Semplicità e leggerezza dell’informazione

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I dispositivi touchscreen come smartphone e tablet creano nuove modalità di comunicazione e di servizi che comportano una trasformazione dei contenuti

Il digitale ha reso i contenuti fluidi, astratti e indipendenti dal supporto fisico e pertanto veicolabili attraverso diversi dispositivi: il digitale è il vero linguaggio universale della nostra contemporaneità, un codice unico per qualsiasi tipo d’informazione (testo, audio, video, immagini). Il consumo di contenuti digitali è aumentato nel corso degli anni e oggi, grazie alla comparsa di nuovi dispositivi mobili, può avvenire in ogni momento della vita quotidiana: smartphone e tablet rispondono a questo bisogno di consentire l’accesso ai contenuti digitali (Internet, ebook, contenuti multimediali) aumentando e semplificando le opportunità di fruizione in qualsiasi luogo e momento. Per questo diversi dati confermano che i dispositivi mobili, come smartphone e tablet, diventeranno nel prossimo futuro i dispositivi più utilizzati per l’accesso a Internet. Un fenomeno che si sta rapidamente estendendo dagli early adopter verso il grande pubblico. Soprattutto la penetrazione dei tablet è destinata a crescere molto velocemente nel breve periodo: nell’ultimo anno, infatti, numerosi brand hanno deciso di entrare nel mercato tablet proponendo diverse soluzioni per fronteggiare il dominio Apple (che ha avuto il merito di rendere, con iPad, il tablet un fenomeno di massa).
L’avvento di questi strumenti dotati di touchscreen e le nuove modalità di fruizione delle informazioni ad esso legati hanno comportato una trasformazione dei contenuti: in breve tempo sia gli sviluppatori sia gli editori si sono dovuti adeguare al cambiamento ripensando il formato dei contenuti in funzione di questo nuovo canale.

Rendere agile e semplice l’accesso all’informazione
I tablet proseguono il percorso iniziato dagli smartphone nell’estendersi a tutti gli spazi del quotidiano: i tablet si inseriscono, grazie a maggiore portabilità e nuove funzionalità, in contesti e spazi che erano preclusi a dispositivi precedenti come desktop e notebook.
Rivoluzionano le interfacce riducendo la distanza uomo-macchina, rendendo ancora più sottile il confine tra realtà fisica e universo dei contenuti digitali: lo schermo del tablet diviene una cornice universale che inquadra lo spazio fluido digitale dell’informazione e consente di gestire i contenuti dell’utente. Crea un rapporto più diretto e agile con l’informazione e i contenuti multimediali ad essa legati, superando la mediazione delle precedenti interfacce: la migliore l’esperienza d’uso per gli utenti scaturisce dall’incontro tra la mobilità degli smartphone e l’elevata usabilità resa possibile dalla maggiore superficie dello schermo e performance dei tablet.
Questi dispositivi proseguono il percorso evolutivo dei media, secondo logiche di immediatezza e trasparenza dell’interfaccia. Per questo “cannibalizzano” gli altri dispositivi e si innestano facilmente nella vita quotidiana degli utenti. Muta così l’immagine che gli utenti hanno del mezzo: sul piano funzionale il Web è sempre più vicino e presente, “a portata di mano” nei momenti di bisogno (infatti, uno dei fattori di maggiore apprezzamento è proprio quello legato alla velocità di accesso alle informazioni: in pochi istanti, con un solo gesto, è possibile accedere a Internet). All’interno di un contesto caratterizzato da un sovraccarico informativo, questi strumenti promettono agilità e semplicità di fruizione (maggiore intuitività di utilizzo, navigazione dei contenuti più rapida). Una conferma di questo è che la sfida tra i brand in questo mercato non è lanciata soltanto sui termini delle prestazioni, ma principalmente nel campo della forma, gestione e disponibilità dei contenuti, ovvero nella capacità di gestire la complessità.

