Sono i contenuti a fare la differenza

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L’azienda contemporanea ha bisogno di infrastrutture e stili di governo dinamici, capaci di misurarsi con contesti volatili

Uno studio Gartner del 2006 segnalava che dal 2012 il numero dei regolamenti e delle norme direttamente orientate alle operazioni IT sarebbe raddoppiato. La previsione vantava una probabilità dello 0,7 % ma, a un anno dalla data indicata, una verifica ancorché empirica e personale lascia supporre che sia destinata a concretizzarsi.

Ipertrofia legislativa o ipertrofia di contenuti?
Se pensiamo all’ipertrofia legislativa e normativa che permea la nostra vita di professionisti e imprenditori ci riesce difficile individuare percorsi concreti di semplificazione, pur riconoscendo gli sforzi fatti in questo senso negli ultimi anni. Da questo punto di vista, un’occhiata ai dati del rapporto annuale Doing Business chiarirà lo scenario in cui tutti noi siamo chiamati a operare. Il contesto è ancora più complesso per società globali, costrette a confrontarsi con un crescente, se non conflittuale, dedalo di requisiti, soprattutto in ambito sicurezza e privacy. In molti casi, inoltre, i requisiti di compliance non sono definiti con chiarezza e le società sono costrette a trovare interpretazioni che rendano accettabili i rischi per il business. Per questo, ancor oggi, è opportuno concentrarsi su tecnologie e best practice che permettano di ridurre il ricorso a consulenze esterne, contenere i costi di audit e quelli reali di compliance. I numeri sono ormai un po’ datati, ma è utile far presente che gli americani hanno quantificato i costi di adeguamento al Sarbanes – Oxley Act, valutando i costi di audit necessari per ottenere l’attestazione 404; essi ammontano al 57% dei costi totali annui sostenuti per gli audit aziendali. Proprio per ridurre questi costi le aziende cercano di automatizzare i processi di controllo, riducendo i lavori interni di verifica che richiedono processi manuali. Agilità e plasticità devono dunque misurarsi con le esigenze di controllo e compliance, imposte dalla richiesta predominante di sicurezza; tutto questo nello spazio della velocità, quello che Paul Virilio, filosofo e urbanista francese contemporaneo, definisce la dromosfera. È proprio Virilio a coniare il termine di dromologia per individuare la scienza della velocità; nel suo libro “La bomba informatica”, scritto ben prima che Facebook e i social network ottenessero il successo di oggi, osserva come lo “spazio-velocità” in cui viviamo sia lo spazio delle tecnologie di comunicazione e di spostamento, il cui tratto comune è proprio la velocità. Il potere sta nella capacità di dominare la velocità, cavalcare le accelerazioni. Se si declina questo paradigma in chiave aziendale si capisce perché l’impresa agile, plastica, compliant al mercato è (o dovrebbe essere) l’azienda competitiva, che genera contenuti e usa quelli prodotti da altri, a partire dalle Community che animano le attività dei proprio collaboratori.

