Indice di Giugno 2011 (rilevazioni maggio 2011) – Numero di sintesi: 44,50

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INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica   “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter – Si stabilizza intorno ai 44,50 punti l’Indice Ifiit (44,80 la rilevazione precedente). I comparti dove si registrano i più alti livelli di […]

INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica

 

“L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo”
– Joseph A. Schumpeter –


      • Si stabilizza intorno ai 44,50 punti l’Indice Ifiit (44,80 la rilevazione precedente).
      • I comparti dove si registrano i più alti livelli di attenzione verso gli investimenti in innovazione sono costituiti dal mondo bancario e da alcuni settori tradizionali del made in Italy, tra cui la metalmeccanica, la componentistica per i trasporti e settori ad alta tecnologia.
      • In linea con il valore medio dell’indice la propensione all’investimento da parte di settori come il manifatturiero, l’energetico e le telecomunicazioni.
      • Manifestano una propensione agli investimenti più bassa del valore medio dell’indice i settori agroalimentare, del commercio e dell’edilizia.
      • Segnali di attenzione da parte di alcuni segmenti delle piccole e medie imprese che collaborano con i distretti a forte vocazione esportativa.
      • Sul tema del digital divide, scende leggermente la percentuale di imprenditori che considera il nostro Paese ancora lontano dagli standard qualitativi di altri sistemi-paese industrialmente più avanzati.
      • Stabile in tutte le regioni del Centro Nord la propensione ad investire in innovazione, con qualche segnale di cedimento nelle aree del Veneto e della Liguria. In leggera ripresa la Campania, mentre il quadro resta abbastanza immutato e debole per il resto del Meridione.

La ripresa si consolida, ma non per tutti
Secondo il Bollettino mensile della Banca Centrale Europea pubblicato a metà del mese di maggio, la ripresa è in atto e si sta rafforzando. L’Istituto di Francoforte prevede una crescita media complessiva dell’economia europea intorno all’1,8% nel 2011, che salirà al 2,1% nel corso del 2012. Queste stime sono state confermate anche dal Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia il FMI ha messo in allarme gli stati europei e le sue istituzioni per il rischio inflazione (salita al 2,8% in Europa nell’ultimo mese) e per il pericolo derivante dalla crisi del debito sovrano di alcune nazioni come la Grecia. Per il nostro Paese il rischio contagio è considerato pressoché nullo: per Arrigo Sadun, il direttore esecutivo per l’Italia del FMI, “la situazione italiana rimane estremamente solida e tranquillizzante”. Quello che può invece preoccupare è rappresentato da una serie di fattori critici che intervengono a tenere bassa la crescita, comunque al di sotto della media europea (+ 1,1% nel 2011 e + 1,2 nel 2012). Infatti, a fronte di una crescita dell’inflazione e di un tasso di disoccupazione che non accenna a diminuire è prevista un’ulteriore contrazione dei consumi (vedi sezione Analisi nella parte finale di questo Report), che andrà ad influenzare le attività commerciali e artigianali. In questo quadro, che premia solo le medie e le grandi aziende che esportano, il clima del mercato interno appare decisamente più rilassato e problematico. Anche per questa ragione i principali istituti di ricerca mettono in evidenza una contrazione delle attività nel settore Ict, a seguito di un calo della domanda, di una riduzione dei budget di spesa in tecnologia da parte delle imprese e di un certo rallentamento dei progetti di sviluppo all’interno di alcune filiere distrettuali. In questo clima l’indice Ifiit si mantiene sostanzialmente stabile, a 44,50 punti (dai 44,80 del mese precedente) all’insegna di una prudenza abbastanza generalizzata da parte degli operatori, che puntano ad ottenere beni e servizi a costi inferiori. Non mancano però notizie di un certo rilievo, in grado di galvanizzare le aspettative e gli umori degli imprenditori. Così ad esempio in Lombardia è stato varato un piano congiunto tra Telecom Italia e Regione per portare a completamento su tutto il territorio lombardo la banda larga nel corso dei prossimi due anni. In tal modo il digital divide potrebbe essere azzerato entro il 2013 (vedi Focus di approfondimento nella parte finale del Report).

