Gli acronimi dell’Ict mobile

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Bric e Byod: due sigle strettamente connesse, pur essendo espressione di ambiti assai differenti. Culture diverse condividono la medesima tecnologia, ma è l’uso della tecnologia a trasformarne le caratteristiche

Bric, ormai ci è familiare, indica i cosiddetti Paesi in via di sviluppo (Brasile, Russia, India, Cina) di fatto le attuali locomotive del mondo che anno dopo anno erodono posizioni sostanziali in tutte le graduatorie degli indici di performance dei Paesi. Un po’ meno noto, forse, Byod che sta per “Bring your own device”, ovvero porta con te il tuo dispositivo mobile (dallo smartphone al tablet) anche nel tuo ambiente di lavoro e usalo liberamente. Bric e Byond si stringono la mano e lo fanno perché i Paesi Bric non solo stanno trainando l’economia del mondo, ma dimostrano di essere i Paesi con i tassi di natalità più elevati e il maggior numero di giovani impegnati nel mondo del lavoro, la cosiddetta Generation Y, sempre connessa e poco incline a rinunciare alla tecnologia che ne accompagna la crescita da quando sono nati. Come accadde a fine anni Novanta con la diffusione di Internet e dei primi cablaggi, i Paesi non ancora sviluppati in alcuni ambiti tecnologici risultano avere un vero e proprio vantaggio competitivo, perché gli investimenti consentono di concentrarsi sin da subito sul nuovo, piuttosto che integrare ciò che esiste già. E’ accaduto per le infrastrutture tecnologiche, accade ora per gli stili di governance. Un’indagine condotta da Gartner nel novembre 2011 su un campione di organizzazioni con oltre 500 dipendenti, negli Usa, nei Bric, in Germania, nel Regno Unito, in Australia ha messo in luce la propensione allo sviluppo di specifiche politiche per la costruzione di una “Mobile Organization” proprio con scelte Byod; l’86%, per esempio, ha dichiarato di aver già pianificato nell’arco di quest’anno la consegna e l’utilizzo dei media tablet; molto diffusi anche gli investimenti nei data center e nell’adozione di driver tecnologici innovativi, come l’Hvd (hosted virtual desktop) per la mobilità aziendale, più frequente nei Paesi Bric.

 

I rischi del Byod

La diffusione delle politiche Byod porta con sé inedite richieste di sicurezza, vere e proprie sfide che, a ben pensare, accompagnano la storia dell’Ict contemporanea dalla sua nascita; ogni grado di libertà conquistato dal sistema (in questo caso l’utente che utilizza i propri dispositivi) si trasforma virtualmente in una nuova minaccia da affrontare, su cui è necessario lavorare tanto sul piano tecnico che culturale. Come accade per la sicurezza sui luoghi di lavoro, la nuova matrice del rischio si sviluppa sulle due dimensioni, prevenzione e protezione. Il rischio è funzione tanto della frequenza che della magnitudo del danno generato e la matrice del rischio permette di valutarne la consistenza, per fissare le priorità di intervento. La valutazione della sicurezza di dati e informazioni, nel suo approccio più generale, non fa eccezioni rispetto al modello descritto; per ridurre il rischio devo agire sulle due dimensioni, cercando misure collettive per contenere la frequenza degli eventi dannosi e la protezione, per ridimensionare l’entità del danno generato. L’indagine di Gartner ha evidenziato che le preoccupazioni principali in tema di sicurezza coinvolgono l’utilizzazione a fini personali dei dispositivi “mobile” impiegati e l’implementazione di nuove piattaforme “mobile”, temi caldi che richiedono l’individuazione di tool Mdm (Mobile device management), sistemi di controllo degli accessi (Nac) e protezioni dei dati (Mdp). A questi aspetti si affiancano le esigenze di manutenzione; il 32% del campione intervistato offre già supporto tecnico agli smartphone, il 37% ai tablet, il 44% ai laptop, percentuali che variano sensibilmente in funzione dei paesi, più alte però nei paesi Bric, dove il servizio proposto e di conseguenza l’ampio ricorso ai dispositivi personali riduce tra l’altro i casi di furto. L’esperienza Bric, il confronto con il cosiddetto Occidente dimostra tutte le specificità culturali che caratterizzano i Paesi. Culture assai diverse condividono la medesima tecnologia, ma è l’uso della tecnologia a trasformarne le caratteristiche, facendo emergere le peculiarità socio-culturali, frutto di modalità di fruizione diverse, espressione delle generazioni coinvolte.