I servizi nel cloud

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Adam, PaaS e Gamification: modelli di delivery per servizi multidimensionali in cui l’azienda è il soggetto che sceglie e usa solo in funzione delle proprie necessità

Adam, un acronimo ormai consolidato, utilizzato già da qualche anno per indicare l’Alternative Delivery and Acquisition Model; si tratta di modelli di delivery dei servizi IT inediti, non tradizionali già comparsi sul mercato ma ancora fenomeno di nicchia; nel 2008 Gartner stimava che dal 2012 il fenomeno avrebbe coinvolto il 25% dell’IT. Se tre anni fa l’attenzione si concentrava soprattutto sull’as a Service, oggi è il cloud a catalizzare interessi e analisi. I dati però parlano chiaro; la combinazione dei due fenomeni ha fatto sì che negli ultimi anni il 97,5% del mercato IT sia stato costretto a rivedere i propri modelli di delivery; gli Adam, infatti, offrono vantaggi interessanti, tra cui la possibilità di raggiungere un numero crescente di PMI, tuttora escluse dall’offerta di servizi su misura, che non siano invece il frutto di ridimensionamenti di prodotti per grandi aziende.

2011: l’anno del PaaS
A oggi, la globalizzazione ha già cambiato in profondità il mercato dei servizi IT; i fornitori hanno sviluppato competenze più profonde, hanno ampliato il proprio raggio di influenza geografica; al tempo stesso, i clienti, pur con diversi livelli di convinzione, si sono spostati verso il modello globale di sourcing. Alla base di questa rivoluzione c’è il concetto di Service, applicato alla piattaforma, alle infrastrutture, al software, alle applicazioni. Il Software as a Service, per esempio, è un’applicazione di proprietà di uno o più fornitori, coinvolti nel rilascio e nell’amministrazione della stessa, sulla base di un set di codici comuni e definizione dei dati fruiti in base a un modello “uno a molti”, con contratti pay-for-use o abbonamenti costruiti sulle metriche d’uso. Accanto al SaaS ci sono molti altri concetti correlati; tra questi l’IT Utility ovvero l’infrastruttura condivisa, aperta, flessibile, standardizzata, virtualizzata, automatizzata e scalabile. Gartner si aspetta che il 2011 sia l’anno della Platform as a Service, l’anno in cui i principali fornitori proporranno nuove piattaforme per servizi e applicazioni già predisposte per il cloud, vere e proprie suite. Quando si parla di PaaS il riferimento comune è a quello “strato” di tecnologia cloud dell’architettura informativa che contiene tutti i servizi infrastrutturali delle applicazioni, in altri contesti conosciuto come middleware. La Platform as a Service è lo strato intermedio del pacchetto di software nel cloud; è la tecnologia che permette agli strati più profondi dell’infrastruttura di sistema (sistemi operativi, virtualizzazione, storage) di comunicare con il software delle applicazioni. Secondo Gartner nei prossimi cinque anni l’adozione del PaaS nella maggior parte delle organizzazioni di medie e grandi dimensioni porterà a una completa transizione verso il Cloud Computing che, a sua volta, si trova tuttora nella fase iniziale, in cui standard, buone pratiche, ingegnerizzazione del software non sono ancora state completate; un’occasione in più per i nuovi fornitori di software che troveranno nuovi ambiti di crescita. Nei prossimi anni, lo spazio ora ancora frammentato e incerto dell’infrastruttura cloud è destinato a una rapida crescita, grazie all’innovazione tecnologica e di business. L’“as a Service” e il cloud insieme, gli Adam di nuova generazione, offrono un vantaggio interessante: distribuiscono parte del rischio sul fornitore (a differenza dei modelli tradizionali che caricano i rischi interamente sul cliente) e, soprattutto, permettono di testare e provare implementazioni pilota prima di passare all’implementazione finale.

Il Service che trasforma l’IT
Rileggere l’IT in chiave di servizio significa trasformare gli approcci più tradizionali; il Business Process Outsourcing, per esempio, è sempre più Business Process Utility; il fornitore diventa cioè l’esperto del processo, che propone soluzioni personalizzate con le logiche dell’outsourcing; si tratta in genere di soluzioni di business process management proposte con una piattaforma tecnologica one-to-many e l’infrastruttura Real Time, necessaria per governare la complessità e garantire la condivisione dell’IT tra clienti, unità di business e applicazioni diverse, con politiche del business e Service Level Agreement che ne guidano la razionalizzazione e l’ottimizzazione. Dopo quindici anni di sostanziale stagnazione nello sviluppo di nuove modalità di rilascio del software e dei modelli di licenza, l’ingresso del servizio sta dimostrando di giocare un ruolo sostanziale, riscrivendo le abitudini d’uso e i criteri di progettazione del software. Il servizio trasforma le modalità di fruizione; soprattutto, rivoluziona le modalità di acquisizione e di selezione forzando anche gli outsourcer a riposizionarsi come fornitori industrializzati (e specializzati) di servizi IT. Il multisourcing è sempre più Global Sourcing. Tutto ciò spinge verso una crescente convergenza tra fornitori tradizionali e fornitori offshore, alla ricerca di nuove strategie competitive con investimenti per l’ampliamento delle proprie aree di influenza geografica, della gamma dei servizi offerti, del potenziamento delle capacità di consulenza. Al tempo stesso, i fornitori tradizionali, pur non rinunciando alla propria vocazione regionale, delocalizzano attività di back office nei paesi tradizionali dell’offshore e del nearshore, Cina, India, Brasile, Europa dell’Est, per contenere l’erosione della base clienti. Se per i modelli tradizionali di delivery vale il principio “My factory, my way”, per gli Adam vale il principio “your factory, your way”. Si tratta di una vera e propria inversione del paradigma di comunicazione: l’azienda è il soggetto che sceglie e usa solo in funzione delle proprie necessità.

Gamification
C’è una nuova dimensione del Service che si va diffondendo; è quella ludica; Gamification significa utilizzare i meccanismi del gioco in contesti non ludici, come il marketing, l’innovazione, la formazione, la salute, la gestione del cambiamento. Come osserva Gartner, la tendenza al Gamification permette di educare clienti e concorrenti e di collaborare nella valutazione delle opportunità interne ed esterne all’organizzazione. Tra gli obiettivi ci sono la capacità di raggiungere livelli di coinvolgimento, il potenziamento dell’attitudine al cambiamento dei comportamenti, la capacità di promuovere l’innovazione. Potenziare la dimensione ludica del Service, inoltre, permette di aumentare la velocità del feedback per mantenere alto il coinvolgimento, chiarire obiettivi e regole del gioco, costruire un processo narrativo che dia spazio ai protagonisti. Là dove i giochi tradizionalmente modellano il mondo reale, le organizzazioni IT devono ora cogliere l’opportunità che permette al mondo reale di emulare i giochi; agli architetti IT si chiede proprio di contribuire allo sviluppo di specifiche strategie in cui il gioco abbia un ruolo nello sviluppo degli scenari di pianificazione. A questo proposito Gartner segnala un esempio che sta facendo scuola; si tratta del Dipartimento del Lavoro e delle Pensioni del Regno Unito a cui si deve la creazione di un gioco concepito per stimolare l’innovazione di idee e processi; si chiama Idea Street e coinvolge 120.000 persone. Si tratta di una piattaforma sociale collaborativa con l’aggiunta di meccanismi tipici del gioco; nei primi 18 mesi di esercizio Idea Street ha coinvolto oltre 4500 utenti, generando 1400 idee innovative di cui 63 giudicate idonee all’implementazione.