Business intelligence e Cloud, incontro utile?

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Dall’approccio glocale alla comprensione del ciclo di vita
delle informazioni per sviluppare soluzioni Bi che funzionano

Cloud computing e Business intelligence: qual è il livello di integrazione, quali sono le sinergie possibili? Qual è il ruolo giocato dal Software as a service (Saas) nel potenziamento delle funzioni chiave della Business intelligence? Uno studio recente condotto da Gartner su un campione di 1.364 It manager e utenti business delle piattaforme Bi, prendendo in esame i dati dell’ultimo trimestre 2011, ha evidenziato che solo il 17% delle organizzazioni ha già provveduto o pianificato la sostituzione di alcune funzioni Bi con offerte cloud o Saas. Circa un terzo (27%) però, utilizza già (o la farà a breve) opzioni cloud/Saas per potenziare alcune capacità di Bi su definite linee di business oppure in specifici domini aziendali. Le proposte cloud/Saas, infatti, sono spesso percepite come proposte più rapide, potenzialmente più semplici da implementare e a costo più contenuto.
Lo studio di Gartner ha sintetizzato la situazione descritta identificando tre driver principali: il cosiddetto “time to value”, legato al ridimensionamento dei tempi di sviluppo e al superamento della frustrazione connessa al dilatarsi dei tempi di implementazione con le soluzioni tradizionali; le differenti dinamiche di costi tra le soluzioni tradizionali (on premise) e i modelli Saas (dinamiche ancora tutte da dimostrare sui tempi Cloud computing e Business intelligence: qual è il livello di integrazione, quali sono le sinergie possibili? Qual è il ruolo giocato dal Software as a service (Saas) nel potenziamento delle funzioni chiave della Business intelligence? Uno studio recente condotto da Gartner su un campione di 1.364 It manager e utenti business delle piattaforme Bi, prendendo in esame i dati dell’ultimo trimestre 2011, ha evidenziato che solo il 17% delle organizzazioni ha già provveduto o pianificato la sostituzione di alcune funzioni Bi con offerte cloud o Saas. Circa un terzo (27%) però, utilizza già (o la farà a breve) opzioni cloud/Saas per potenziare alcune capacità di Bi su definite linee di business oppure in specifici domini aziendali. Le proposte cloud/Saas, infatti, sono spesso percepite come proposte più rapide, potenzialmente più semplici da implementare e a costo più contenuto.
Lo studio di Gartner ha sintetizzato la situazione descritta identificando tre driver principali: il cosiddetto “time to value”, legato al ridimensionamento dei tempi di sviluppo e al superamento della frustrazione connessa al dilatarsi dei tempi di implementazione con le soluzioni tradizionali; le differenti dinamiche di costi tra le soluzioni tradizionali (on premise) e i modelli Saas (dinamiche ancora tutte da dimostrare sui tempi lunghi, cioè oltre i cinque anni); la mancanza di competenze specifiche che stanno spingendo verso lo sviluppo di soluzioni a pacchetto per le applicazioni SaaS.
Stando alle analisi disponibili, quindi, pare che l’orientamento prevalente si focalizzi sull’utilizzo di offerte SaaS e cloud destinate a mercati tradizionalmente poco coinvolti dallo sviluppo di piattaforme Business intelligence, come il settore delle medie imprese che ancora non hanno investito in Bi.

Nuove competenze


Che già si disponga di una piattaforma Bi o che si stia valutando soluzioni puntuali SaaS/cloud, l’urgenza, tipica dell’It contemporanea, sempre più integratore di funzioni di governo e amministrazione e funzioni tecniche, è di strutturare strategie che parlino tanto ai tecnici che agli uomini del business, coloro cioè che prenderanno le decisioni finali.
I centri di competenza per la Business intelligence, presenti soprattutto nella grandi aziende, dimostrano tutta la loro efficacia, affiancando ai temi prettamente tecnologici quelli gestionali, economici e finanziari. Un progetto di Bi, infatti, non si esaurisce con l’implementazione delle soluzioni software ma si nutre dei contributi dell’intero organismo azienda; per questo ha bisogno di strutture agili che possano monitorarne la crescita, intervenendo là dove necessario. Il concetto dei “Centri di Competenza”, noto dalla fine degli anni Novanta del XX secolo, restituisce all’It quella visione sinergica e integrata che viene meno quando le scelte si concentrano prettamente sugli aspetti tecnologici. In senso lato il Centro di Competenza diventa Centro per la Complessità. Nel suo “Introduzione al pensiero complesso”, scritto nel 1990, Edgar Morin a proposito di approcci alla complessità osservò che la complessità è essenzialmente una sfida, che impone la ricerca di “una possibilità di pensare attraverso la complicazione (vale a dire le innumerevoli interrelazioni), attraverso le incertezze e attraverso le contraddizioni”; una ricerca che prelude alla “visione del tutto”, all’ologramma che in ogni suo punto ha tutte le informazioni del tutto.
Ecco, i Centri di Competenza potrebbero essere lo strumento per realizzare questo approccio, in cui incertezze e contraddizioni si incontrano per strutturare decisioni operative sulla base di una strategia quanto più possibile condivisa.

