L’Europa è pronta al Disaster Recovery? La risposta in una nuova ricerca

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Emc presenta i risultati di una survey Vanson Bourne, che ha interessato responsabili It di Europa e Russia. Traccia una mappa, in parte preoccupante, di come viene affrontata la questione del Disaster Recovery nel Vecchio continente.

Oggi tutte le aziende manipolano grandi quantità di dati, da cui dipende la continuità del proprio business, eppure la grande maggioranza dei responsabili It è consapevole di non essere al sicuro e sa che in caso di disastro non avrebbe la certezza di poter ripristinare le attività in un tempo ragionevole.

Questo scenario piuttosto inquietante viene fuori da una survey commissionata da Emc all’istituto indipendente Vanson Bourne e realizzata con un’ampiezza senza precedenti su un tema così delicato.

La ricerca ha interessato Francia, Germania, Italia, Benelux, Uk, Spagna e Russia, coinvolgendo 1750 responsabili It equamente ripartiti tra le varie country, comprendendo aziende tipiche per dimensioni e attività dell’area Emea.

Rispondendo alle 35 domande del questionario, i responsabili It hanno ammesso che le risorse a disposizione spesso non vengono impiegate con oculatezza.
Marco Rocco, Regional Sales Director Backup and Recovery Systems di EMC Italia, presentando la ricerca ha evidenziato come le aziende, anche quando si sono già dotate di tecnologie di deduplica, le sfruttino più che altro per far fronte alla crescita dei dati, mettendo in secondo piano le strategie di Disaster Recovery.

Eppure il 54% delle aziende interpellate ha subito perdite di dati negli ultimi 12 mesi che hanno comportato uno stop delle attività in media per 2 giorni lavorativi, causando cali di produttività nel 43% dei casi, perdite di revenue nel 29% e ritardi nello sviluppo dei prodotti nel 24%.
Tra le cause principali dei disastri al primo posto (61%) ci sono guasti hardware, seguiti da un preoccupante 42% di interruzioni di alimentazione, di cui il 21% riguarda l’energia elettrica dei sistemi di backup, mentre problemi software sono segnalati nel 35% dei casi.
Questioni legate a dati corrotti intervengono nel 25% delle situazioni, errori umani nel 16%, violazioni della sicurezza nel 15% e inefficienze dei service provider nel 14%.

L’intera survey è disponibile a questo link.