L’Italia e il credito alle Pmi: piccolo è bello

82

L’analisi sulla situazione del rapporto tra banche e imprese nel corso dell’ultimo convegno organizzato dal Cetif ha messo in luce la preferenza da parte delle nostre aziende per le banche medio – piccole. Ma se si vogliono escludere gli eccessi dell’alta finanza allora bisogna puntare sulle peculiarità della relazione di prossimità

Una doppia fase di transizione. Quella dell’economia reale, che vede l’impatto sul contesto produttivo nazionale degli effetti della globalizzazione e il confronto dell’impresa made in Italy con le dinamiche instabili dei prezzi, e quella del mondo bancario, caratterizzato da un processo di concentrazione degli attori e dalle richieste, dettate dalla compliance internazionale, di una maggiore patrimonializzazione (vedi Basilea III). E’ questo, secondo l’analisi fornita da Bankitalia, il quadro sull’andamento attuale dell’economia italiana con cui si è aperto l’ultimo convegno organizzato dal Cetif e dedicato all’esame dell’innovazione dei modelli di credito per la clientela retail e delle Pmi.

“In Italia è in crescita il numero delle imprese con meno di cinque addetti, così come, negli ultimi tempi, è aumentata l’incidenza degli impieghi concessi da banche medio – piccole, soprattutto Bcc, a discapito delle grandi istituzioni” ha spiegato Mario Anolli, preside della facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Il Paese, insomma, sembra volto verso una dimensione “del piccolo è bello” che, al momento, rispetto al rapporto tra banche e imprese, è funzionale soprattutto a consentire a chi contrae i prestiti di ristrutturare i debiti pregressi. “Si tratta di esigenze legate alla fase congiunturale di uscita dalla crisi – ha precisato Anolli -. In futuro, però, è sul perno delle banche commerciali che, con ogni probabilità, continuerà a essere costruita la strada del finanziamento all’economia nostrana, anche alla luce della bassa rilevanza tra le Pmi nostrane del private equity”.

D’altra parte, se l’intenzione degli stakeholder è quella di proseguire nel mantenimento e nella difesa delle peculiarità del sistema creditizio nostrano, allora è necessario risolvere alcune criticità, che attualmente impediscono a banche e imprese di dispiegare l’intero potenziale del loro rapporto. “Se è vero che la banca del territorio ha, tra i suoi punti di forza, quello della vicinanza e della prossimità con il cliente, il quale ancora rappresenta la prima fonte di informazioni in caso di richiesta di credito, bisognerà, dunque, procedere a una chiarificazione delle relazioni, per rendere le trattative più snelle e aumentare il numero degli esiti positivi alle richieste”.

Rafforzamento dell’override, con l’introduzione di più criteri qualitativi nei sistemi di rating adottati dalle banche, e eliminazione delle asimmetrie informative, grazie al potenziamento dei sistemi di Crm, le prime mosse da compiere per gli istituti italiani.