Al venture capital l’ICT non piace più

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Il Monitor dell’Università di Castellanza segnala il declino dell’Information technology. Ora tutti vogliono il Cleantech Bene gli spin off universitari

Qualcosa si muove nel venture capital italiano che dimentica l’Ict e vede crescere gli spin off universitari. I dati arrivano dal Venture capital monitor dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza realizzato con il supporto dell’Aifi (Associazione italiana del private equity e del venture capital) che stima per il 2010 la conclusione di 31 operazioni che arrivano dopo le 20 del 2009. Il 48% degli investimenti è stato effettuato in società del Cleantech (29%), e Biofarmaceutico (19%). Con l’ICT che dal 25% passa al 10%.

 

 

 

La Sanità (13%) conferma l’interesse dei venture capitalist, dimostrando, ancora una volta, l’attenzione per il finanziamento di innovazione e ricerca verso business attinenti alla cura della persona. Questi primi tre settori rappresentano il 61% dell’intero mercato, mentre il resto si distribuisce omogeneamente all’interno di una serie di settori polverizzati più o meno tradizionali.
Per quanto riguarda le dimensioni, misurate in termini di fatturato e solo per quelle società che già generano turnover al momento dell’investimento, mediamente le target presentano un ammontare di ricavi (all’ultimo bilancio disponibile) pari a circa 2 milioni di euro. Con riferimento al numero di dipendenti delle aziende target, il dato medio si attesta a 9 unità, in diminuzione rispetto alle 16 unità del 2009.
Il 50% degli investimenti realizzati è riconducibile ai primi nove operatori, un dato che segnala una maggiore frammentazione del mercato visto che nel 2009 la stessa percentuale era appannaggio dei primi cinque. La quota acquisita dagli operatori è mediamente del 45%, un dato che conferma la propensione dei venture capitalist ad acquisire partecipazioni significative, ma di minoranza, anche se tendenzialmente più elevate rispetto al passato.
Per l’acquisto della partecipazione ciascun operatore ha mediamente impiegato 2,7 milioni di euro, quasi raddoppiando l’investimento medio registrato nel 2009 (pari a 1,4 milioni di euro). Per quanto riguarda l’analisi dell’attività da cui ha avuto origine l’operazione, benché la maggioranza delle società (65%) risulti ancora riconducibile a nuove iniziative generate da imprenditori privati è interessante evidenziare rispetto al 2009 un calo del 23% all’interno di questa categoria di origination.
Rispetto al passato si nota come gli spin off universitari, internazionalmente bacino attrattivo dei capitali di ventura, abbiano intensificato la propria presenza (25% rispetto al 10% del 2009) anche in Italia, paese in cui l’attività di ricerca e sviluppo sembra esprimere maggiore forza in ambito imprenditoriale piuttosto che in ambito accademico.
Risultano, infine, in crescita gli spin off di matrice corporate, giunti a quota 10% (5% nel 2009). In termini di localizzazione geografica delle target, se si tralascia la leadership confermata della Lombardia che rappresenta il 35% del mercato, si rileva una duplice tendenza in atto. Da un lato rispetto al passato, sembra consolidarsi il rallentamento dell’attività in Piemonte (che conferma anche nel 2010 il 10% registrato nell’anno precedente), territorio storicamente prolifico di investimenti per la presenza di un sistema a rete molto attivo nella promozione e sviluppo delle start up in campo high tech e biofarmaceutico (nel periodo 2004- 2008 aveva rappresentato circa il 30% del mercato).
Dall’altro lato, rispetto al 2004-2008, in cui si era censita una sola operazione in Campania, il 2010 conferma il trend di crescita del Mezzogiorno registrato a partire dal 2009. Nel corso dell’anno, infatti, nel Sud Italia, si è rafforzata la presenza di target, in numero pari a 5, che corrispondono al 16% del totale degli investimenti 2010.