La volatilità del contesto
L’azienda contemporanea ha bisogno di infrastrutture e stili di governo dinamici, capaci di misurarsi con contesti volatili. Si tratta di un contesto, per molti versi, contraddittorio: da una parte la valorizzazione dell’individuo concepito come consumatore, al quale garantire libertà crescenti negli stili di lavoro per favorire l’innovazione creativa, dall’altra la diffusione degli strumenti di controllo sempre più capillari e sofisticati per soddisfare l’apparato normativo che regola le attività. Applicando queste considerazioni ai Social Network, quante volte abbiamo scritto delle inevitabili “interferenze costruttive” indotte dall’uso di questi strumenti in azienda; sono strumenti che consentono un avvicendamento incessante dei contenuti, solo in apparenza effimeri, di fatto destinati a lasciare lunga traccia di sé. Chi ha esperienza diretta di questi network sa molto bene quanto efficace possa essere il meccanismo di inviti e coinvolgimento nelle reti personali e nei gruppi di lavoro; è altrettanto conscio, però, di quanto dispersiva possa essere la partecipazione; le ricerche suggeriscono che, a fronte di un’offerta sempre più articolata, un individuo non ha tempo e risorse sufficienti per partecipare proficuamente a più di tre Social Network. Esiste un limite invalicabile, dettato dalla disponibilità di tempo; un limite che, ci ricorda la sociologia, si applica anche nella crescita delle comunità, virtuali o reali che siano. Si tratta del cosiddetto numero di Dunbar, che stabilisce in 150 il numero massimo di individui presenti attivamente in una comunità; le comunità sono auto limitanti e quelle più estese sono di fatto cluster di piccoli gruppi che interagiscono tra loro. In quest’ottica il fenomeno dei network sociali è ancor più interessante e complesso, perché disegna una mappa dinamica delle relazioni personali e dei contenuti. I social software, necessari per dare struttura a questo apparente magma relazionale, sono la cerniera tra la visione aperta, in parte caotica e quella deterministica; grazie a essi è possibile tradurre in valore le relazioni costruite. Sono i social software che realizzano la “struttura sociale” dell’impresa; grazie a questi strumenti è possibile metter al centro l’interazione sociale, facendo crescere la complessità globale d’impresa. Con le tecnologie oggi disponibili è possibile sfruttare la capacità di risolvere insieme i problemi, anche per semplice imitazione, imparando a gestire le interazioni che promuovono la coesione sociale e realizzano le complesse reti relazionali. Nel mondo delle reti, la somma dei gruppi (e dei contenuti correlati) è sempre maggiore della somma delle singole parti.

La gestione dei contenuti
Il ruolo della gestione dei contenuti è cruciale. I sistemi di Content Management diventano critici; sono i contenuti, infatti, a fare la differenza rispetto a suite e piattaforme standardizzate, semplici da usare. Il cosiddetto Web Content Management (WCM) è un segmento specifico dell’Enterprise Content Management; lo è da molti anni a questa parte, con la diffusione capillare di siti aziendali e poi con il proliferare dei social network. Dal punto di vista delle esigenze aziendali, la necessità di disporre di strumenti WCM non è mai venuta meno; i contenuti pubblicati internamente ed esternamente ai siti Web aziendali non fanno che crescere, così come crescono le richieste di aggiornamento. Senza WCM, le imprese sono costrette a inviare i contenuti al webmaster centrale (che può trasformarsi in un collo di bottiglia) o abilitare utenti interni alla pubblicazione, inducendo, in alcuni casi, all’anarchia dei contenuti. Nel lungo periodo, entrambe le situazioni costano più di quanto non possa costare una soluzione WCM, concepita per automatizzare le operazioni di gestione dei siti Web. Nella valutazione delle offerte WCM, le aziende dovrebbero esaminare con attenzione le funzioni specifiche inserite, oggi ben più articolate del solo tagging dei contenuti per creare le pagine Web, coinvolgendo le attività di indicizzazione, di catalogazione, di selezione e assemblaggio dei contenuti o il rilascio personalizzato di contenuti. Poco probabile, oggi, incontrare un’azienda che non abbia una seppur embrionale strategia Web; la gestione dei contenuti, che richieda strumenti automatici o meno, è un’esigenza di tutti; se non lo è sul luogo di lavoro lo è nella vita quotidiana, nel tempo libero. Molteplici le strategie disponibili; ci sono imprese che adottano atteggiamenti aggressivi, utilizzando il Web per far leva, internamente ed esternamente, sui canali di comunicazione. Molte, invece, preferiscono far leva sui linguaggi dinamici, come i tool di Sviluppo delle Applicazioni. Eppure, nonostante tutto, una buona parte delle caratteristiche del Web 2.0 è ancora considerata un tinker toys, una sorta di gioco da lasciare agli adolescenti. Solo le imprese più proattive hanno colto i lati interessanti di queste tecnologie, scegliendo tool per la creazione di mashup, optando per soluzioni di social software per l’innovazione e la collaborazione interna ed esterna, soluzioni per migliorare l’usabilità dei siti esistenti e crearne di nuovi altrettanto accessibili e usabili.