Il cloud è la meta di un percorso a tappe

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Pierfilippo Roggero, Senior Vice President Cluster Head Western Europe di Fujitsu, illustra la valenza strategica del cloud, spiegando la necessità di procedere attraverso una serie di passaggi evolutivi per i quali il vendor mette a disposizione metodologie e competenze non solo locali

I servizi gestiti (e il cloud come evoluzione d’offerta) consentono alle imprese di allineare i costi e i sistemi tecnologici alle esigenze di business, proponendo un modello totalmente flessibile per applicazioni, piattaforme e infrastrutture IT. Computer Business Review Italy ha incontrato PIERFILIPPO ROGGERO, SENIOR VICE PRESIDENT CLUSTER HEAD WESTERN EUROPE DI FUJITSU, per fotografare skill ed esperienze maturate dall’azienda nipponica in questo ambito e chiedere anticipazioni sulle linee strategiche che ne definiranno i prossimi sviluppi.

 

Per quanto riguarda i servizi gestiti, quali sono secondo lei le esigenze più ricorrenti nel mondo delle imprese e come si distingue Fujitsu nel panorama dell’offerta?
Tre sono le richieste fondamentali che i clienti rivolgono ai propri service provider. Innanzitutto la capacità di erogare un servizio equivalente in qualunque parte del mondo, ossia che il fornitore abbia una visione e una dimensione internazionale. Secondo che venga garantita flessibilità e prossimità per quanto riguarda gli skill, quindi che sia preservato un aspetto locale.
Terzo che il service provider abbia una profonda competenza infrastrutturale. Si tratta di tre esigenze che Fujitsu è in grado pienamente di soddisfare, rendendola il partner ideale nel percorso evolutivo verso i managed service. In particolare, l’approccio Dynamic Infrastructure crea un grande vantaggio per il cliente, che può contare su un portafoglio di prodotti, soluzioni e servizi IT esteso dai sistemi client alle soluzioni per i Data Center, dalle infrastrutture gestite fino alle infrastrutture erogate sotto forma di servizio (Infrastructure as a Service, ndr).

 

Che tipo di presenza potete vantare in Europa e quali investimenti testimoniano la vostra focalizzazione su questo territorio?
In Europa Fujitsu vanta una forte competenza sia in ambito tecnologico che dei servizi, area, quest’ultima, in cui stiamo indirizzando consistenti investimenti in considerazione degli sviluppi di mercato e delle esigenze dei clienti. In primo piano abbiamo posto da tempo il tema dei managed service e della loro evoluzione verso il cloud, una scelta che ci ha fatto recentemente ampliare il numero dei Data Center, varando un nuovo centro nella Germania del sud (a Neuenstadt, ndr) in affiancamento a quelli già operativi in Finlandia, Svezia e UK. Questa copertura ci permette di rispondere prontamente alle richieste di ogni singolo mercato territoriale e fornire soluzioni ad hoc per i diversi contesti di business. Va però detto che, anche su questo fronte, l’Italia si sta dimostrando al traino rispetto ad altri Paesi, mediamente più propensi all’innovazione: Germania, Olanda, Belgio, Francia e persino la Spagna si stanno muovendo, infatti, più velocemente sul fronte dei servizi gestiti. Se oggi la media europea del contributo dei servizi al nostro fatturato è pari al 40%, in Spagna questa voce raggiunge addirittura il 70%, il 50% in Olanda e Belgio, mentre in Italia si limita a un più modesto 30%. Si tratta di un problema soprattutto culturale e, forse per questo, anche più difficile da superare. Tuttavia esistono anche nel nostro Paese realtà illuminate, guidate da strategie aziendali impegnate a esternalizzare tutto ciò che non fa parte del proprio core business aziendale.

 

Secondo il vostro punto di vista, l’implementazione dei modelli cloud, privati o pubblici che siano, rappresenta sempre un fattore di semplificazione o può anche diventare un acceleratore di complessità per le aziende?
Sicuramente il Cloud Computing agirà da fattore di semplificazione all’interno delle piccole e medie imprese, tuttavia anche in questi contesti non dovranno essere sottovalutate le possibili criticità, dal momento che il Cloud Computing non è la soluzione a tutti i problemi. Per quanto riguarda le grandi aziende, poi, il tema dell’integrazione rappresenta di certo uno dei punti dolenti, tanto da obbligare a un percorso di trasformazione che preveda una serie di passaggi. In questo caso, quindi, la criticità non è rappresentata dal punto di arrivo, ma dalle tappe evolutive intermedie: un percorso a cui Fujitsu offre pieno supporto, garantendo, naturalmente, anche i servizi cloud nella sua accezione più stretta attraverso una piattaforma affidabile e omogenea in grado di coniugare la capacità del cloud pubblico con la sicurezza e la personalizzabilità del cloud privato.

 

Come accompagnate le aziende in questo percorso evolutivo e quali metodologie usate per gestire gli aspetti tecnologici e rispondere alle diverse esigenze di business?
Fujitsu vanta metodologie e competenze sperimentate negli anni, inserite all’interno di un modello di lavoro che fa affrontare i progetti critici con una visione contemporaneamente locale e internazionale. Ogni progetto è sottoposto, infatti, alla valutazione di un team locale e di uno internazionale, e questo a prescindere dalla valenza territoriale del progetto: a livello organizzativo questo significa che le risorse sono allocate indipendentemente dal Paese in cui sono assegnate. Per quanto riguarda i profili operativi, i team di lavoro sono tipicamente composti da dieci persone, tra cui i solution design architect rappresentano le figure chiave. A loro si affiancano quelle di engagement con il compito di aggregare le competenze necessarie per esaminare tutti gli aspetti del progetto, da quello tecnologico, a quello contrattuale, fino a quello HR se ci sono da acquisire risorse. In particoalre, gli architect, coloro che definiscono le soluzioni, sono le professionalità utilizzate nel periodo di trasformazione, ossia finchè la soluzione va a regime e viene quindi trasferita alle classiche figure di project management. Per la buona riuscita dei progetti, che in genere richiedono dai 6 ai 12 mesi, è naturalmente richiesta la condivisione delle varie fasi di lavoro con il cliente, con cui è fondamentale sviluppare una vera e propria partnership.

