Dal disordine ecco l’innovazione

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Per la crescita dei sistemi, disporre di soluzioni integrate per la gestione e l’archiviazione delle informazioni è fondamentale

L’Introduzione al pensiero complesso di Edgar Morin propone una riflessione, scritta nel 1993, che oggi, in epoca di Cloud Computing, di approcci integrati all’ICT, ha tutto il sapore di un monito. Scrive infatti Morin: “ C’è un sistemismo fecondo che porta in sé un principio di complessità; c’è un sistemismo vago e piatto, fondato sulla ripetizione di alcune verità principali rese asettiche che non riusciranno mai a diventare operanti; c’è infine la system analysis che è il corrispondente sistemico dell’engineering cibernetico, ma molto meno affidabile, che trasforma il sistemismo nel suo contrario, vale a dire, come indica il termine analisi, in operazioni riduttive”. Una tassonomia pragmatica, che mette in guardia dai due estremi: visione olistica e visione riduttiva.

Centralità di informazione e disordine
Nella teoria dei sistemi la nozione d’informazione, è nozione “nucleare ma problematica”. Fu Brillouin, scrive sempre Morin, a sottolineare le similitudini tra l’equazione di Shannon e quella dell’entropia. Informazione ed entropia negativa si equivalgono; l’entropia cresce al decrescere dell’informazione ma l’entropia negativa non è altro che lo sviluppo dell’organizzazione e della complessità. Immaginiamo di applicare questa visione al cloud o ai Social Network; questi strumenti sono adatti a dimostrare questa teoria? Per adesso aiutano solo a convergere sull’osservazione di Morin secondo cui l’informazione è un concetto problematico, non una soluzione, un concetto indispensabile, niente affatto “delucidato e delucidante”. Contestualizzando queste considerazioni nella quotidianità aziendale, le informazioni servono se portano all’azione, se permettono di concretizzare la strategia, che non è un programma di stampo deterministico ma un approccio per scenari, destinati a essere modificati e integrati in funzione delle informazioni emerse nel corso delle azioni. Per crescere, per innovare, le aziende hanno bisogno tanto di ordine che di disordine; Morin è ancor più lapidario “il disordine costituisce la risposta inevitabile, necessaria e spesso anche feconda al carattere sclerotizzato, schematico, astratto e semplificante dell’ordine”.

Misurare l’innovazione
Se si sviluppasse un sistema di metriche capace di “catturare” l’entropia delle aziende e misurare di conseguenza le potenzialità innovative delle organizzazioni, si avrebbe uno strumento davvero proattivo capace di intuire la creatività delle imprese. Nel frattempo, si dispone di molti indici che permettono di fotografare le attitudini innovative di Paesi e relativi sistemi produttivi. Lo scorso ottobre l’Europa ha messo in campo l’Innovation Union Scoreboard; il nuovo tool è concepito per monitorare l’implementazione della strategia Europa 2020, offrendo un’analisi comparata delle performance innovative dei 27 Paesi, a cui si affiancano Croazia, Serbia, Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera. Tre le categorie principali scelte per raggruppare gli indicatori misurati: enablers ovvero i pilastri fondanti da cui dipende l’innovazione; firm activities ovvero le attività che evidenziano quanto siano dinamiche le imprese; infine output da cui dipende la traduzione in benefici delle idee innovative.
In funzione dei risultati raggiunti, tradotti in punteggio, il tool individua quattro categorie. Sono leader nell’innovazione Danimarca, Finlandia, Germania, Svezia; questi Paesi hanno un punteggio superiore del 20% alla media europea; sono follower Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Slovenia, Regno Unito; sono innovatori moderati Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna; infine sono innovatori modesti Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania. Il confronto UE27 con le economie Bric restituisce un quadro delicato; benché l’Europa mantenga prestazioni superiori a India e Russia, Brasile e Cina hanno già il fiato sul collo dell’Unione.

Catturare “idee che funzionano”
Qualche anno fa il World Economic Forum dedicò all’innovazione (tradotta dall’Ocse come “idee che funzionano”) il suo tradizionale incontro annuale di Davos. Proprio cloud e Social Network potrebbero dimostrarsi gli strumenti adatti per catturare queste idee, frutto non solo di aziende e sistemi strutturati ma anche di quel “disordine creativo” a cui ci richiama Morin. Da questo punto di vista funzionano molto bene anche strumenti più tradizionali, come i concorsi. Gli esempi europei sono numerosi; cito il Watt d’Or, organizzato dall’Ufficio Federale dell’Energia della Confederazione Elvetica, concepito per identificare e premiare i progetti innovativi nell’ambito della sostenibilità ambientale. Il Watt d’Or fa leva soprattutto sull’inventiva e la creatività dei cittadini, capaci di lavorare in rete tra loro e con le istituzioni; una volta costruita, la rete si alimenta degli apporti di tutti e viene traghettata quanto prima verso la piena autonomia. La scelta di non attribuire premi in denaro è proprio un modo per spronare all’autonomia, alla capacità di costruire il nuovo all’interno di progetti imprenditoriali che la Pubblica Amministrazione riconosce e valorizza in termini di conoscenza condivisa, perché la sfida più complessa è proprio quella della disseminazione delle competenze. Nel 2011 il trofeo “Watt d’Or” è stato assegnato, per la categoria società, all’iniziativa congiunta della società Servizi Industriali di Ginevra e del Comune di Vernier, impegnati in un’opera capillare di informazione porta a porta in un complesso di edilizia popolare; con una serie di iniziative di incentivazione e soprattutto una serie di corsi di riqualificazione professionale destinati agli stessi abitanti, il risparmio energetico è diventato un modo per risparmiare denaro e accrescere la propria cultura e le proprie opportunità nella società.

Innovare con gli asset IT
Se l’informazione è il “concetto indispensabile, non la soluzione” per la crescita e lo sviluppo dei sistemi, disporre di sistemi integrati per la captazione, la gestione e l’archiviazione è fondamentale. Saper valutare il livello di maturità dei propri sistemi informativi diventa una priorità di CEO e CIO. Gartner ha sviluppato l’ITScore, un nuovo modello di valutazione degli asset IT che identifica le criticità dei sistemi alla luce delle interdipendenze che caratterizzano l’IT contemporanea. Si lavora su più livelli, nell’ambito di strategia, tattica e operatività per verificare, a fronte di un sistema di condizioni al contorno, la corrispondenza tra attese, aspettative, requisiti e risultati effettivamente conseguiti. Una volta attribuita una definizione condivisa di maturità dell’IT si procede all’analisi sistematica di discipline e comportamenti che caratterizzano la vita delle imprese. Il modello proposto riconosce una scala a cinque livelli; il primo concepisce l’IT come mero strumento per rendere efficiente il business; il secondo prevede l’uso della tecnologia a supporto degli obiettivi di business, concentrando l’attenzione su tool e servizi erogati. Nel terzo livello l’IT diventa strumento di miglioramento e arricchimento delle attività e dei processi produttivi; al quarto livello il focus è sulla differenziazione, perché l’IT consente di sostenere il vantaggio competitivo, orientando l’azione verso il nuovo; infine, al quinto livello, IT e business si compenetrano, usando la tecnologia come strumento attivo di cambiamento organizzativo e culturale.