L’ agenda digitale in Lombardia

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Abbiamo chiesto a Luigi Pellegrini, al vertice di Lombardia Informatica, come procede la digitalizzazione nella Regione
più ricca d’Italia

Negli ultimi tempi l’Agenda Digitale della Pubblica amministrazione ha ricevuto un nuovo impulso. La Lombardia è da tempo portabandiera di questo processo di rinnovamento, almeno stando alle dichiarazioni dei membri del suo Governo, ma i risultati concreti non sono sempre così evidenti o così semplici da valutare. Abbiamo chiesto a Luigi Pellegrini, Direttore Generale di Lombardia Informatica, di tracciare un quadro di quanto è stato fatto e di cosa avverrà nei prossimi mesi.

Com’è strutturata attualmente la sua azienda e di cosa si occupa?
Lombardia Informatica ha come unico azionista e quindi anche come unico cliente la Regione Lombardia. Tulle le attività svolte sono per la Regione stessa. Guardando il ciclo di attività delle società come la nostra, affini a system integrator, ci occupiamo di analisi dei processi, della fase di realizzazione e della fase di esercizio. Per quanto riguarda le tipologie di attività si parte dal sistema informativo centralizzato della sanità, quello chiamato SISS, per arrivare ai servizi e sistemi che vanno dalla protezione civile all’industria e artigianato, dalle opere pubbliche all’ambiente e territorio. Si mappano quindi esattamente quelli che sono gli assessorati della Regione. La sanità comunque ci impiega circa il 65% in termini di fatturato. Abbiamo più o meno 630 dipendenti con un giro di attività di circa 200 milioni di euro, dei quali più del 65% è affidato all’esterno.
La nostra forza interna è costante, mentre il fatturato può subire delle oscillazioni e questo si riflette sulle attività commissionate all’esterno. La parte che svolgiamo direttamente è quella di raccogliere le esigenze della Regione. Facciamo quindi l’attività demand o di raccolta o di sollecito di servizi forniti all’esterno, quindi ai cittadini, piuttosto che alle aziende presenti sul territorio. Questa, che è la nostra attività principale, viene realizzata attraverso gare con cui vengono selezionati dei fornitori, quindi ci occupiamo della gestione dei fornitori, sia nella fase di sviluppo che nelle attività di esercizio dei servizi erogati.

 

La crisi non vi ha costretto a tagli o a ridimensionare le vostre attività?
No, al momento i volumi sono stabili. C’è particolare attenzione da parte della Regione per avere più servizi a fronte di volumi di costo uguali. Se l’informatica viene utilizzata bene e con un impiego appropriato può portare a dei risparmi. Quindi per Lombardia Informatica più attenzione ma niente tagli in termini di fatturato complessivo.

 