 

I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
La propensione agli investimenti in innovazione resta alta nei comparti e nei distretti di aziende fortemente orientate all’esportazione o che comunque stanno sviluppando un processo di internazionalizzazione. Si segnalano in particolare il settore della metalmeccanica e della componentistica per trasporti. In discreta ripresa anche il mondo del credito, dove alcune banche stanno approntando un processo di migrazione verso sistemi informativi più evoluti.

 

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
Gran parte delle industrie manifatturiere mostra un grado di propensione verso gli investimenti che si colloca intorno al valore medio dell’indice, segno che il clima di attesa e di prudenza continua ancora a prevalere. Analogo atteggiamento mostrano i segmenti del comparto energetico e dei servizi alle telecomunicazioni. In ordine sparso viaggiano altre attività, come la logistica e il commercio, i quali risentono più della zona di collocazione che del campo di attività.

 

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
Restano deboli l’agroalimentare, l’edilizia e la gran parte delle attività professionali e artigianali, soprattutto se non agganciate a filiere industriali di un certo rilievo. Si accentua infatti il divario tra imprese e attività in funzione, oltre che del grado organizzativo e delle dimensioni, anche delle relazioni industriali. Si conferma il processo di “arcipelaghizzazione” del tessuto produttivo, la cui attività si concentra intorno a poli industriali orientati ai mercati esteri. In agricoltura si registra qualche caso di investimento innovativo degno di rilievo (vedi scheda nella parte finale di questo Report).

 

Il digital divide
Scende dal 48 al 46% la quota di imprenditori che giudica in aumento il digital divide del nostro Paese rispetto agli altri Paesi più avanzati con cui è chiamato a confrontarsi in termini di competitività. Questo fenomeno si spiega in parte con l’avvio di un piano di investimenti in Lombardia (vedi Focus). Contestualmente sale dal 32% al 33% la percentuale di operatori economici che giudica invece il nostro Paese in recupero o in posizione di sostanziale stabilità sul versante del digital divide. Ma la quota di scettici e/o indecisi si porta dal 20 al 21%. Se si pensa che nella penultima rilevazione questa quota era al 19% la riflessione porta a evidenziare comunque una crescita del senso di incertezza a livello di sistema-Paese.

 

L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
Lo scenario appare stabile nel Centro Nord e in ampie zone del Meridione. Qualche segnale di ripresa si coglie in Campania (avionica soprattutto), mentre in Liguria, Piemonte e Veneto si avvertono piccoli cedimenti, legati alla difficoltà delle piccole imprese di agganciare la fase congiunturale. Stabile il quadro in regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, tradizionalmente forti nella propensione ad investire in soluzioni innovative.

Analisi: Flessione dei consumi: cambio di marcia?
Nel mese di marzo i consumi in Italia sono scesi del 2,1%. La stima è stata fatta da Istat ed è quella ufficiale. Il dato conferma le preoccupazioni più volte espresse da Confcommercio e configura un nuovo regime: in sostanza la cilindrata del paese si è ridotta e il livello più basso potrebbe diventare stabile e non più occasionale. La radiografia statistica evidenzia un -2,1% rispetto al marzo 2010 e un -0,2% rispetto al mese di febbraio 2011 (con un calo tendenziale dei consumi pari all’1,3% per il 2011 nel suo complesso). La gelata si è manifestata su tutte le categorie di prodotti, in particolare l’informatica e la telefonia hanno registrato un calo del 2%, a testimonianza che l’high-tech si ridimensiona non solo a monte, nelle imprese, ma anche a valle, tra le famiglie. In sensibile ridimensionamento anche la foto-ottica (-1,4%) e i supporti magnetico-ottici (-1,3%). Più colpiti gli ipermercati, che hanno fatto registrare un calo del 3,9% delle attività (-2,2& i supermercati e -1,3% gli altri punti vendita), mentre gli esercizi specializzati a prevalenza non alimentare hanno visto una leggera crescita, pari allo 0,7%. Quale lezione trarre da questa situazione? E’ evidente che siamo di fronte ad un fenomeno di calo strutturale della domanda e non più ad una manifestazione occasionale di crisi momentanea, visto che il calo dei consumi colpisce ogni tipo di categoria merceologica. E all’orizzonte c’è da stare prudenti. Nei prossimi tre anni sono previsti tagli ai consumi per circa 30 – 40 miliardi di euro per rispondere al cambio di tendenza. E a ciò si aggiunga che le recenti dichiarazioni della Corte dei Conti lasciano presagire che, in mancanza di una forte crescita economica, potrebbero esserci ulteriori manovre finanziarie per rispettare i parametri europei. Per diversi anni, almeno fino al 2015-2016, la contrazione delle attività commerciali è destinata a perdurare. Sarebbe già un successo se si appiattisse su questi nuovi livelli di marzo. Ma se la situazione dovesse peggiorare allora si potrebbe osservare un conseguente ripensamento strategico di tutto il settore, con effetti al momento non preventivabili.

