Il social passa anche dall’open source

519

IDC prevede che il mercato delle piattaforme sociali triplichi nei prossimi 3 anni, passando dai 630 milioni di dollari del 2011 ai 1860 previsti per 2014. Tante le soluzioni già disponibili anche in ambito open

Andrew McAfee, professore dell’università di Harward ed autore di “Enterprise 2.0: New Collaborative Tools for Your Organization’s Toughest Challenges” coniò il termine Enterprise 2.0 per indicare quelle aziende che utilizzano piattaforme social al proprio interno, ovvero con aziende, partner e clienti. Le tecnologie Enterprise 2.0 privilegiano l’utilizzo all’organizzazione e alla strutturazione dei dati, distinguendosi così ad esempio dalle tecnologie Enterprise portal. L’Enterprise 2.0 non è infatti una ben determinata tipologia di piattaforma software, quanto piuttosto raccoglie sotto un solo nome una serie di strumenti che, oltre a condividere le finalità suddette, presentano la caratteristica di essere Web-based. Le funzionalità offerte da una soluzione Enterprise 2.0 riguardano almeno le seguenti aree:

 

  • ricerca per contenuti/utenti;
  • raggruppamento di contenuti/utenti aventi affinità semantiche o di altra natura;
  • tagging, consentono quindi di etichettare contenuti/utenti;
  • specializzazione, sulla base delle indicazioni degli utenti e/o sul profilo;
  • segnalazioni, tipicamente la possibilità di ‘registrarsi’ ai feed di utenti/contenuti.

 

Al di là degli aspetti tecnologici del paradigma Enterprise 2.0, rimangono centrali gli aspetti in precedenza già esaltati nell’ambito del cosiddetto Web 2.0, e, in particolare, l’importanza degli User Generated Content, l’accessibilità dei dati/applicazioni attraverso device diversi dal PC e infine quel senso di ‘beta perenne’ che ha accompagnato ed accompagna molta innovazione del Web 2.0. Ma in ambito Enterprise l’integrazione con i processi di business, la possibilità di poter creare workflow strutturati come la disponibilità di tutti i contenuti su un unico repository costituiscono alcuni dei paletti che l’azienda deve porre per poter controllare il processo di extended enterprise nel tempo. La scelta del CIO è al solito affidarsi a soluzioni buy o make. Nel primo caso molte le soluzioni e le piattaforme che i big hanno acquisito o assemblato. Si pensi per esempio ad Adobe, che con l’acquisizione di Day Software e il suo CQ5 ha messo a portafoglio una soluzione di Content Management per il Web 2.0 capace di supportare campagne di marketing, anche sul mobile (con qualche timido supporto per la social collaboration). Oracle WebCenter Suite è l’offerta targata Oracle che propone un approccio integrato alla Social Enterprise, facendo leva su tecnologie consolidate come quelle della famiglia Oracle Fusion e quella di strumenti come Oracle JDeveloper per permettere la creazione di portali 2.0 in grado di colloquiare con il back-end. IBM ha un ricco portafoglio di soluzioni pensate per dotare i più noti applicativi della casa che quest’anno festeggia il suo primo centenario come IBM Collaboration, Lotus, LotusLive, WebSphere e altre suite, consentendo alla propria clientela di dotarsi di ambienti applicativi social.