Quanto è utilizzata la Carta regionale dei servizi, che su queste pagine (si veda CBR di Gennaio-Febbraio) il Presidente del Csi-Piemonte ha liquidato come un sistema poco pratico?
Va distinto il progetto dalla carta stessa, che è l’ultimo elemento di un’infrastruttura tecnologica complessa. La Carta è solo uno strumento per accedere, mentre se si vuole andare su una banale username e password piuttosto che su token, c’è già tutto. Il motivo per cui c’è la Carta è semplicemente che la normativa nazionale la prevede, essendo la Crs anche una Cns, ovvero una Carta nazionale di servizi. Per essere il più possibile vicini alla normativa nazionale oggi usiamo la Carta, ma se un domani questa normativa dovesse cambiare noi saremmo ben contenti di adeguarci. Siamo consapevoli che la Carta può essere un deterrente all’utilizzo massivo dei servizi che offre, ma è anche vero che i trend di impiego 
sono in continua crescita. Da quel punto di vista il progetto è in funzione e dà ottimi risultati.
Quel che posso dire è che comunque non siamo fermi. Abbiamo appena rilasciato un progetto pilota su due aziende ospedaliere, che verrà poi esteso a tutto il territorio della regione Lombardia, che prevede l’utilizzo della one time password. Quindi si avrà la possibilità di accedere al proprio fascicolo sanitario elettronico anche con questo meccanismo di accesso. Quindi stiamo cercando di spingere, ove possibile, metodi e strumenti alternativi rispetto al lettore e alla carta. Fermo restando che per l’operatore che deve accedere in modo intensivo a tutti i dati la carta rimane lo strumento più indicato.
Al momento ci sono 6 milioni di fascicoli sanitari elettronici attivi che attiviamo solo nel momento in cui è stato dato il consenso. Il SISS è un servizio che comprende molti servizi diversi, da una parte c’è la possibilità di prenotare, dall’altra gli operatori possono refertare, poi i cittadini possono accedere ai referti e quindi c’è l’accesso ai dati a fini statistici da parte delle autorità sanitarie. La ricetta attualmente è ancora su carta, tuttavia quella elettronica è esistente e ben integrata nel SISS. Non è ancora avvenuto uno switch totale, ma siamo pronti da tempo. Ora con le ultime direttive abbiamo avuto l’ok a procedere e quindi stiamo iniziando la fase pilota. Poi verranno le cartelle cliniche, anch’esse in fase di dematerializzazione. Le reti di patologia, che creano una sorta di ospedale virtuale, sono un’altro progetto realizzato. Gli operatori sanitari che operano su determinate malattie rare possono essere collegati tramite queste reti e permettere ai soggetti interessati di vedere come vengono trattate queste patologie. In questo modo gli operatori possono acquisire competenze che altrimenti resterebbero chiuse tra le mura dell’ospedale. Quindi i servizi sono tanti e crescono costantemente. Per quanto riguarda le statistiche di utilizzo, va ricordato che, diversamente dai servizi bancari, questi sistemi vengono sfruttati più da cittadini con età sopra i 50 anni, che sono i meno attivi nell’uso di strumenti informatici, per questo molti se ne servono attraverso i propri medici.

 

C’è un caso di servizio che avete attivato e di cui potete identificare con precisione il risparmio?
Non è facile rispondere con un dato preciso. Da un lato c’è un miglioramento della qualità e della fruibilità del servizio, dall’altro c’è ancora un’ovvia difficoltà a misurare, mediante un modello di costi, quali risparmi questo servizio possa portare. Per fare un esempio, il problema dei tempi di attesa, endemico per la sanità, comporta che facendo una prenotazione presso un’azienda ospedaliera si debba aspettare a lungo mentre altre strutture garantirebbero le stesse prestazioni in tempi brevi. Questo comporta un sovraccarico presso alcuni ospedali e risorse libere altrove. Con il SISS e il nostro sistema di prenotazione online si risolve il problema, poiché il cittadino è automaticamente informato, in caso di lunghe attese, della disponibilità di altre aziende ospedaliere. Questo porta a una maggiore qualità del servizio ma anche a risparmi, pensando alla minore quantità di persone che si reca agli sportelli. Sono vantaggi che si misurano col tempo, anche perché manca uno storico di analisi puntuale dei costi precedente all’informatizzazione della Regione.

 

Esiste un progetto di open data nella Regione Lombardia?
Sì, il lancio è previsto a breve. Questo mese il servizio è in fase di predisposizione e stiamo coinvolgendo le imprese sul territorio perché possano accedere a questi dati e promuovere iniziative e applicazioni per rendere questi dati utili alle imprese stesse o addirittura ai cittadini. Il progetto open data è corretto ed è importante realizzarlo nella speranza che questo sforzo venga valorizzato. Ci auguriamo che il mercato lo faccia, visto che soprattutto in un momento di crisi può essere un volano in più per investire e raccogliere i frutti nel medio periodo. È una scommessa il cui risultato dipenderà in gran parte dalla qualità dei dati che verranno condivisi e dalla capacità di comunicazione dei vantaggi del servizio.

