L’insuccesso della borsa incrina l’icona Zuckerberg

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Più che il film con la storia, più o meno romanzata, della nascita di Facebook, a rovinare l’immagine della icona emergente Zuckerberg, potrebbe essere il flop della quotazione in borsa che ha portato nel limbo dell’incertezza azionisti, investitori ma anche molti sostenitori delle capacità taumaturgiche e di business del fondatore del più popolare social network del momento

Prima dell’IPO era impossibile parlare male di Marc Zuckerberg, ma oggi le cose sono molto diverse. Il profondo rosso, che l’insuccesso della quotazione in borsa di Facebook ha provocato nelle tasche di molti investitori e azionisti, malgrado Facebook continui a macinare utili al solito ritmo, ha rotto l’incantesimo sulla persona che, più di altre, nella cultura para-religiosa di Silicon Valley, aveva puntato a sostituire la figura carismatica di Steve Jobs. Questa rottura si manifesta nelle notizie relative ad un possibile passo indietro di Mark Zuckerberg da CEO della sua creatura miliardaria che coinvolge online più di un miliardo di persone.

 

Un passo indietro o una nuova bolla?

Ne parla apertamente il Los Angeles Times con un articolo che descrive uno scenario nel quale il numero uno di Facebook si potrebbe ritagliare un ruolo esecutivo legato all’innovazione tecnologica ma rinuncerebbe alla posizione di CEO. Una posizione questa, che andrebbe ad una persona meglio preparata a far fronte alle operazioni finanziarie e nel coltivare (ricostruire) le relazioni con le comunità finanziarie stesse. Una posizione nella quale il ventottenne Mark Zuckerberg non ha brillato per capacità e attitudine. Noto come “the Facebook Freeze” il caso di Facebook non è isolato. Il deciso flop delle quotazioni in borsa va di pari passo con le difficoltà di altre realtà Internet importanti come Groupon (social shopping) e Zynga (social gaming). Con l’unica eccezione di Linkedin (professional networking), sembra che un grande gelo stia calando nuovamente sul ricco mercato borsistico di Internet. Il gelo in arrivo fa temere lo scoppio di una nuova bolla Internet che potrebbe fare male a molti. Il crollo di Facebook, da una capitalizzazione di circa 100 miliardi di dollari agli attuali 40, rischia di trascinare con sé anche molti altri protagonisti del listino tecnologico. Un rischio che può venire imputato e fatto pagare dalla comunità finanziaria direttamente a Mark Zuckerberg.

 

La paura del contagio

Dalla quotazione di Facebook in borsa, sono numerose le riflessioni di analisti finanziari, riportate dai media, nelle quali si sottolinea l’inadeguatezza di Mark Zuckerberg nel ruolo di CEO e si sottolinea l’urgenza di una sua sostituzione. L’urgenza sembra, in molti casi, suggerita dal continuo trend negativo delle azioni Facebook, ma soprattutto dai timori della bolla e del contagio. A preoccupare è l’alto volume di affari che interessa Facebook e che indica la ricerca di strategie di uscita da parte di un numero elevato di investitori. Se Facebook continuasse a perdere valore in borsa, l’insuccesso potrebbe incidere anche sull’immagine e sul business dell’azienda. L’immagine passerebbe da vincente a perdente e potrebbe allontanare i molti che ancora oggi utilizzano il social network come strumento promozionale e pubblicitario. Pur riconoscendo che non tutte le responsabilità sono da attribuire a Zuckerberg, la comunità finanziaria gli addebita numerosi errori, in primis il posizionamento stratosferico iniziale dell’IPO con il valore dell’azione stimato 100 dollari, rivelatosi poi immediatamente una follia.

 

Troppo giovane per il suo ruolo

L’indifferenza mostrata nei giorni immediatamente successivi al fallimento dell’IPO, è stata vissuta dal mercato finanziario americano se non come un insulto, sicuramente come una mancanza di rispetto, sintomatica di una scarsa conoscenza del nuovo contesto di business in cui Zuckerberg aveva puntato per vincere nuovamente. Per alcuni, ciò è stato collegato alla giovane età che lo hanno portato a cercare il compiacimento dei suoi interlocutori piuttosto che a mostrare maggior senso di responsabilità. Non tutta la stampa condivide il criticismo diffuso fin qui riportato. Ma la mancata condivisione suona come ancora più preoccupante per il contesto finanziario nel quale si muove Facebook. Chi non condivide le critiche a Zuckerberg infatti ritiene che il flop in borsa sia dipeso principalmente dalla percezione che il valore e la potenzialità in termini di crescita di Faceboolk fossero altamente sovra-stimate. Questa percezione, se allargata ad altri attori del mercato, alimenta il timore di una nuova bolla Internet e rischia di mettere in seria difficoltà tutte quelle realtà che hanno vissuto di rendita sul successo delle loro soluzioni tecnologiche di cui Facebook è stato pioniere e alfiere. Difficile immaginare se e quando la bolla possa scoppiare. Tuttavia è più facile prevedere che il ruolo di Zuckerberg come CEO di Facebook verrà comunque messo in discussione. Una soluzione valida per battere lo scetticismo ormai diffuso della comunità finanziaria e per far recuperare valore alle azioni di Facebook in borsa, operazione dalla quale lo stesso CEO attuale trarrebbe notevoli vantaggi e che, proprio per questo, sembra ancora più plausibile. Se avvenisse, quale ruolo potrebbe ricoprire Marc Zuckerberg? Probabilmente come molti sembrano suggerire, quello di Chief Product Officer.