 

Secondo la vostra esperienza locale, quali sono in Italia i settori più interessati ai servizi gestiti e al cloud? Dove vorreste incrementare il vostro presidio?
Per quanto riguarda le imprese private, in Italia si registra un interesse diffuso nei confronti dei servizi gestiti soprattutto nel settore Finance, mentre nel pubblico ci sono più realtà che si stanno muovendo, anche se in modo poco strutturato. Spesso le tempistiche delle gare sono, infatti, troppo compresse, tanto da poter addirittura a compromettere l’esito del progetto: per sviluppare soluzioni di successo e rispondenti alle esigenze del cliente è, invece, fondamentale una buona fase iniziale di disegno e due diligence, stadio di lavoro in cui si gettano le basi della partnership tra azienda e fornitore di servizi.

 

Cosa suggerisce Pierfilippo Roggero al sistema delle imprese e al Sistema-Paese per superare l’attuale momento di stallo e trovare nuovi sbocchi di business?
Personalmente, nel nostro Paese, rilevo soprattutto la mancanza di una visione a lungo termine per quanto riguarda le tecnologie. In Italia, l’innovazione non è considerata una risorsa in grado di dare impulso al Paese e liberare risorse utili da reinvestire.
Questa criticità sarebbe facilmente risolvibile introducendo una figura che, lavorando a stretto contatto con primo ministro, svolge un compito di governance sull’innovazione e il ridisegno dei processi. Una prima area di intervento potrebbe essere la riduzione della burocrazia attraverso la diffusione di strumenti d’efficientamento come la fatturazione elettronica, un’area che da sola sarebbe in grado di produrre un risparmio di 60 miliardi di euro, una cifra equivalente a tre punti di Pil. Ma sono tante le aree di possibile ottimizzazione, si pensi per esempio alla carta di identità elettronica, magari abbinata alla carta dei servizi sanitari. Questa scarsa attitudine italiana all’innovazione e agli investimenti in ambito It non va sottovalutata, dal momento che ha una ripercussione importante per quanto riguarda l’attrazione di capitale estero. Le multinazionali, infatti, investono nei diversi Paesi in funzione dei ritorni, quindi le grandi multinazionali, in considerazione delle nostre endemiche lentezze locali, rischiano di disinvestire dall’Italia, facendoci impoverire in competenze e disponibilità di servizi.

 

I Numeri di Fujitsu

 

Azienda globale da 55 miliardi di dollari all’anno, Fujitsu vanta uno spettro d’offerta che oltre alla componente tecnologica si sta sempre più espandendo nella direzione dei servizi. Fiore all’occhiello della società è da sempre la forte attenzione riservata alla ricerca e sviluppo, che può contare su 14.000 sviluppatori, 1.500 ricercatori e circa 2,8 miliardi di dollari di investimento all’anno. Numero tre al mondo nell’ambito dei servizi, Fujitsu è l’unico vendor ‘non americano’ ad avere un ruolo di primo piano nel settore ICT: la sua crescita al di fuori del Giappone è stata lenta ma inarrestabile. Oggi l’azienda realizza il 35% del fatturato al di fuori del suo Paese d’origine. In Europa Fujitsu ha una presenza significativa, anche grazie all’acquisizione del 50% della realtà nata in compartecipazione con Siemens, un’operazione che ha conferito all’azienda centri di sviluppo (Augsbug e Paderborn) e produzione europei.

 

Un caso di successo: il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali

 

Sotto la guida del direttore generale Grazia Strano, il Ministero del Lavoro ha recentemente intrapreso con decisione il cammino dell’ammodernamento dell’infrastruttura IT. Al centro delle esigenze, il consolidamento e la centralizzazione dei server; la stabilizzazione dell’operatività della rete e l’innalzamento del livello di sicurezza; l’implementazione di soluzioni che garantissero accesso remoto alle applicazioni business; infine l’analisi delle performance di rete. Il progetto, assegnato a Fujitsu, ha visto la partecipazione di 21 risorse: dieci sistemisti per la conduzione dei servizi informatici e il miglioramento della gestione IT e 11 tecnici per la gestione dell’help desk. L’intervento di Fujitsu con i suoi sistemisti specializzati ha permesso di portare a compimento innanzitutto un progetto di accentramento dei servizi dalle sedi periferiche verso la sede centrale di Roma, facendo migrare il sistema di posta elettronica dai server periferici su un sistema cluster nel CED di Roma. Successivamente si è proceduto all’implementazione di un nuovo sistema di monitoraggio dell’infrastruttura informatica e alla migrazione e configurazione dell’infrastruttura di sicurezza. Un capitolo a parte è stata, poi, l’impostazione di una nuova fornitura di servizi di help desk e, in materia di sicurezza, l’installazione presso il Ministero del Lavoro di una soluzione TippingPoint in grado di garantire una protezione completa delle applicazioni dell’infrastruttura e delle performance di rete. Fujitsu ha infine provveduto alla migrazione VoIP, alla creazione di un nuovo sistema di storage e all’implementazione di un nuovo cablaggio dell’infrastruttura del CED in 10 GIGA Utp per migliorare le prestazioni e la qualità dei servizi di rete centrali.