Convergenza di idee, convergenza di tecnologie

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Dall’ultimo libro di Kevin Kelly agli studi di Dunbar alla McGill University, la ricerca di approcci collaborativi per costruire idee creative, che per Gartner sono necessari a sviluppare tecniche Ucc veramente efficaci

Kevin Kelly nel suo “Quello che vuole la tecnologia” (edito in Italia nel 2011 da Codice Edizioni) ha dedicato un capitolo assai interessante alla convergenza, convergenza di idee innovative e di tecnologie. A partire da un’argomentata disamina su invenzioni e teorie scientifiche nella storia, Kelly osserva la frequenza con cui compaiono medesime invenzioni, messe a punto però in maniera indipendente ma contemporanea, notando come la “comparsa di archetipi morfologici suggerirebbe (…) che l’invenzione tecnologica ha una direzione, un’inclinazione in una certa misura indipendente dai suoi inventori umani”. Kelly va oltre e ricorda che “in tutti i campi della tecnologia non è raro trovare invenzioni indipendenti, equivalenti e simultanee. Se questa convergenza indica che quelle scoperte erano inevitabili, i rispettivi inventori apparirebbero come i “canali” attraversati da invenzioni che comunque sarebbero avvenute”.

 

Di primo acchito le parole di Kelly suonano come un richiamo deterministico; non è così; a stimolare la riflessione, piuttosto, c’è la sincronicità, aspetto oggi ben documentato grazie ai dati disponibili (Kelly cita, per esempio, gli studi di Dean Simonton), diffuso nel passato e ancor più comune oggi, in epoca di comunicazione capillare. A essere inevitabili non sono le tecnologie, sono piuttosto le idee generali, i principi fisici a cui si ispirano; la loro ingegnerizzazione, invece, è il frutto della genialità, della fantasia, della creatività del singolo inventore o della specifica équipe di lavoro.

La tesi di Kelly che pervade l’intero volume è stimolante; approfondisce teorie già note in altri ambiti e ripropone con forza l’ipotesi che le tecnologie “siano come organismi che richiedono una serie di sviluppi per poter raggiungere un determinato stadio.” In questa ottica, le reti informative disponibili si comportano come catalizzatori; se cresce il numero delle idee circolanti, cresce la probabilità che una nuova invenzione possa irrompere nel contesto socio – economico. Nell’evoluzione dell’Ict, la convergenza delle tecnologie della comunicazione e della collaborazione in quanto principio generale è un approdo “naturale” a cui i tempi daranno forme e risposte diverse.

 

L’Ucc secondo Gartner

Come evidenziato da Gartner nel Symposium 2011 di Barcellona, negli ultimi trent’anni la standardizzazione degli investimenti in comunicazione e collaborazione si è trasformato nel mantra più diffuso, un mantra però che non ha tenuto conto del fatto che un’unica soluzione non può (almeno fino a oggi) soddisfare tutte le esigenze di una realtà in costante trasformazione. Dall’incontro delle specificità può nascere il nuovo e il nuovo, in una rete di idee, si concretizza anche nella convergenza di tecnologie: prodotti per le comunicazioni (e-mail, instant messaging, web conferencing, spazi collettivi di lavoro) diventano strumenti di collaborazione e si aprono a servizi inediti. È la dimensione delle Unified Communications and Collaboration, da declinare in approcci tattici diversi, in funzione delle tecnologie e delle applicazioni individuate e degli obiettivi di governance stabiliti. Come rilevò Gartner già nel 2007, con un’indagine specifica condotta su 300 organizzazioni It impegnate nello sviluppo di soluzioni Ucc, i benefici più interessanti si registrano nell’ambito delle modalità di lavoro di dipendenti e collaboratori, a cui si affianca la produttività individuale, la capacità di comunicare su reti distribuite, il potenziamento del servizio al cliente.

 

Molta la strada percorsa dal 2007 a oggi e Gartner si attende nuovi cambiamenti da qui ai prossimi cinque anni, frutto dell’evoluzione progressiva delle tecnologie a partire dalla larghezza di banda, passando per spazi di lavoro “mobile”, applicazioni condivise e contextual collaboration, quest’ultima resa possibile da un portafoglio sempre più ricco di tool Ucc, tra questi quelli “social”. Sono sempre più numerose, infatti, le aziende che offrono una gamma articolata di tool di social software e di strumenti per la collaborazione; la difficoltà, in questo caso, sta nell’individuazione delle aree di sovrapposizione delle funzioni da cui dipende l’uso efficiente del servizio proposto, difficoltà superabile solo attraverso un’analisi di dettaglio delle aspettative e delle finalità degli utilizzatori. La scelta del social software, infatti, non può prescindere dalle peculiarità delle cultura d’impresa e dalle competenze specifiche del singolo utilizzatore, oltre che degli obiettivi di business attesi.

 

La gestione della dimensione “social”, inoltre, deve tener conto della distribuzione anagrafica, variabile tuttora sensibile vista l’eterogeneità delle generazioni impegnate, approdate all’uso degli strumenti informatici in età diverse e proprio per questo più o meno versati nell’uso di modalità di comunicazione e confronto mediati da strumenti digitali. Che si tratti di immigrati o nativi digitali, la domanda da porsi, però, è un’altra: la costante condivisione di idee porta davvero a un valore aggiunto per l’impresa? Se torniamo al concetto di convergenza di Kelly i dubbi sono pochi: più idee circolano, più fertile è il terreno per le novità. Semmai le difficoltà si concentrano nelle modalità di amministrazione e governo della complessità.

 

Esiste dunque un limite dimensionale alle comunità, un limite oltre cui i contatti tra persone, ancorché virtuali, diventano ingestibili e alla fertilità della molteplicità di sostituisce il caos della numerosità? Gli studi di Dunbar alla McGill University, nei primi anni Novanta e descritti da Steven Johnson in “Dove nascono le grandi idee” (Editore RCS Libri, BurSaggi, 2011), hanno evidenziato tutte le criticità delle reti troppo estese e hanno anche messo in luce come, almeno in ambito scientifico, lo strumento più produttivo per generare buone idee resti proprio il contatto umano generato nelle riunioni, in cui idee diverse si confrontano utilizzando tutta la ricchezza dei codici di comunicazione disponibili.