Focus: Il piano per azzerare il digital divide in Lombardia
In due anni la Lombardia, grazie alla diffusione della banda larga su tutto il territorio, avrà completamente azzerato il digital divide. Questo importante passo avanti sarà reso possibile da Telecom Italia che si è aggiudicata il Bando per la diffusione di questo tipo di servizi in aree in fallimento di mercato. Il progetto è ambizioso sia dal punto di vista tecnologico sia territoriale e prevede la copertura con il servizio di internet veloce, entro 24 mesi, di 707 nuovi comuni, interessando un milione di abitanti. Nel 2013, dunque, il 100 % della popolazione lombarda sarà raggiunto dalla banda larga. Per arrivare a questo risultato saranno adeguate 917 sedi di commutazione sul territorio per un impegno complessivo di circa 8.500 km di cavo, di cui 3.000 in fibra ottica. Il costo totale del progetto è di circa 95 milioni di euro di cui 41 a carico della Regione Lombardia e i rimanenti di competenza di Telecom Italia.

Investimenti: E’ italiana la tecnologia “agrovoltaica”
E’ stato inaugurato a Mantova un impianto agrovoltaico, un sistema che coniuga la coltivazione di grano e mais con la produzione di energia elettrica. Su un’area di circa 13 ettari, in località Virgilio, sono state disposte strutture aeree dove sono stati schierati 7 mila e 800 pannelli fotovoltaici per produrre intorno ai 3 MegaWatt di potenza di elettricità. L’innovazione consiste appunto nella possibilità di consentire la coltura di piante e il passaggio delle macchine agricole sotto una rete distribuita di pannelli. In sostanza, l’intelaiatura generale è costituita da una serie di pali alti poco più di 4 metri e mezzo e distanti tra loro 12 metri. Tra un palo e quello successivo viene montata una struttura che sostiene una dozzina di pannelli solari monocristallini a inseguimento solare che si muovono seguendo il corso del sole e che consentono ai raggi di poter comunque raggiungere i campi coltivati. L’azionamento e il coordinamento delle strutture dei pannelli è governato da piccoli motori che sono a loro volta interconnessi da un network di nodi di comando a tecnologia wireless. In definitiva i pannelli “dialogano” tra loro per disporsi in armonia rispetto alle necessità. In aggiunta è stato previsto un parallelo sistema di irrigazione automatica e una serie di antenne a radiofrequenza per istruire il passaggio alle macchine agricole a guida computerizzata, cioè senza conducente. L’innovativo sistema è stato progettato e brevettato da Rem, un acronimo che sta per Revolution Energy Maker, un brand sotto il quale sono raccolti sei gruppi industriali dell’energia, della meccanica, della meccatronica e delle costruzioni. Si tratta della Sandrini di Mantova, della Fustinoni di Bergamo, della Intergeo di Brescia, della Melis di Cagliari, della Biesse di Genova e della Dermotricos Engineering di Brescia. Questo consorzio ha in cantiere la costruzione di altri tre impianti: a Marcaria nel mantovano e a Castelvetro e a Monticelli d’Ongina, nel piacentino. Con il completamento della prima fase del progetto Rem conta di arrivare a produrre almeno 10 MegaWatt di potenza, da rivendere interamente alla rete. Sul versante internazionale è invece già pronto un accordo con la francese Ecodelta al fine di costituire una joint-venture per un impianto nelle campagne di oltralpe per complessivi 35 MegaWatt.

 

(Elaborazione del documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

 

Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

 

Ifiit Research
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