Virtualizzazione client, più sicurezza meno costi

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La migrazione verso nuove piattaforme operative e la necessità di includere dispositivi personali porta a considerare soluzioni architetturali di tipo ibrido

Per il 52% delle aziende la virtualizzazione client avrà una priorità massima nei progetti It entro 12/24 mesi. Questo è quanto emerge da una recente indagine commissionata da Dimension Data a Forrester Consulting, incaricata di sondare le opinioni di 650 decision maker di aziende statunitensi ed europee con oltre 1.000 Pc installati (500 nelle economie emergenti). “Due sono le leve che stanno esercitando una spinta in questa direzione – ha commentato Enrico Brunero, Line of Business Manager Data Center di Dimension Data –: la migrazione dei client aziendali verso Windows 7 e l’uso sempre più diffuso di apparati personali per accedere ad applicazioni d’impresa. Proprio sotto l’influsso di questi due elementi combinati è iniziato un processo di trasformazione del desktop che sta portando i responsabili It a considerare nuove soluzioni architetturali di tipo ibrido”. Buona parte delle aziende sta già iniziando, infatti, a implementare applicazioni Web-based e virtuali con l’intento di ridurre la complessità e liberare i Pc da una serie di richieste come, per esempio, l’elevata capacità di calcolo. Oggi il livello di adozione di progetti di virtualizzazione client sta, quindi, incrementando, passando attraverso la possibilità di scegliere tra diverse opzioni architetturali: dall’hosted desktop virtualization (per cui si accede alle applicazioni in modalità Vdi) all’Application virtualisation and streaming, dalla Local desktop virtualisation agli hypervisor fino ai Cloud-hosted virtual desktop e ai Desktop-as-a-service. “Quello che è certo – ha sottolineato Brunero – è che nessuna di queste opzioni risolve in toto i problemi. La risposta completa arriva da un loro mix, solo in questo modo infatti si fornisce la user experience migliore a una forza lavoro sempre più decentralizzata e mobile”. Dall’indagine emerge infatti che le aziende stanno portando la virtualizzazione applicativa e dei desktop a tutti i livelli operativi: oltre ai classici task worker, nel mirino ci sono ora anche gli information worker, gli utenti remoti e quelli mobili. Più cautela continua a essere, invece, riservata ai progetti di desktop virtualisation indirizzati ai power user, una scelta essenzialmente dovuta a una tecnologia ancora poco matura per il supporto di streaming pesanti.

“Sicuramente il contenimento dei costi, oltre a una maggiore sicurezza e una migliore gestione – ha proseguito il manager – sono i principali driver che spingono le aziende a investire in questa direzione: i progetti di application virtualisation sono in grado, infatti, di far ritardare la sostituzione dei Pc o farli acquistare meno configurati, facendo ridurre i costi Capex della componente client”. Attenzione, però. Per il buon esito di questi stessi progetti è prioritaria la pianificazione di alcuni investimenti all’interno dei data center, solo in questo modo, infatti, le aziende potranno garantirsi l’adeguata infrastruttura a supporto.

Parallelamente alla spinta esercitata dal naturale ciclo di refresh dei sistemi aziendali, i nuovi modelli operativi riscuotono interesse anche per il processo di forte consumerizzazione attualmente in corso, un processo che, in base ai risultati dell’indagine, sembra essere essenzialmente innescato in modalità top-down. “Anche se la maggior parte delle aziende è ancora all’inizio nell’implementazione di programmi “Bring your own device”, il 50% degli intervistati ha affermato di riscontrare nel miglioramento dei servizi autogestiti una ragione primaria di supporto a slate, tablet, netbook e laptop personali, un dato che indica quanto la virtualizzazione desktop e delle applicazioni abbia avuto un ruolo abilitatore chiave, offrendo impulso a una maggiore flessibilità della forza lavoro”.