Il contributo delle Università

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Con Mariano Corso del Politecnico di Milano facciamo il punto su come le Pmi italiane investono su nuovi profili professionali e se il mondo universitario è in grado di offrire personale qualificato

Nel mondo delle Pmi Ict, le professionalità che oggi servono si possono raggruppare in tre macro categorie, secondo quanto sostiene Mariano Corso, Professore Ordinario presso la facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano e membro del Comitato Scientifico degli Osservatori Ict & Management della School of Management del Politecnico. “Persone capaci di gestire la domanda, trasformando in progetti le richieste provenienti dal mercato; persone capaci di fare supply management, quindi qualificare le offerte sul mercato e selezionarle; infine persone capaci di governare in modo dinamico le architetture”. Ci chiediamo se e come le Pmi italiane investono su nuovi profili e se il mondo delle Università sia in grado di offrire personale preparato che possa soddisfare le richieste del mondo aziendale. “Esiste un divario fisiologico tra Università e mondo del lavoro a causa della mancanza di esperienze concrete dei corsi di laurea che sfornano laureati con una preparazione specialistica, anche di alto livello, ma del tutto teorica” spiega Corso. “I percorsi universitari, invece, dovrebbero includere occasioni di esperienze lavorative concrete anche nel rispetto dello spirito della riforma universitaria del 3 + 2 concepita proprio nell’ottica di dare un’opportunità di stage formativi dopo la laurea di primo livello”.
Il Politecnico di Milano, come altri centri di eccellenza in Italia, è certamente attento a questo aspetto di una formazione più esperienziale e ha attivato una serie di iniziative che offrono possibilità concrete ai giovani e alle aziende di incontrarsi. Tra queste il Poliplacement che mette in contatto mondo delle imprese con studenti e laureati, attraverso stage, workshop e molto altro che sta avendo frutti interessanti. “Anche in questi tempi di crisi sono molti i neolaureati che sono riusciti a trovare un lavoro in tempi brevi” sostiene Corso.
Altre iniziative sono lo Start-Up Boosting, indirizzato a persone (o gruppi) in possesso di un’idea innovativa, o alle aziende in fase di start up o alle imprese già avviate che abbiano sviluppato innovative idee di business, per supportarne lo sviluppo. “Perché se ai giovani manca l’esperienza – dice Corso – alle aziende mancano le risorse per far fronte ai cambiamenti dei modelli di business proposti. Le attuali realtà del canale, per esempio, che hanno finora vissuto in una logica commerciale e di prodotto, potrebbero sviluppare competenze interne in grado di fornire i servizi come il cloud. Anche i system integrator medio piccoli si accorgono di avere competenze che stanno per essere superate che, però, tendono a salvaguardare in tutti i modi. Occorre uno sforzo e una capacità imprenditoriale non da poco per affrontare un cambiamento radicale. Per questo, attraverso le nostre attività, cerchiamo di dare una mano a chi ci vuole provare”. Un progetto analogo è lo Start Up Program, volto a supportare start-upper, imprenditori ed executive sempre nello sviluppo di progetti imprenditoriali. “Un esempio è stato lo sviluppo delle app mobile, su cui hanno lavorato molti giovani studenti tanto che ora, il numero delle app di successo sviluppate da aziende italiane è molto elevato” afferma Corso e aggiunge: “Le nuove architetture e tecnologie richiedono professionalità tutte da costruire, ma anche nuove opportunità. La figura del cloud broker che analizza il mercato dell’offerta e configura possibili ambienti cloud da proporre è un tipo di intermediario fondamentale nel mondo Ict di oggi ed è una figura che comincia a essere richiesta. Le attuali aziende del canale Ict potrebbero cominciare a organizzarsi per introdurre al loro interno professionalità di questo tipo”.