Trasporti: investimenti Ict ma con criterio

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Rinnovamento di infrastrutture, sistemi di trasporto e logistica in Europa sono elementi cardine per la crescita futura. Sarebbe però sbagliato lasciarsi trascinare in un impulso all’investimento fine a sé stesso, mentre questo è il momento per procedere con concretezza e visione.

Che quello dei trasporti sia un settore chiave per lo sviluppo lo sanno in tanti. Ne è consapevole l’Europa, che dei 50 miliardi di euro stanziati per le infrastrutture ne ha destinati 31,7 per progetti che rendano migliori e più efficienti proprio i sistemi di trasporto del Vecchio continente.
Secondo la comunicazione Ue, gran parte di questi soldi serviranno per “integrare tra loro le reti nazionali, progettando, gestendo e finanziando collegamenti transfrontalieri”, con un occhio alla sostenibilità ambientale.
Lo sanno anche gli enti locali, che devono affrontare la necessaria trasformazione dei centri urbani e delle grandi aree metropolitane in termini di mobilità sostenibile, driblando tagli di bilancio, cittadini scontenti e repentini cambiamenti politici.
Per capire le dimensioni in gioco, secondo l’ultimo rapporto Assintel, il settore Trasporti e logistica nel nostro Paese, comprendente aerei, navi treni e trasporto su gomma, ha investito 998 milioni di euro per spesa in It nel 2011, di cui la stragrande maggioranza, il 74%, spesi da aziende di dimensioni grandi e medio-grandi. Complessivamente gli investimenti fanno segnare un +2,9% rispetto allo scorso anno, il che non è male vista la situazione congiunturale.
In questi investimenti c’è peraltro un’elevata componente di innovazione e sviluppo, pari al 26%, superiore di sette punti percentuali alla media degli altri comparti, con particolare attenzione allo sviluppo di nuovi servizi e al miglioramento delle performance aziendali. Questo da il segno di quanto trainante sia il settore per un percorso di recupero dell’intero sistema Paese.

 

A caccia di innovazione e performance

Anche per quanto riguarda il prossimo biennio, il rapporto Assintel mette in luce come il 50% dei Cio delle imprese grandi e medio-grandi che operano nei trasporti ritengano che la principale area di investimenti in It sarà la ricerca e sviluppo di nuovi servizi, mentre il 41% indica come priorità la gestione della logistica e del routing e la stessa percentuale è interessata alle performance aziendali.
Per quanto riguarda nello specifico le tipologie di strumenti It a cui i Cio guardano per gli investimenti del 2012, al primo posto ci sono quelli di Enterprise content management, seguiti da Web content management, Business intelligence e analisi delle performance. Seguono a breve distanza le desktop applications e la gestione delle risorse umane, mentre sono fanalino di coda, con interesse espresso da circa il 40% dei Cio, le soluzioni di e-business e Web analythics.
Tra gli strumenti che hanno maggior potenziale di vedere un forte sviluppo nei prossimi anni ci sono poi quelli di Web content management, la creazione di App e le soluzioni per la mobility. Luca Dozio, marketing manager di Tnt Express Italy, in occasione del lancio della nuova app di tracciamento delle spedizioni ha dichiarato: “La digitalizzazione dei nostri servizi è un plus che ci permette di attivare nuovi canali di comunicazione e di approccio al business, ed è un upgrade significativo verso la dimensione 2.0 delle nostre attività”.

 

Lo stato del settore

È evidente comunque che la pervasività delle tecnologie Ict nel settore dei trasporti, a fronte di innegabili vantaggi, in parte immediati, di più in prospettiva, ha portato gli operatori del settore ad avviare negli ultimi anni processi di investimento impegnativi. La crescita di questa voce di spesa, che come primo impatto erode i margini in tempi difficili, non sempre però è stata ben accettata.
Del resto lo sviluppo del settore è legato a quello del Piano nazionale della logistica, e pesantemente frenato dalla difficoltà del nostro Pese di dotarsi di una infrastruttura in grado di attrarre traffici che possano produrre valore aggiunto e da vincoli a carattere spesso locale. Si stima che la mancata realizzazione di opere strategiche e gli altri elementi che costituiscono il gap dell’Italia nei trasporti e nella logistica pesino per 40 miliardi di euro l’anno sul nostro sistema produttivo.
Il problemi, ben noti, riguardano lo scarso adeguamento della rete ferroviaria che porta meno del 10% delle merci italiane a viaggiare sui treni, contro il 20% di quelle tedesche, a fronte di una rete autostradale che si sviluppa anch’essa poco e più lentamente rispetto alla media europea.
Dal punto di vista congiunturale, come evidenzia una nota del centro studi Confetra, lo scenario è quello di un settore crollato nel 2009 ma già in ripresa a partire dal 2010, con una crescita che è continuata nel primo semestre del 2011, con qualche rallentamento nella seconda parte dell’anno.
Da noi il comparto aereo è quasi tornato a livello pre-crisi, mentre il trasporto su gomma, sia nazionale che internazionale, cresce in modo omogeneo tanto in termini di viaggi quanto di fatturato e lo stesso avviene nel trasporto a collettame nazionale.
Quanto al traffico ferroviario, la situazione italiana resta difficile per le ragioni che abbiamo espresso, per cui a fronte di un mercato europeo del cargo ferroviario sempre più interessante e competitivo, che stimola i trasferimenti internazionali, nel nostro Paese si registra un vero e proprio crollo.
Sempre secondo Confertra, i Paesi che continuano a far registrare una crescita significativa sono comunque quelli emergenti del BRIC, mentre i risultati di Giappone e Africa sono influenzati dai noti disastri naturali e sconvolgimenti politici.

 

Il problema dei fondi pubblici

Le possibilità di uno sviluppo armonico e omogeneo del settore trasporti si scontrano però con alcuni dei problemi più tipici del nostro Paese. Se a costituire il gap del settore sono infatti le infrastrutture, la questione più delicata riguarda proprio il reperimento e l’efficienza economica nell’erogazione dei capitali pubblici da destinare a questa finalità.
Peraltro la nota sindrome Nimby (not in my backyard), particolarmente radicata qui da noi, sembra accentuarsi in tempi di crisi, aumentando l’incertezza che grava su ogni nuovo progetto di investimento, in particolare nel settore dei trasporti e della mobilità, rallentando le scelte politiche già complicate dal moltiplicarsi dei centri decisionali a livello locale e di conseguenza degli investimenti necessari per avviare ogni attività.
Questo mentre in Europa si moltiplicano i casi virtuosi di gare tra comunità locali per aggiudicarsi progetti di sviluppo del territorio che, a fronte di limitati disagi ambientali, quasi sempre portano a crescita economica e vantaggi di medio termine per aree più ampie.