elastica e conveniente, permettono di realizzare e portare sul mercato, con tempi molto molto veloci delle nuove soluzioni di business. Quindi, da questo punto di vista, [è possibile] abilitare, in tempi rapidi e in modalità anche integrata, delle nuove soluzioni che permettono di sviluppare dei modelli di business completamente nuovi. Entrambi i valori sono importanti, ma il secondo è – secondo me – quello più interessante e determinerà in futuro il successo delle soluzioni cloud.

 

Quindi si ha una forte valenza innovativa e di impatto rispetto alla business transformation delle imprese. A questo proposito, qual è la road map che voi proponete per le imprese, sia per le large enterprise, da una parte, che per le piccole e medie imprese?

 

La road map di adozione del cloud va pensata, va valutata e analizzata principalmente per il fatto che i modelli di cloud oggi disponibili e che IBM propone sono diversi. Partiamo dal modello più intuitivamente semplice per quelle che sono le grandi imprese, che sono il modello di un prime cloud. Si tratta di valutare, per un’azienda, qual è il miglior tempo di ritorno sull’investimento in un rinnovamento architetturale e strutturale. Quindi pensare a un cloud privato per un’azienda significa fare un planning e una decisone di investimento con dei ritorni che, alla fine della trasformazione, permetteranno di avere un’infrastruttura molto snella, semplice da gestire, semplificata, dinamica. Quindi è la road map principale che dovrebbe indirizzare i temi delle grandi aziende che hanno anche capacità di investimento significativo. La road map per le piccole-medie imprese invece è leggermente diversa: infatti qui si tratta, ancora una volta, di valutare e pianificare un’adozione che però è centrata – molto probabilmente per alcune aree come la collaboration, il desktop o il test and development – su delle soluzioni basate invece su dei cloud pubblici, che permettono a queste aziende, che magari non hanno grandi capacità di investimenti in capitale, di avere a disposizione delle soluzioni in tempi brevi e con dei ritorni immediati, flessibilizzando anche molto quelli che sono i costi. Per esempio, [la flessibilizzazione dei] costi che sono abbastanza allineati a quelle che sono le necessità e i picchi di lavoro, i carichi: [questa] è secondo me una soluzione adatta a quelle che sono aziende di piccola e media dimensione. Il grande mercato potenziale oggi indirizza sia tematiche di aziende che tematiche di consumer. IBM lavora solo su soluzioni dedicate alle aziende perché questa è un po’ la nostra missione. Ormai la maturità del cloud è evidente e lo si percepisce direttamente quando si va ad analizzare quello che è il portafoglio delle offerte disponibili che possono essere “acquistate” già oggi. E’ ormai molto ricco a partire dalle tecnologie (tecnologie hardware, software di gestione) oppure a partire da quelle che sono le soluzioni integrate, non fosse altro per il fatto che dal 2007 IBM sta investendo nel cloud e ormai ha 400 delivery attive in tutto il mondo. E’ arrivato il momento di rendere operativi questi investimenti, non solo da parte di IBM, che è un provider, ma anche da parte dei clienti per quelle che sono le loro esigenze di sviluppo.

 

Qual è la vostra visione sull’evoluzione futura del cloud?

 

L’evoluzione la dobbiamo pensare in un futuro anche abbastanza lungo per quelli che sono i tempi delle economie moderne. IBM, per lo meno, traccia una strada di sviluppo sino al 2015; per quelle che sono le dinamiche del giorno d’oggi sono tempi abbastanza lunghi. Questo perché il cloud si svilupperà secondo un paio di direttrici. La prima, fondamentalmente, sarà nell’arricchimento all’interno del portafoglio d’offerta di soluzioni dedicate alle specifiche industrie: più questo tema si svilupperà e più ci sarà la possibilità di adozione, da parte di clienti appartenenti a queste industrie, di soluzioni che sono molto ben disegnate, pensate e costruite per le loro esigenze.

 

Quale cloud per quale settore di industry?  

 

Con alcune soluzioni per settore di industry. Parliamo sempre di alcuni settori di workload, mai soluzioni totalizzanti ma che indirizzano una fetta o una parte dell’infrastruttura IT. L’altro punto evolutivo che secondo noi sarà sempre più importante nel futuro sarà la possibilità di gestire delle strutture ibride. Questo significa che avere la possibilità di disporre di un’infrastruttura cloud privata, posseduta, ma poter beneficiare al massimo di quelle che sono le variabilità di carico, vorrà dire in futuro riuscire ad integrare anche delle infrastrutture pubbliche. Oggi la sfida che questo fenomeno presenta è una sfida essenzialmente di gestione, di governance, che può essere allo stato attuale molto molto complessa. Grandi investimenti sta facendo IBM soprattutto sul layer di gestione, su quella piattaforma software che permetterà in futuro, in maniera “semplice” (semplice tra virgolette!), di gestire delle infrastrutture che sono ibride e quindi sfruttando al meglio un investimento – eventualmente anche fatto di capitale e ritorno sullo stesso – ma integrando una scalabilità quasi infinita di queste infrastrutture che sono state realizzate e che, nonostante il termine “nuvola” sia un po’ impalpabile, sono molto, molto tangibili quando si vanno a vedere i data center, le tecnologie che sono installate, tutti i layer software che sono utilizzati. Dietro al cloud c’è molto IT reale, soprattutto per quelle aziende, come la nostra, che hanno fatto dell’investimento, negli ultimi anni soprattutto dedicato al cloud, uno stream di lavoro che tende a completare un’offerta in maniera autonoma (tecnologie hardware, software, servizi di realizzazione di gestione) proprio per avere un portfolio che è molto ben assortito e completo. E’ una cosa che difficilmente riesce ad altre aziende, che per arrivare allo stesso livello di completezza devono per forza adottare delle alleanze o accordi commerciali perché posseggono solo [alcuni] componenti del portfolio. Quindi queste due grandi direttrici saranno quelle che segneranno il passo nei prossimi anni, la strada da percorrere è ancora lunga però già oggi l’offerta esistente che si può acquistare, contrattualizzare e che promette contrattualmente livelli di servizio, security e così via, è di fatto una realtà

 

Commitment

 

Giusto per concludere, riportiamo che, in occasione del primo Cloud Forum di San Francisco, IBM ha presentato alcuni nuovi servizi e tecnologie per il cloud computing che permettono alle aziende di creare nuovi valori di business, potenziare i processi di innovazione, ridurre i costi e aumentare la flessibilità, sia operativa che gestionale. Grazie a questi servizi e tecnologie di nuova generazione, le aziende saranno in grado di definire chiaramente le modalità di integrazione dei servizi cloud, pubblici o privati, nelle loro attività operative quotidiane, Nello specifico, le novità riguardano l’IBM Smart Business Cloud – la nuova versione della piattaforma cloud, di classe enterprise, che consente l’ottimizzazione dei costi e la scalabilità del cloud pubblico, oltre alla sicurezza, all’affidabilità e ai servizi di supporto di un ambiente privato – e l’IBM Cloud Workload Deployer, il nuovo software per sviluppare e integrare, con rapidità ed efficienza, i servizi di cloud computing. Dulcis in fundo, segnaliamo che, secondo le previsioni di IBM, il cloud genererà 7 miliardi di dollari di fatturato entro il 2015 (… che giustifica ampiamente ogni commitment sulla tematica).