Open Source Enterprise 2.0
Numerose le soluzioni di Enterprise 2.0 Open Source esistenti e consolidate, ognuna orientata ad un determinato aspetto del paradigma 2.0. Per esempio Apache Roller, una piattaforma di blogging multi-utente matura anche se oramai non più in evoluzione, nota per essere stata adottata da realtà del calibro di Sun Microsystems per i propri impiegati a IBM per i blog di DeveloperWorks. Per il Microblogging, noto al grande pubblico grazie a Twitter, da alcuni anni esiste una versione Open Source precedentemente nota col nome di Laconica ed oggi come StatusNet, particolarmente amata dal pubblico geek che la usa attraverso il portale identi.ca. StatusNet è sviluppato in PHP da una community molto attiva, benché poco noto al grande pubblico è una piattaforma stabile e disponibile anche attraverso il cloud, utilizzata da circa 50.000 siti. È una piattaforma aperta anche in tema di formati, visto che implementa OpenMicroBlogging (ora OStatus), un formato per l’interscambio dati tra applicazioni di micro-blogging, e XMPP per la presence e le liste contatti. In ambito di Knowledge Management esistono alcune soluzioni nate per il 2.0, ma alcune risultano non manutenute o supportate da un singolo sviluppatore. Infatti comprendere le dinamiche di creazione ed evoluzione di un progetto open è fondamentale per valutare la sostenibilità dell’investimento. Ad esempio soluzioni come OmCollab o cyn.in sono da valutare con attenzione poiché lo sviluppo della base di codice risulta limitato e sostenuto da pochissimi sviluppatori, mentre soluzioni più mature, come per esempio KnowledgeTree, risultano sensibilmente meno ricche delle rispettive versioni commerciali, e la scelta deve essere effettuata ponderando attentamente queste differenze (purtroppo non riportate in un cruscotto comparativo). MindTouch Core è un’altra interessante piattaforma collaborativa, un ECM con caratteristiche di collaborazione wiki-like e dotato di API e scripting che ne consentono una notevole personalizzazione. Anche in questo caso però è bene valutare attentamente se quanto offerto da MindTouch Platform (proprietario e commerciale) sia di interesse. Twiki è un’altra interessante piattaforma collaborativa costruita attorno al paradigma wiki per condividere documenti e gestire progetti e conoscenza. Twiki è scritto in Perl, ha una ampia base di sviluppatori e oltre 400 estensioni disponibili, utilizzata (nella sua versione commerciale) da realtà del calibro di SAP ed Intel. Occorre sempre valutare attentamente il tipo e livello di supporto commerciale disponibile, verificando per esempio quali ISV siano presenti sul territorio, a meno che non si abbia internamente le capacità e competenze necessarie per il deployment.
SOS Open Source, per esempio ha analizzato Xwiki, la piattaforma wiki Open-Source realizzata in Java e manutenuta dall’omonima azienda francese. Il codice sorgente di XWiki è stabile e maturo, e sebbene non esistano libri specifici su XWiki, esistono libri che ne forniscono i rudimenti, come sono disponibili case study, anche di terze parti. XWiki risulta una piattaforma credibile da un punto di vista industriale, le procedure di quality assurance infatti sono efficaci, XWiki (scritto in Java) risulta inoltre ben commentato. La documentazione relativa a XWiki è ampia, anche se disponibile solo in inglese (tutorial in inglese, francese e tedesco). Il supporto commerciale oltre essere fornito dal vendor è veicolato anche mediante reseller e partner tecnologici, mentre i servizi di formazione sono offerti solo da XWiki. L’architettura di partecipazione di XWiki è molto aperta ai contributi, oltre alla partecipazione periferica (estensioni, plugin, ecc.) è infatti possibile contribuire anche al core. La disponibilità di una roadmap dettagliata unitamente alla modularità del progetto, l’accessibilità data al processo di produzione e l’effettiva partecipazione di terzi costituiscono buone garanzie per la sostenibilità del progetto. Infine, per chi fosse in cerca di una versione open di Facebook esiste “Diaspora”, realizzata in Ruby on Rails e ancora in fase di sviluppo e nonostante gli impressionanti risultati ottenuti col sistema di crowdsourcing Kickstarter (si parla di oltre 200.000 dollari in meno di 40 giorni) ci vorrà ancora tempo per poterla provare su strada.

 

Roberto Galoppini è  IT Government Advisor e autore di SOS Open Source, una metodologia per trovare, valutare e selezionare programmi Open Source