Internazionalizzazione e acquisizioni, il mercato del risparmio gestito cresce con le economie di scala

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A colloquio con Suzanne Rohe, vice direttore generale di Ubi Pramerica Sgr, che commenta gli impatti della normativa europea sugli allineamenti fiscali sul settore dei fondi di investimento italiani

Una riforma che finalmente permetterà alle società di risparmio gestito italiano di eguagliare le performance e i rendimenti raggiunti dai fondi che fanno base Oltreconfine”.

Così, nelle scorse settimane, gli operatori del settore hanno accolto la notizia del recepimento in Italia, nel prossimo mese di luglio, della direttiva comunitaria Ucitis IV, che interverrà ad allineare il fisco dei fondi comuni nostrani a quelli degli altri Paesi europei, introducendo anche nel Bel Paese la norma per cui la tassazione sul fondo verrà applicata sul “maturato”, ovvero nel momento in cui si procede al disinvestimento dal fondo stesso.

Per comprendere meglio le implicazioni di una riforma che promette “maggiore integrazione e una più significativa efficienza”, e per capire quali scenari si delineano per i fondi italiani, FBR ha incontrato Suzanne Rohe, vice direttore generale di Ubi Pramerica Sgr.

 

Quali sono gli impatti immediati che la direttiva Ucitis IV potrà avere sull’industria italiana ed europea del risparmio gestito?

 

A partire dall’introduzione del passaporto europeo del gestore, la riforma, nel suo complesso, garantirà una maggiore flessibilità al sistema, dando a ciascuna Sgr la facoltà di decidere dove localizzare la propria attività e se centralizzarla in capo a una singola società. Grazie alla conseguente riduzione dei costi, si riuscirà poi a innalzare ulteriormente la qualità della gestione, a tutto vantaggio degli investitori. Senza dimenticare, ovviamente, i vantaggi derivanti dalle agevolazioni che la direttiva concede per la creazione di reti commerciali.

 

Qual è la sua opinione relativamente alla prossima entrata in vigore dell’emendamento che omologa la tassazione sui fondi italiani a quella applicata negli altri Paesi europei?

 

Dopo anni di continue richieste da parte degli operatori del settore, la delibera del maxiemendamento del decreto Milleproroghe di febbraio ha colmato uno svantaggio competitivo strutturale che di certo gravava pesantemente sul comparto. I segnali di apertura da parte del Governo, in realtà, si notavano già da qualche tempo, ma vedere che dalle parole si è passati ai fatti ha dato a tutti un senso di maggiore sicurezza.

 

Le novità normative saranno sufficienti a risolvere la gran parte dei problemi che affliggono l’industria italiana del risparmio gestito?

 

Con il recepimento di Ucitis IV si è compiuto un grando passo avanti nell’evoluzione del sistema, ma esiste ancora un problema di dimensioni delle società che operano nel settore. La nostra industria, infatti, si basa su economie di scala, per cui più una società è grande più riesce a essere competitiva sul mercato. Una peculiarità del cosmo nostrano, invece, è la limitata estensione media delle Sgr, in netta controtendenza rispetto ai grandi operatori stranieri. D’altra parte, ci stiamo avviando verso un trend di aggregazione, seppure a ritmi molto lenti.

 

Come evolverà dunque il comparto in termini di consolidamento?

 

Data la limitata grandezza media delle Sgr italiane, in futuro sarà inevitabile, appunto, assistere a fusioni e alla nascita di nuove società indipendenti. Fondamentale sarà la capacità degli operatori di stabilire alleanze per il raggiungimento di alti livelli di specializzazione in relazione ai vari ambiti finanziari con cui oggi una Sgr deve sapersi confrontare.

Cos’è Ucitis IV

Ucitis IV è la direttiva dell’Unione Europea che stabilisce i termini per il collocamento nei Paesi membri dei fondi comuni, con l’obiettivo di semplificare e rendere più trasparenti le regole per la vendita di fondi all’interno dell’Unione. Tra le principali novità introdotte dalla normativa comunitaria è necessarie sottolinearne due:l’istituzione del passaporto europeo del gestore, che consente ai fondi comuni autorizzati in uno Stato membro dell’Ue di essere gestiti da una Sgr insediata in un altro Stato e da questo autorizzata a operare e la semplificazione delle procedure di notifica tra le varie authority.