L’azienda in tasca

206

Nei prossimi anni si lavorerà più su device portatili che negli uffici. Con logiche cloud i sevizi dell’azienda, verso dipendenti e clienti, saranno distribuiti attraverso applicazioni facili da usare, leggere e multipiattaforma. Nella realizzazione di queste app e nella capacità di dominare il disordine nel mercato dei dispositivi mobili c’è la chiave dell’It di domani

 Chiunque debba gestire un team di sviluppo software sa di avere di fronte la sfida delle applicazioni per il mobile, che si pretende abbiano tempi di rilascio ridottissimi e, raggiungendo spesso un pubblico ampio, garantiscano una user experience gradevole e senza errori, confrontabile con quella delle soluzioni consumer.
Inoltre devono funzionare su device di ogni tipo e assicurare la sicurezza necessaria a non aprire a chiunque le casseforti dell’azienda. Secondo uno studio commissionato da Ca a Coleman Parkes, su 100 interviste a responsabili di aziende italiane che fatturano almeno un miliardo di euro, 44 dichiarano di produrre più di 8 applicazioni l’anno e 40 nel prossimo anno prevedono di dover aumentare questo ritmo. Ovviamente è il mobile a spingere questa crescita, e porta con sé molti cambiamenti nei metodi di lavoro e nei modelli di business delle aziende.
E se questo vale per le grandi realtà, sono le medie e le piccole imprese che nelle attività mobile possono trovare il punto di svolta per il loro business e non possono permettersi di rimanere indietro quando tutta la concorrenza si muove in questa direzione.
La gestione delle soluzioni mobile, considerando anche le questioni legate alla loro sicurezza, è destinata quindi ad assorbire sempre più risorse in termini di budget e di personale interno dei servizi informativi dell’azienda. Anche perché molti si sono resi conto che curare internamente lo sviluppo delle applicazioni mobile costituisce un punto di forza e arricchisce l’azienda di un know how facilmente riutilizzabile.

 

Tre piattaforme per il futuro
Non è difficile intuire quali saranno i device con cui gli It manager si troveranno a confrontarsi nei prossimi mesi.
Soprattutto per quanto riguarda i tablet, destinati in gran parte a sostituire i piccoli notebook nell’uso quotidiano, l’arena è a disposizione dei soliti tre big, Microsoft, Google e Apple, tutti al lavoro sulla prossima generazione di dispositivi ad elevata integrazione tra hardware e software. In effetti, con buona pace dei produttori di solo hardware, le aziende sarebbero ben contente di poter realizzare interfacce e applicazioni su piattaforme ad alto livello di standardizzazione, senza dover fare i conti con cento configurazioni diverse per lo schermo, la Cpu e i dispositivi di input.
L’annuncio quasi contemporaneo del lancio di Surface e Nexus 7 è stato quindi accolto con favore da molti soggetti interessati, ed è prevedibile che visti i prezzi e le caratteristiche questi sistemi conquisteranno significative fette di mercato. Ma quali sono queste caratteristiche e come sono conciliabili con le esigenze delle imprese?

Apple e lo sviluppo di iOs
Che la brillante società di Cupertino creda nel suo pulito sistema operativo mobile è evidente dal percorso convergente che iOs e OsX compiono da diverse generazioni.
In effetti, mentre il software che gestisce iPhone e iPad si arricchisce di funzionalità, pur manifestando ancora limiti di versatilità rispetto ai concorrenti, il sistema operativo per desktop e notebook con Mountain Lion moltiplica gli elementi dell’interfaccia in comune con tablet e affini.
Apple per quest’anno non ha esaurito le carte da giocare per difendere la sua posizione assolutamente dominante sul mercato dei tablet e al primo posto, affiancata a Samsung, anche in quello degli smartphone. A inizio ottobre dovrebbero cadere i veli del nuovo iPhone 5, probabilmente realizzato con nuovi materiali ad alta resistenza, che lo renderebbero più gradito anche per impieghi business, mentre si fanno più insistenti anche le voci di un iPad da 7”, meno costoso e più portabile del modello attuale.
Le soluzioni Apple piacciono per la stabilità e per il maggior controllo di qualità nell’accesso dei produttori di software allo store, ma la rigidità della piattaforma, pur rispecchiando una tendenza alla semplificazione tuttora in atto, resta un limite per le applicazioni più sofisticate.

Google abbassa la soglia con Nexus 7
Un tablet basato sul più avanzato Android 4.1, con processore Tegra 3 quad core e schermo da 7” venduto a 249 euro può cambiare lo scenario di un mercato finora orientato sui prodotti della mela morsicata.
Android resta a metà strada tra il rigido iOs e il versatile Windows, e la sua logica aperta è facilmente dominabile dall’It aziendale. Per contro la sua diffusione e la facilità con cui può essere maneggiato dagli sviluppatori lo hanno reso il sistema mobile più soggetto ad attentati alla sicurezza.
Realizzato insieme ad Asus, il Nexus 7 inaugura però un nuovo corso per la filosofia delle soluzioni Android. Si perdono infatti elementi di versatilità poco controllabili, come l’Usb On-The-Go, per inseguire Apple in una logica sempre più chiusa e clod-based, com’è ovviamente nelle corde di Google. E sempre più cloud nel mobile fa rima con sicurezza.

Microsoft fa Surface anche per le aziende
Il nome del primo tablet progettato interamente a Redmond deriva dalla una ben nota soluzione professionale basata su schermo touch di grandi dimensioni.
In realtà non è la prima volta che Microsoft si cimenta nella realizzazione di hardware mobile. Negli Stati Uniti, ad esempio, Zune è stato a lungo un concorrente dell’iPod, e in fondo anche l’Xbox non è molto diversa da un buon Pc camuffato. Ma è la prima volta che un prodotto Microsoft va direttamente in concorrenza con i device di molti clienti tipici delle licenze di Windows. La scelta di tempo, comunque, per una volta è corretta. Il tablet sta entrando in azienda, Windows 8 ha bisogno di un device simbolo su cui mostrare la sua vocazione touch e Surface è un prodotto capace davvero di sostituire un notebook, specie se il costo sarà contenuto come previsto. Esiste infatti in due versioni, una basata su Cpu Arm dedicata al mercato consumer, e una assai più performante basata su Core i5 e pesante comunque meno di un chilo. Tra un paio d’anni è probabile che i client in azienda saranno tutti così.