L’agenda digitale della PA

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Secondo i dati di una ricerca dell’Aica gli enti territoriali rappresentano lo strumento più semplice per diffondere la cultura informatica tra le imprese. Molto, però, va ancora fatto per rafforzare il livello di preparazione tecnologica dei dipendenti

Al centro delle cronache politiche ormai da diversi mesi per via del dibattito sulla devoluzione dei poteri dello Stato agli enti locali, le Pubbliche Amministrazioni Locali rappresentano un punto di contatto sempre più importante tra cittadini, imprese e istituzioni nell’ambito del progetto in fieri del federalismo fiscale. Una riflessione sulla capacità di Comuni, Province e Regioni di erogare servizi informatici efficienti e all’altezza di un Paese dove oggi è fondamentale ridurre tempi e oneri della burocrazia è dunque necessaria, soprattutto alla luce di analoghe sintesi eseguite, negli anni scorsi, a proposito del livello di informatizzazione garantito dalla PA centrale. In quest’ottica, lo stato dell’arte della PAL delineato da uno studio dell’Aica (Associazione italiana per l’informatica e il calcolo automatico) e intitolato “Il costo dell’ignoranza informatica nella Pubblica Amministrazione Locale” non è dei più confortanti, se è vero che la perdita di produttività dei dipendenti pubblici generata dalla mancata conoscenza e dalla scarsa confidenza degli utenti con i programmi informatici utilizzati nel corso del lavoro quotidiano risulta essere responsabile di perdite economiche superiori, ogni anno, ai 205 milioni di euro. Il principale ostacolo all’organizzazione di validi servizi informatici da parte delle istituzioni locali (la cui organizzazione, come attesta il rapporto Assinform 2011, è ispirata a una generale razionalizzazione della spesa, con una diminuzione degli investimenti dello 0,9% rispetto all’anno precedente e un valore in euro di 753 milioni) sembra risiedere, infatti, nel basso livello di preparazione tecnologica dei dipendenti, complessivamente 600.000 secondo le stime fornite dalla Ragioneria generale dello Stato (ovvero il terzo comparto del settore pubblico italiano dopo l’Istruzione e la Sanità).
Più nel dettaglio, analizzando le chiamate all’help desk in alcuni grandi enti pubblici locali, le rilevazioni dell’Aica hanno appurato che il 40% degli interventi di assistenza fanno riferimento a esigenze legate alla semplice incapacità delle persone di utilizzare in maniera corretta infrastrutture e programmi. Se a questo si aggiunge che, in media, gli addetti delle Pubbliche Amministrazioni Locali utilizzano il computer per il 69% delle proprie mansioni lavorative, ne consegue che le varie lacune teoriche e la poca dimestichezza degli utenti generano una perdita di tempo di 47 minuti alla settimana; tradotto in termini economici, uno spreco di denaro pari, più o meno, a 1.000 euro all’anno per dipendente.
“Spesso – ha affermato, nel corso della presentazione dei dati della ricerca, Rodolfo Zich, Presidente di Aica – nelle Pubbliche Amministrazioni, quando finalmente si decide di investire in ICT, i vertici aziendali credono che basti mettere a disposizione degli utenti i giusti strumenti per ottenere, automaticamente, l’atteso aumento delle performance e della produttività del lavoro. Non è così. Un approccio di questo tipo, infatti non tiene conto delle necessità legate alla formazione sulle tecnologie per i dipendenti: dipendenti non formati impediscono, nel tempo, di sfruttare appieno i vantaggi della tecnologia e, in certi casi, creano addirittura degli ostacoli. Sapere quali sono le reali capacità tecniche dei propri addetti e agire per colmare eventuali lacune è quindi una mossa indispensabile per una PAL che voglia dirsi efficiente e competitiva.
D’altra parte, negli ultimi tempi lo sforzo degli enti locali, soprattutto le Regioni, sembra essere andato proprio nella direzione di un maggiore impegno profuso a favore dei progetti di alfabetizzazione informatica del personale, come attestato dai dati Aica secondo cui, dopo aver partecipato a corsi di informatica di base, il 23% degli utenti di strumentazioni IT dichiara di ritenere aumentate le proprie conoscenze tecniche, con un aumento della produttività (riduzione del tempo necessario per svolgere determinate operazioni) del 12%, cioè 3.900 euro annui in più per singolo dipendente.
“Questi numeri devono fare riflettere. La PA, nel suo insieme, dà lavoro al 14,6% dei lavoratori italiani, il che la dice lunga sull’impatto che le infrastrutture IT possono avere per l’incremento di redditività dell’intero sistema. La Pubblica Amministrazione Locale, in particolare, è l’interfaccia pubblica più vicina a tutti noi; le sue efficienze e inefficienze influenzano la vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. Pertanto, la possibilità di innovarne i processi grazie alla tecnologia è un’opportunità che tutti i decisori dovrebbero considerare” ha commentato Pier Franco Camussone, relatore della Sda Bocconi e coautore dello studio Aica.