 

Qual è il tasso di adesione al servizio Muta (Modello unico trasmissione atti) e quando comincerà a generare risparmi?
Il servizio è già attivo, in fase di diffusione e moltissimi comuni hanno già aderito. Sta dando buoni risultati perché aiuta le imprese e i comuni nella diffusione dei dati e negli adempimenti amministrativi.
I risparmi sono di due tipi, quelli delle imprese e quelli della Pubblica amministrazione. È ovvio che più si diffonde maggiori sono i risparmi complessivi. Dipende dal grado di adesione degli enti locali. Naturalmente la Regione non ha un immediato ritorno economico, visto che eroga il servizio gratuitamente, per cui non è facile dire in quanto tempo si può ripagare. Penso comunque che nel giro di un anno un servizio come questo, se usato diffusamente, può tranquillamente andare a break-even.

 

Come risolvete il problema del time-to-market per i progetti legati alla Pa?
Il problema del time to market è un problema comune per tutte le Pubbliche amministrazioni che devono ovviamente seguire un iter procedurale per l’acquisizione di beni e servizi ben definito e con tempi non sempre brevissimi. L’approccio è prima di tutto di cercare di anticipare e prevedere il prima possibile la domanda e cercare con un’organizzazione ben funzionante di ridurre al minimo i tempi. L’introduzione dell’uso dei Function Point per lo sviluppo del software è di supporto ogni qualvolta in fase di gara non sia possibile definire con precisione il prodotto che dovrà essere realizzato.
Non rilasciamo software in beta. La fase di integrazione tecnica e quality assurance, garantisce che nei limite del possibile il nostro software sia error free. Quando si tratta di un servizio nuovo, di cui non sappiano che tipo di impatto potrà avere sul territorio, lo cominciamo a diffondere in un gruppo ristretto di “utenti amici”, ma non perché si presume che contenga qualche errore, ma perché all’atto pratico qualche elemento a livello di processo può comunque non essere stato analizzato fino in fondo.

 

Quali sono i rapporti di Lombardia Informatica con i partner tecnologici?
Lavoriamo con la maggior parte dei grandi vendor di tecnologia nazionali e internazionali, sia a livello di software che di storage, oltre ai grandi system integrator, ma non faccio nomi per evitare di accontentare alcuni e scontentare altri. Per lo stesso motivo generalmente evitiamo di intervenire a convegni e altri eventi legati a qualcuno di questi soggetti interessati. In ogni caso gestendo tutto tramite gare non abbiamo fornitori preferenziali. Non possiamo fare come un’azienda normale che generalmente sceglie pochi partner a cui fare affidamento, ma dobbiamo aprirci ogni volta all’intera offerta di mercato.

 

L’Agenda Digitale sembra ripartire. Siete preparati ai cambiamenti richiesti dai primi provvedimenti di questo Governo?
Ci siamo sentiti un po’ copiati dalle iniziative del Governo sull’Agenda Digitale italiana. Da circa nove mesi esisteva infatti l’Agenda Digitale lombarda, approvata in giunta regionale con un piano serrato di attività da portare avanti che contiene già tutte le cose attualmente previste dai provvedimenti del Governo. Su questo argomento siamo quindi robusti e tranquilli. Dovremo fare solo qualche adattamento per adeguarci alle linee guida impostate, ma avevamo già una struttura che lavorava esattamente in quella direzione. La riprova è anche il fatto che in quest’ultima legislatura regionale è stato aperto l’Assessorato alla Semplificazione e Digitalizzazione, che prima non esisteva e ha come mission proprio lo sviluppo dell’Agenda Digitale della Regione.

 

Il problema però, più che sviluppare nuovi servizi, è di disincentivare l’uso delle vecchie metodologie. Solo così si ottiene un risparmio
Anche questo aspetto fa parte del piano che la Regione Lombardia sta portando avanti. Abbiamo visto grandi risultati quando si è deciso di chiudere un servizio tradizionale, imponendo l’uso di soluzioni online, quindi il percorso è quello. Certo che decisioni del genere vanno ben misurate nelle conseguenze per evitare di dover tornare sui propri passi. Un esempio di servizio tradizionale che è stato recentemente del tutto sostituito con una soluzione digitale è il refertare nella sanità, che ha portato grandi vantaggi.