Ict ancora in crisi

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Il mercato dell’Ict nei primi sei mesi dell’anno ha avuto un calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2010. La digitalizzazione del Paese e il rilancio dei progetti di dematerializzazione della Pa sono le strade indicate da Assinform per rilanciare la crescita

I dati diffusi da Assinform, raccolti dalla società di analisi Net-Consulting, non trasudano ottimismo: il mercato dell’Information and communication technology nei primi sei mesi dell’anno ha avuto un calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2010, attestandosi a circa 28,9 miliardi di euro. “Il calo registrato dalla domanda di It nel primo semestre del 2011, conferma che questo settore in Italia sta vivendo una forte crisi di mercato, che perdurerà nei prossimi mesi, con il rischio di ulteriore aggravamento. A fronte delle caratteristiche recessive della manovra finanziaria di agosto, infatti, siamo stati costretti ad aggiornare le stime sul trend del settore nell’anno, individuando un range che va da una riduzione della domanda It di -1,2% nell’ipotesi più favorevole e a un -2,8% in quella pessimista”. Queste le parole con cui Paolo Angelucci, Presidente di Assinform, ha introdotto la presentazione dei dati sul mercato Ict nel primo semestre 2011.
Entrando nello specifico, il mercato italiano dell’It registra un calo dell’1,7%, trascinato al ribasso dal crollo dell’hardware (-4,1%) con le vendite dei portatili che scendono del 14% e quelle dei desktop del 9. Un segnale positivo viene dai tablet che hanno registrato una crescita del 347% con 398.000 unità vendute e dalla risalita del software a +0,3% rispetto al -1,2 del primo semestre 2010, a riprova che anche se stentano a ripartire i progetti più corposi, le aziende continuano a investire, anche se meno di prima. Altre componenti che hanno sofferto un po’ meno sono legate ai servizi e al software.

Il mercato dell’It in Italia per semestre (1°H 2009 – 1°H2011)

Il mercato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) ha raggiunto i 20.150 milioni di euro con una flessione del 2,7. Tutte le componenti sono risultate in difficoltà: le infrastrutture (-3,3%),i terminali (-0,8%) e i servizi (-2,9%).
Il settore di mercato delle telecomunicazioni legato al fisso e al mobile evidenzia la maturità del segmento mobile accentuando le difficoltà dello scorso anno: -1,4% per il mobile e -4,3% per il fisso. Nei servizi tutte le componenti più tradizionali sono risultate ancora in calo; in crescita solo i servizi a valore aggiunto su rete fissa (+2,1%) e mobile (+6,8%). Il mobile vede crescere ancora del 3,2% (96 milioni) il numero di linee e dell’1,1% quello degli utenti attivi (47 milioni, con più linee, legate anche a Internet key e tablet connessi).

Il mercato dell’Ict in Italia per semestre (1°H 2009 – 1°H 2011)

Per quanto riguarda invece le previsioni sui mercati dell’It e delle Tlc per l’intero 2011, ci si attende un calo delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi) compreso tra il -1,5 e il -4,1%. Per l’It nel suo complesso (hardware software, assistenza e servizi) il calo atteso è più contenuto, tra il -1,2 e il -2,8%.
I dati parlano chiaro, confermati anche dall’indagine fatta a luglio su un campione di aziende associate Assinform da dove emerge con chiarezza che “le medie e grandi imprese dell’It manifestano uno stato di sofferenza sull’andamento dei fatturati (in peggioramento per il 25% delle medie rispetto al 14% rilevato ad aprile, per il 7% delle grandi rispetto al 5% di aprile), segno dei tagli di spesa, del differimento degli investimenti da parte soprattutto dei grandi clienti: la Pubblica amministrazione, il settore bancario, la grande distribuzione, l’industria”. Per quanto riguarda l’occupazione, la gravità della crisi si manifesta con un netto peggioramento del numero dei dipendenti per il 29% delle grandi imprese e il 25% delle medie; per i consulenti il peggioramento riguarda il 25% delle medie mentre nelle grandi imprese riappare la voce “molto peggiorato” per quasi l’8%. Per tutte le categorie di imprese It vale uno stato di crescente indebitamento e l’aumento allarmante della voce crediti insoluti, in peggioramento per il 27% del campione, a fronte del 17,5% rilevato ad aprile.
“Ma attenzione, il rosso dell’It non riguarda solo la crisi di un settore – ha sottolineato il presidente di Assinform – qui siamo di fronte a un pesante colpo di freno sulle capacità stesse di ripresa dell’intera economia italiana. L’It è chiamato più di altri settori industriali a continui e crescenti investimenti per tenere il passo dell’innovazione, la sua capillarità e trasversalità ne fanno un settore base delle economie globalizzate. Le tecnologie digitali, accessibili a tutti a basso costo sono il più potente fattore di accelerazione e moltiplicatore dello sviluppo, con capacità di impattare rapidamente sull’efficienza dei processi, sul valore di prodotti e servizi, sulla qualità della vita”.

 

La digitalizzazione della Pa come fattore di svolta
Tre sono le leve d’azione evidenziate da Assinform per cambiare lo stato dell’arte che interpreta così anche le richieste provenienti dagli operatori nei confronti del governo: scommettere sulla digitalizzazione del Paese da parte del Decreto Sviluppo; impiegare le risorse provenienti dall’asta sull’Lte (l’assegnazione delle frequenze di ultima generazione agli operatori di telefonia mobile, il cui incasso previsto per lo Stato è di circa 3,4 miliardi di euro, ndr.) per rilanciare i progetti di dematerializzazione della Pa e generare nuovi investimenti da parte delle imprese; privatizzare le società pubbliche di Ict con pagamenti certi e aggregazioni delle imprese per condividere servizi e infrastrutture avanzate. Angelucci ha poi concluso che “Non ci sono alternative: la digitalizzazione è un percorso strategico di crescita per il Paese, e di incremento occupazionale”, indicando fra le priorità, a costo zero per le finanze pubbliche: “la rimozione delle condizioni normative che impediscono un’ampia e rapida diffusione dell’innovazione digitale, il rilancio del tavolo sulla banda ultralarga, la privatizzazione delle società pubbliche di Ict, il sostegno ai processi di aggregazione delle imprese per condividere servizi e infrastrutture avanzate, regole concorrenziali e trasparenti per qualificare le gare pubbliche dei servizi It, garantire il ritorno delle investimenti per la Pubblica amministrazione e rendere certi i tempi dei pagamenti”.A oggi, il processo di digitalizzazione nel nostro Paese non è fermo ma si manifesta soprattutto a livello locale, attraverso l’operato di alcune Regioni o a livello spontaneo. Esistono degli esempi virtuosi, per esempio l’Emilia Romagna, dove l’amministrazione regionale, intensificando la digitalizzazione, risparmia su carta, energia, spazi e trasporti per milioni di euro, stimando che se tutte le amministrazioni regionali italiane facessero la stessa cosa risparmierebbero, solo per queste voci, almeno 40 milioni di euro, migliorando anche la qualità dei servizi.