Rinnovabili, dopo la riforma del Conto Energia cambia l’accesso al credito

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L’81% degli istituti bancari nazionali promuovono finanziamenti verdi

Diciamoci subito la verità: questo non è certo il momento migliore per chiedere alla propria banca un finanziamento per poter installare dei pannelli fotovoltaici sopra i tetti dei propri capannoni. Da quando il Governo ha annunciato lo scorso febbraio la revisione del terzo Conto energia, ovvero degli incentivi statali riconosciuti alla produzione di elettricità da solare, gli istituti di credito hanno chiuso dappertutto i propri rubinetti in attesa di conoscere le esatte caratteristiche del nuovo sistema di incentivazione (al momento della stesura dell’articolo ancora oggetto di trattativa tra Governo e operatori, ndr). In ogni caso, anche prima di questa estenuante querelle sugli incentivi, l’accesso al credito era uno dei temi più sentiti da parte degli operatori delle rinnovabili, che lamentavano un’eccessiva rigidità da parte delle banche, in particolare per il finanziamento degli impianti di piccola dimensione. Nel momento in cui si chiede un prestito a un istituto di credito per la costruzione di un impianto da fonti pulite, il primo nodo da sciogliere è la verifica tecnica del progetto. Bisogna cioè convincere le banche o le società di leasing della bontà dell’investimento e non sempre questo tentativo è destinato ad andare a buon fine, anche perché il mondo bancario è sempre più diffidente verso i possibili tentativi di speculazione, non certo rari nel mondo delle energie alternative. Le banche richiedono poi quasi sempre delle garanzie personali, nonostante il meccanismo degli incentivi assicuri di fatto una copertura completa delle rate del debito. A differenza di tanti altri settori a rischio più o meno alto, per le banche il fotovoltaico – una volta esclusa la possibilità della speculazione – è in pratica un investimento a pericolo zero: in genere sinora il privato riusciva a ripagare la banca in circa 10 anni di attività dell’impianto, poi poteva godere per sé di altri 10 anni di incentivi. Non è un caso, infatti, che ad oggi in Italia ci sono oltre 250 banche che hanno sottoscritto l’Accordo quadro per facilitare le modalità di cessione del credito, cioè quasi tutte quelle che offrono prestiti. In particolare, secondo una recente indagine Abi, Associazione Bancaria Italiana, oltre l’80% degli Istituti di credito nazionali promuovono finanziamenti verdi.“L’81% del sistema bancario – spiega ABI – offre prodotti finanziari che favoriscono la lotta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento del Pianeta”.

La verifica affidata a un ente terzo
Nonostante questa accresciuta attenzione già prima dell’annuncio di riforma del Conto Energia gli operatori delle rinnovabili non erano soddisfatti al 100% dell’accesso al credito ed è probabile che, all’indomani della definizione dei nuovi incentivi (che in ogni caso saranno più bassi rispetto a quelli odierni), la tendenza italiana alla scrupolosità nella concessione di finanziamenti sia destinata ad aumentare. Una strada per superare questa situazione è stata indicata da un interessante accordo firmato lo scorso anno tra ICIM (Istituto di Certificazione Industriale per la Meccanica) e Gruppo CARIPARMA FriulAdria – che fa parte del gruppo francese Crédit Agricole – per rendere più sicure e snelle le procedure di finanziamento ad aziende e privati che intendono installare un impianto per produrre energia alternativa. In base ai termini della Convenzione si prevede che in caso di richiesta di finanziamenti per l’installazione di un impianto di questo tipo a uno degli Istituti bancari del Gruppo CARIPARMA, ICIM conduca una preliminare verifica tecnica del progetto, che sostituisce le verifiche tecniche che sono parte integrante della procedura di finanziamento. In pratica, attraverso la verifica tecnica del progetto ICIM valuta sulla base di standard fissati a livello internazionale se sussistano le condizioni di base idonee alla produzione d’energia rinnovabile e se l’impianto ipotizzato ha caratteristiche idonee alle finalità per cui è stato progettato. L’attestazione di qualità del progetto da parte di un ente terzo come ICIM garantisce tutte le parti coinvolte nell’operazione: istituto di credito, clienti ma anche progettisti e installatori degli impianti che potranno far valere sul mercato l’attestazione di qualità dei loro progetti. Fino a oggi, invece, tutti gli Istituti di Credito si sono basati, nell’erogazione di finanziamenti, su parametri e procedure diverse in base alla tipologia di impianto e all’ammontare del finanziamento stesso, non di rado penalizzando progetti che avrebbero potuto avere buone potenzialità.