Entrare in con-tatto con i contenuti
L’affermarsi su ampia scala degli schermi touch (Apple ha rappresentato il ruolo di precursore estendendo l’esperienza d’uso di iPhone al formato tablet) ha messo in evidenza la dimensione fisica della relazione tra l’utente e il dispositivo: le nuove interfacce touch ridonano materialità ai contenuti digitali. Attraverso questi mezzi la navigazione dei contenuti diviene iconica, viene ridotta la distanza della mediazione, i contenuti devono essere controllabili direttamente attraverso l’uso delle dita sullo schermo. Questo comporta trasformazioni sui contenuti sia online che offline: assistiamo a un ritorno alle pratiche di lettura tipiche dei contenuti cartacei come lo sfogliare i magazine (che le stesse modalità d’uso e il formato in particolare dei tablet richiamano esplicitamente). Oltre alla componente interattiva tipica del digitale, fanno evolvere e arricchiscono l’esperienza d’uso, per esempio gli schermi multi touch hanno fatto nascere un nuovo gesto, quello dell’ingrandire e ridurre i contenuti sia multimediali sia Web. Cambia il design dei contenuti, che assumono le forme d’impaginazione della carta stampata, mentre questa, secondo un continuo processo di contaminazione, si rinnova seguendo l’aspetto dei formati digitali, dal blog agli aggregatori Web di contenuti.
In termini di evoluzione tecnologica gli schermi multi touch rappresentano non solo una virtualizzazione dei tipici dispositivi di input come mouse e tastiera, ma sono anche un sistema di controllo universale in grado di trasformarsi in modo metamorfico (facendo apparire a schermo l’interfaccia da simulare). Le possibilità di trasformazione dei contenuti digitali giungono quindi a cambiare le forme fisiche dei dispositivi, modificando le interfacce: uno schermo touch screen non ha una forma, ma è in grado di assumere tutte le forme: può trasformarsi in un magazine da sfogliare, cambiando applicazione può diventare un pianoforte da suonare (un esempio sofisticato è l’applicazione GarageBand per iPad che permette di comporre musica e suonare diversi strumenti musicali simulati sullo schermo).
Questo ritorno verso la materialità dei contenuti si alimenta anche del ruolo sempre più centrale del contesto fisico in sede di progettazione dei contenuti: lo spazio fisico, identificabile attraverso gli strumenti di geolocalizzazione presenti negli smartphone e nei tablet, diviene lo scenario nel quale l’utente può essere raggiunto da informazione mirate (da offerte e promozioni geolocalizzate, attraverso Facebook Deals e Foursquare, o gruppi d’acquisto come Groupon, a servizi di mobilità o applicazioni turistiche, basti pensare alle possibilità di Google Street View di incorporare anche le attività commerciali e i punti d’interesse, il tutto amplificato dalla componente social legata ai feedback degli utenti e ai contenuti user generated, foto e video).

Trasformare i contenuti in applicazioni
La navigazione delle informazioni attraverso l’uso delle dita è più di una semplice feature tecnologica volta all’usabilità, essa crea un nuovo scenario: se cambia il modo di fruire i contenuti, cambiano i contenuti stessi. Oggi, per essere competitivi e rispondere efficacemente alle attese degli utenti, non è sufficiente far migrare i contenuti digitali preesistenti, adattandoli a questi nuovi dispositivi, ma diviene necessario ripensarne la forma e progettarli in funzione di quelle che sono le nuove forme e pratiche d’uso. La logica di questi sistemi comporta una frammentazione dei contenuti in singole unità strutturate per rispondere a tipologie mirate di servizi, e la forma di aggregazione dei contenuti diviene l’applicazione. Smartphone e tablet si presentano allora come macchine universali, in grado di integrare e gestire contenuti diversi, unificando semplicità e servizi mirati attraverso contenuti strutturati nella forma di applicazioni specifiche: nasce così una nuova concezione di sistema operativo. “Un’applicazione per ogni tuo bisogno”: è il mantra dei nuovi sistemi operativi mobile. Le applicazioni proliferano, tanto che la competizione tra brand in questo mercato è fortemente condizionata dalle sorti dei due principali sistemi operativi mobile (da un lato iOS di Apple e dall’altro Android di Google) ai quali sono collegati store digitali dedicati, che si fronteggiano sul numero e sulla varietà di applicazioni disponibili. Per avere un segnale, di come sempre questi cambiamenti si riflettano anche sui sistemi tradizionali, basti pensare all’uso delle applicazioni per il browser Google Chrome (scaricabili dal Chrome Web Store).
Il Web stesso e l’accesso ai social network si riconfigurano sul formato applicazione, che può essere vista come una soluzione per scomporre e riordinare l’informazione, ma che in realtà risponde anche a un nuovo modello di business.

Creare nuove forme di erogazione dei contenuti
La risposta per far fronte a questo cambiamento sembra ormai già tracciata: è il modello battezzato freemium, ovvero l’incontro tra la dimensione free e premium, da un lato contenuti gratis come servizi base e vetrina, dall’altro contenuti più pregiati acquistabili attraverso micro pagamenti (una trasformazione già in atto anche su altre piattaforme sul fronte dei contenuti multimediali on demand). Un sistema destinato però a reggersi sempre di più sui ricavi pubblicitari, compensando così i costi degli utenti: l’utilizzo degli schermi touch dischiude infatti nuove possibilità creative soprattutto per i formati multimediali e interattivi, come gli advergame, che possono essere integrati come spazi promozionali di prodotti e servizi all’interno delle applicazioni (un esempio è la soluzione iAd di Apple, di cui addirittura esiste un’applicazione dedicata, chiamata iAd Gallery, per poter consultare il database con tutte le creatività degli inserzionisti).
Il successo del formato applicazione e delle interfacce per touch screen che abilitano la navigazione attraverso le immagini in modo agile e intuitivo, evidenziano, all’interno di un contesto di complessità crescente, un bisogno degli utenti di semplicità e leggerezza dell’informazione, ingredienti che non possono più mancare in un contenuto digitale. Diventerà sempre più strategico sviluppare contenuti di facile accesso in grado di integrare in modo contestuale (con continuità) informazione e contenuti pubblicitari. Per gli autori di questo cambiamento, editori e sviluppatori di software, significa progettare applicazioni in grado di inserirsi (con naturalezza) nel flusso della vita quotidiana.