I progetti delle Regioni più virtuose
Friuli Venezia Giulia, Lazio, Emilia Romagna. Queste le Regioni della penisola in cui, secondo lo studio dell’Associazione, le PAL si sono distinte per lo sviluppo di progetti finalizzati alla riduzione del digital divide tra la popolazione. Classificate come attività di e-inclusion perché ispirate al programma europeo per l’alfabetizzazione informatica e-Citizen e strutturate in forma di finanziamenti pubblici a corsi didattici e a progetti infrastrutturali, le varie iniziative di formazione si sono rivolte, negli ultimi anni, alle categorie sociali a più alto rischio di “esclusione IT”, tra cui anziani, inoccupati e casalinghe, di cui il 60% di sesso femminile, il 40% dotato di un diploma di scuola media inferiore, il 51% provvisto di un diploma di scuola media superiore e il 9% in possesso di laurea. I risultati della ricerca Aica mettono in evidenza come, dopo aver partecipato ai corsi didattici, il 78% dei cittadini utilizza Internet, contro una media nazionale di individui nelle stesse condizioni economiche e sociali pari al 31%.
“È palese il ruolo che le Pubbliche Amministrazioni Locali, in virtù della loro prossimità al cittadino e al territorio, possono svolgere rispetto ai progetti di digitalizzazione della popolazione, individuando i soggetti che corrono il maggiore pericolo di esclusione sociale e dando vita a iniziative in grado di rispondere alle specifiche esigenze rilevate; il che, poi, è nell’interesse della semplificazione della stessa attività amministrativa e burocratica che le PA portano avanti tutti i giorni” ha sottolineato Zich.
Stando ai dati, infatti, forti delle nuove competenze informatiche acquisite i cittadini utilizzano il Web innanzitutto per ricercare informazioni e per comunicare: il 95% naviga alla ricerca di materiale informativo, l’83% si avvale della posta elettronica e il 73% legge online giornali e riviste. Last but not least, i servizi di e-government, che diventano prerogativa del 41% degli individui. Una cifra, quest’ultima, rilevante, dal momento che i principali motivi dello scarso utilizzo delle procedure telematiche pubbliche nel nostro Paese, è dovuto, per il 25% dei cittadini interpellati dai Aica, all’assenza di informazione sull’argomento, e per il 16% alle modalità di esecuzione poco chiare. Il tutto, a fronte del 75% degli enti locali con almeno un progetto di e-government attivo, anche se di questi, poi, solo l’8% rende effettivamente possibile ai cittadini avviare e concludere per via telematica l’intero iter legislativo necessario per portare a termine l’esecuzione dei servizi richiesti.

 

E-Gov 2012, un piano digitale per un Paese più innovativo
I progetti in atto per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione Centrale (PAC) ruotano tutti attorno al piano di sviluppo promosso dal Governo come e-Gov 2012. Inaugurato dall’attuale legislatura nel 2009, e-Gov 2012 è coerente con l’analoga strategia europea portata avanti da “Agenda digitale Europa 2020” e risponde all’esigenza di adeguare il livello di innovazione delle istituzioni pubbliche nostrane agli standard comunitari, con particolare riferimento all’obiettivo indicato dall’Unione Europea di riduzione del 25% degli oneri amministrativi a carico dei cittadini e delle imprese entro il 2012.
A fronte di una diminuzione della spesa IT sostenuta dagli Enti del 2,1% rispetto al trend del 2009 (dati Assinform) i progetti del piano di sviluppo sono circa ottanta, raccolti in quattro ambiti di intervento giudicati prioritari: settoriali, perché riferiti alle amministrazioni centrali dello Stato e alle Università, territoriali, perché riferiti sia alle Regioni che ai capoluoghi, di sistema, perché mirati alla costruzione delle infrastrutture, internazionali, perché volti all’adeguamento di queste ultime alle best practice europee. Dopodiché, gli obiettivi del piano sono incentrati, principalmente, sul miglioramento dell’interazione tra la scuola e le famiglie e sulla fornitura agli istituti scolastici di strumenti innovativi per la didattica digitale, sulla possibilità per gli utenti di ottenere la notificazione telematica delle comunicazioni e degli atti processuali e sulla creazione, quanto prima, di valide infrastrutture per l’effettuazione di pagamenti online verso la Pubblica Amministrazione, con un focus sulla riduzione dei costi abbinata ai processi di fatturazione elettronica. Per quanta riguarda i privati cittadini, un progetto tornato in voga negli ultimi mesi è quello relativo al passaporto e alla carte d’identità in formato elettronico; per le imprese, invece, il Governo è attivo per realizzazione di “Impresa in un giorno”, ovvero l’organizzazione di un unico punto di accesso in Rete per gli adempimenti burocratici (iscrizioni ad albi, variazioni, richieste di autorizzazione), in collaborazione con le camere di commercio degli Stati membri UE. Rispetto ai servizi digitali specificatamente messi a disposizione delle imprese, poi, è attiva a Milano l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, che ha come mission la funzione di catalizzatore dei progetti innovativi utili per l’evoluzione economica e sociale del Paese. Prerogative dell’Agenzia, istituita con la Legge Finanziaria del 2006, sono infatti la ricerca di fondi per il finanziamento delle idee di cittadini e imprese, la gestione delle relazioni con l’industria e gli enti sia pubblici che privati e la promozione delle relazioni con i corrispondenti istituti presenti negli altri Paesi europei.