Il mercato italiano e la Business continuity

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CBRItaly ha incontrato Peter Lambrecht, Managing Director in l’Italia e Vice Presidente Sales in Emea di Emerson Network Power, riferimento mondiale per l’energia e il raffreddamento dei data center

In occasione del convegno organizzato da Emerson Network Power all’Università Sapienza di Roma e dedicato al tema attualissimo della business continuity, abbiamo incontrato Peter Lambrecht, Managing Director in Italia e Vice Presidente Key Account Sales in Emea di Emerson Network Power. Lambrecht è una figura a sé stante nel panorama dei grandi manager che operano nel nostro Paese. Cordiale e capace di esprimere una naturale sensazione di affidabilità, Peter Lambrecht conosce bene il nostro Paese, come testimonia il suo italiano quasi perfetto, e le sue esperienze di Amministratore Delegato in Germania e in Italia lo mettono in una posizione privilegiata per confrontare la nostra situazione con quella del resto dell’Europa.

 

Come funziona la sua azienda nel mondo?
Emerson Network Power è un’azienda che va molto bene a livello globale. Ha raggiunto un fatturato nell’ultimo anno di oltre 24 miliardi di dollari facendo registrare una crescita molto importante rispetto all’anno precedente. Il mercato per il momento è quello che è, lo conosciamo. Tutti viviamo un momento molto difficile, sicuramente in Italia più che in altri Paesi d’Europa, lo so bene occupandomi di clienti strategici in Europa, Medio Oriente e Africa. Questa è la situazione del settore, ma è una condizione che non riguarda noi come azienda.

 

Anche in questo periodo però c’é chi investe per riorganizzarsi e diventare più competitivo
Assolutamente vero, è quello su cui stiamo lavorando anche noi in azienda. In un momento di crisi cerchiamo di continuare ad investire, facciamo acquisizioni e sviluppiamo nuove tecnologie, così da migliorare il nostro posizionamento ed essere preparati appena il mercato sarà pronto a ripartire. Non dico che ci piaccia l’attuale situazione del mercato, ma ne sfruttiamo le opportunità. Sono trascorsi più o meno diciotto mesi da quando abbiamo completato l’acquisizione di Chloride. Abbiamo fatto sicuramente dei grossi passi in avanti nell’integrazione della forza vendita e del nostro gruppo di tecnici di assistenza sul campo. Il più importante lavoro che sicuramente abbiamo già completato è stato unificare la nostra offerta di prodotti. Abbiamo ampliato la nostra gamma integrando le linee di soluzioni Liebert a quelle Chloride per Ups e Avocent per il monitoraggio. Oggi il venditore di Emerson Network Power si presenta così con un portfolio unico e completo di tutti i prodotti per l’ottimizzazione delle infrastrutture It.

 

Quindi il venditore deve avere competenze molto ampie
Sì, abbiamo fatto degli sforzi in termini di cross-training sviluppando le forze interne. In Italia poi abbiamo la fortuna di avere a Castel Guelfo, in provincia di Bologna, un centro di ricerca e sviluppo per gli Ups che ci ha aiutato tantissimo nella fase di formazione della forza vendita e dei tecnici sul campo. Se ci chiede se siamo contenti di aver acquisito Chloride la risposta è assolutamente sì. Si è trattato di una grandissima opportunità e la viviamo ogni giorno. Con Chloride abbiamo anche acquisito un patrimonio di tecnologie e brevetti che portano allo sviluppo congiunto di nuovi prodotti.

 

Si parla molto di eco-sostenibilità e Emerson Network Power è sicuramente molto esposta a questa questione
Noi come azienda sentiamo di avere, a livello mondiale, una forte responsabilità sociale relativamente a questi temi. Abbiamo infatti precise procedure interne di sustainable economy e all’interno del gruppo ci sono iniziative che riguardano anche lo sviluppo dei nostri prodotti. Efficienza e certificazione di tutta l’organizzazione sono per noi elementi di primaria importanza, come pure il rispetto rigoroso di tutte le normative, per noi e per i nostri fornitori. Questo non solo per rispondere a una domanda del mercato, ma perché siamo un’azienda che ha queste tematiche nel DNA e da leader di mercato abbiamo un ruolo trainante.

