Consulente d’impresa, figura di trasformazione

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Flessibilità mentale, competenze a tutto tondo, capacità di innovazione: ecco i requisiti che si richiedono a un buon management consultant. Di seguito il punto di vista di Marco Beltrami, Presidente di Apco

Il consulente è una figura storica: da sempre esiste un ‘saggio’ che dispensa consigli sulle migliori strategie d’azione per il successo di un’organizzazione. Forse, pensando al passato, possiamo attribuire a Confucio l’onore di essere stato il primo vero consulente della storia. D’altra parte, è proprio nei nostri giorni che questa figura professionale si trova ad affrontare le sfide più difficili.
Se a livello internazionale il consulente ha un ruolo riconosciuto e consolidato sul mercato, in Italia fatica ancora a veder affermata la propria figura professionale: il motivo è dovuto soprattutto al tessuto territoriale, imprenditoriale e governativo che ci caratterizza.
“Il modello di business italiano – ha precisato Marco Beltrami, Presidente di Apco – , basato sui distretti industriali, e che conta per il 97,3% PMI con meno di dieci dipendenti, è infatti la croce e la delizia di questa professione in Italia. Se da un lato offre un ampio spazio di movimento ai consulenti, che possono offrire la propria expertise alle eccellenze nel comparto meccanico, a quelle nella moda, fino alle nicchie del settore agro-alimentare, dall’altro sono proprio queste micro-realtà a rallentare la diffusione della figura del consulente”.
Cosa deve fare, dunque, un consulente moderno? Ovviamente perseguire il concetto di innovazione. “Non stiamo solo parlando di innovazione tecnologica, con cui viviamo e lavoriamo quotidianamente, ma di innovazione di pensiero. Si tratta di cambiare approccio e di passare alla Consulenza Nova.
Bisogna modificare ‘il cosa’ e ‘il come’ della professione; ovvero, si tratta di innovare l’approccio verso gli strumenti della consulenza e il modo di utilizzarli”.
È, questo, un passo fondamentale, perché il mercato italiano sta cambiando e rispetto al passato sono cambiati i player che necessitano di un servizio di consulenza professionale: l’edilizia e il turismo sono, per esempio, settori che stanno rapidamente modificando il loro approccio alla figura del consulente esterno. A cambiare è anche la competenza del consulente che, insieme alle conoscenze tecniche, deve esibire anche la capacità di comprendere la potenzialità di nuovi strumenti, come il SEO o il Carreer Counseling.
Per non parlare dell’esplosione del Web 2.0, che apre un mercato di supporto alle aziende clienti sull’uso delle tecnologie al proprio interno o verso i loro clienti, e che nello stesso tempo, spinge i consulenti a lavorare tra loro in modo diverso. A tutto questo si deve aggiungere, poi, l’apertura ai mercati globali delle nostre PMI. Le aziende italiane sono, infatti, sempre più attratte dai mercati oltre il Mediterraneo, in particolare dalla Cina. Ciò si traduce nella necessità di sviluppare strategie differenti, con nuovi canali di comunicazione e di presentazione, prodotti sostenibili, e, ovviamente, un differente ritmo produttivo.
Quello che le aziende chiedono oggi ai consulenti di management è valore aggiunto, laddove valore aggiunto significa principalmente disporre di risultati tangibili nel breve periodo, di know-how specialistico e di supporto per il miglioramento stabile delle performance. I clienti oggi tendono a essere sempre più informati, più competenti ed esigenti. Ancor prima di modelli richiedono di avere soluzioni e risultati, di risolvere i problemi e cogliere le nuove opportunità. I clienti vogliono consulenti che siano più informati, competenti ed esigenti di loro. C’è oggi, ed è opportuno leggerlo come un plus, un profondo e condiviso punto di intersezione tra la domanda e l’offerta: la solitudine. “L’accennata realtà economica italiana – ha concluso Beltrami -, il nostro tessuto produttivo, non sono modificabili nel breve periodo e sempre più ‘isolano’ figure specializzate, che troppo spesso vengono banalmente messe in contrapposizione nell’abusato “domanda-offerta”. Cliente e consulente sono esseri umani e troppe volte sono soli nell’affrontare le loro problematiche: rinnova l’uomo perché è dal confronto che arriva il nuovo”.