La strategia per la complessità

Costruire una strategia per la Business intelligence che sia comprensibile a un uditorio non tecnico è fondamentale per implementare soluzioni efficaci. Al Symposium It di novembre, a Barcellona, Gartner ha proposto il “decalogo” per costruire una strategia che risponda a queste caratteristiche. Un approccio metodologico sintetico (ricordate la regola delle 5W + H utilizzata per scrivere relazioni tecniche o indagare, in prima battuta, un problema complesso?), una guida utile per scegliere, una sorta di piattaforma per la “complessità decisionale” che dovrebbe superare il rischio della paralisi per analisi così frequente quando sono coinvolte più funzioni aziendali e una molteplicità di viste, tra l’altro una delle ragioni che, ancor oggi, spinge a sospendere programmi articolati di Bi nelle grandi aziende.
Le prime tre regole del decalogo definiscono gli aspetti organizzativi e di leadership: costituire un gruppo di lavoro “cross-functional” che consenta a tecnici e uomini del business di lavorare gomito a gomito; definire un equilibrio tra funzioni centralizzate e decentralizzate; stabilire il supporto alle analisi del business. Le successive tre regole definiscono gli obiettivi del business: creare l’infrastruttura di metriche, sviluppare un approccio collaborativo per le decisioni operative, preparare il confronto con gli utenti/clienti della piattaforma Bi. Le ultime quattro regole coinvolgono le capacità tecniche e si focalizzano sulle scelte tecnologiche: utilizzare informazioni esterne, valorizzare le performance, sviluppare soluzioni user-friendly, evitare standardizzazioni che leghino a fornitori unici. Per la sua natura squisitamente metodologica, il decalogo offre spunti interessanti anche per le piccole e medie aziende (al di sotto dei 250 dipendenti) che rappresentano il 99,9% dei quasi quattro milioni e mezzo di imprese italiane tuttora attive. Dai dati del Rapporto “Financing SMEs and enterpreneurs” pubblicato dall’Ocse a metà aprile, emerge che il 95,6% ha meno di nove addetti: microimprese chiamate però a un confronto globale che necessita di strumenti altrettanto efficaci delle grandi. Sarà interessante osservare lo sviluppo di cloud e Saas proprio in questo settore, per verificare se la logica dei distretti e delle aggregazioni consentirà di sviluppare soluzioni condivise per una pluralità di microimprese. Da questo punto di vista, la sfida dell’It contemporanea è anche la sfida della visione glocale, del pensare globale e agire locale, reso ancor più acuto dalla diffusione dei social media che aprono finestre locali in una casa globale, in cui, virtualmente, tutti possono sapere di tutti. La Business intelligence si confronta oggi non solo con soluzioni Saas e cloud; il terreno di dialogo è prima di tutto quello della crescita del volume delle informazioni, della velocità di condivisione, della varietà dei dati disponibili. Cambiamenti la cui magnitudo deve essere valutata lungo l’intero ciclo di vita delle informazioni. Quando Internet fece la sua comparsa si disse che avrebbe superato il paradigma della dimensione aziendale; la storia recente ha dimostrato che l’equazione è ben più complessa di come fu presentata ed è ancora presto per verificare la tesi; tuttavia l’approccio glocale propone una rivisitazione dinamica del concetto di dimensione, in cui la Bi, come parte integrante dell’infrastruttura informativa, potrebbe avere un ruolo concreto.