 

In periodo di crisi è solo l’attenzione ai costi a tenere alte le tematiche green?
È importante il risparmio energetico, ma ci sono anche le normative sempre più stringenti da rispettare, che non si fermano certo in periodo di crisi. E le normative sono diverse a seconda dei Paesi del mondo. Essendo la nostra un’azienda americana le norme Usa ”seguono” il prodotto, per cui dobbiamo rispettarle in tutto il mondo.
Quindi la nostra filiale italiana deve rispettare tanto le leggi italiane ed europee, quanto quelle statunitensi. Le nostre policy sono così rigorose che non temiamo nulla a livello normativo, anche se ovviamente mantenere questo livello tecnologico ci costa molto.

 

In Italia lavorate molto anche con la Pa. Quanto è difficile il rapporto con questi soggetti e quanto è grave il problema dei ritardati pagamenti?
La Pubblica amministrazione italiana, confrontata con gli altri Paesi d’Europa, certamente non è nei top 10. Molti nostri clienti che lavorano soprattutto con la Pubblica amministrazione devono affrontare grandi difficoltà, basti pensare che i termini di pagamento medi dello Stato sono a 300 giorni. È difficile immaginare come un Amministratore Delegato in Italia possa far funzionare la propria azienda in un panorama del genere, ancor più se si fa rifermento a piccole e medie imprese. Dovrebbe esserci maggiore cooperazione fra Stato e PMI affinché anche piccole e medie realtà italiane possano far fronte a questa situazione critica.
I 6 miliardi sbloccati da Monti sono una goccia nel mare ma sicuramente oggi stiamo andando nella direzione giusta, i tempi vanno accelerati perché questo è uno dei freni più importanti allo sviluppo dell’Italia. Noi fortunatamente facciamo parte di un gruppo internazionale e il fatturato che generiamo in Italia è solo una parte della nostra attività. La situazione è complessa ma nutriamo buone speranze su un cambio di rotta, aspettiamo di vedere i fatti ma sappiamo che ci vorrà tempo.

 

Che interessi avete nel settore della Sanità?
Quello della Sanità è sempre stato per noi un settore di particolare importanza. Ma anche in questo campo ci sono tutti i problemi di cui si parlava. Io sono Amministratore Delegato in Italia da un paio di mesi ma quando vedo il livello di burocrazia che c’è in questo Paese mi spavento. La quantità di carte che devo firmare qui è impressionante e mi chiedo quanto valga la mia firma se la devo apporre in continuazione. Penso che in Italia il margine di possibile semplificazione sia enorme, si potrebbe arrivare a ridurre gli adempimenti dell’80-85%. Da qualche settimana si è cominciato a operare correttamente, ma spero che si arrivi molto più lontano. In ogni caso immagino che per snellire del tutto la macchina dello Stato italiano ci vorrà tempo, una generazione forse o anche di più.

 

Siete tra le poche grandi aziende che anche in periodo di crisi avete fatto investimenti. Come avete mantenuto il livello di cash flow necessario?
Non è un segreto che il modello di management di Emerson Network Power sia rinomato a livello mondiale. Ogni mese e ogni anno generiamo risultati positivi che si possono tranquillamente verificare. Nella nostra azienda il rigore dei conti è molto importante.

 

Quali opportunità offre per voi il settore bancario ora che molti istituti sono costretti a rinnovare i loro sistemi?
L’ultimo anno è stato decisamente troppo tranquillo per chi gestiva il settore bancario ma negli ultimi mesi c’è una ripresa.
Sembra si stia avviando quel ciclo di rinnovo che indica come molti siano arrivati al limite di mantenimento dei vecchi sistemi e abbiano quindi sempre più richieste di stoccaggio dei dati a lungo termine.