Casaleggio: la rete sta cambiando tutto

427

Dalle aziende allo Stato, passando per nuove modalità di ragionamento collettivo. Questo lo scenario che la rete ci prepara, secondo il pensiero di Gianroberto Casaleggio, l’uomo che ha inventato il blog di Beppe Grillo

Non è passato molto tempo da quando manager, comunicatori e altre persone importanti della nostra società confessavano senza pudori la loro scarsa dimestichezza con le tecnologie della rete, talvolta aggiungendo qualche tocco di spocchiosa superiorità. Oggi le cose sono cambiate, nessuno può trascurare l’importanza della rete. Non si può ignorare che rete e i dispositivi che ci consentono d’essere connessi in qualsiasi luogo e situazione stiano cambiando in profondità il nostro modo di vivere e d’intessere relazioni sociali, con conseguenze paragonabili alle grandi invenzioni del passato, come il motore a combustione interna, o la generazione elettrica. Consulente aziendale per mestiere, sperimentatore per vocazione, Roberto Casaleggio è finito, suo malgrado, alla ribalta delle cronache per l’appoggio tecnologico dato a Beppe Grillo e al movimento da questi creato. Un’esperienza “di successo” che conferma la portata dei cambiamenti innescati dalla rete, di cui Casaleggio ci dà una panoramica in questa intervista.

Impresa e Internet qual è il rapporto?

Non si può eludere il cambiamento che deriva dalla rete. Un’impresa che non tiene conto di questo è destinata, presto o tardi, a chiudere. La rete non è infatti solo un acceleratore dei processi, ma cambia i modelli di business. E questo è vero anche in settori tradizionali, molto diversi: alimentare, editoriale, manifatturiero. La rete richiede investimenti e la volontà di affrontare il cambiamento. L’azienda deve infatti “cambiare pelle”, acquisire competenze, sviluppare nuove modalità di relazione all’esterno come all’interno e, molto spesso, superare le resistenze da parte dei quadri dirigenti che vedono messe a rischio le loro posizioni. E’ già successo con l’introduzione delle Intranet nelle grandi imprese. Se, da una parte, l’uso esteso delle funzioni di comunicazione e crowdsourcing consente di recuperare efficienza e aumentare il valore dei prodotti, dall’altra può rendere inutile il 30% delle posizioni di lavoro tra quadri medio-alti. Non affrontare il problema non è la soluzione. Espone comunque l’azienda al rischio di dover cambiare, in modo più traumatico, sull’onda di qualche emergenza.

Come dev’essere la nuova impresa di successo?
L’azienda-rete è diversa da una società tradizionale, perché si concentra sul core business e dà tutto il resto del lavoro all’esterno. Il business in rete ha caratteristiche peculiari e può richiedere modifiche ai prodotti. E’ il caso, per esempio, dei giornali online che diventano più simili ad aggregatori di contenuti che ai giornali che si trovano in edicola. C’è insomma, la necessità di ridisegnare prodotti e modelli di business e e, in molti casi, la cosa non è semplice. Ci sono esempi virtuosi, come Rayan Air che con una struttura a rete ha realizzato servizi competitivi low-cost, facendo concorrenza alle società tradizionali, ma anche cambiando per sempre la cultura del viaggio, rendendo raggiungibili in volo molte nuove destinazioni. Un altro esempio virtuoso è Yoox, una società italiana che distribuisce in tutto il mondo prodotti di abbigliamento e moda, dimostrando come si possano abbattere i costi per raggiungere nuovi mercati e fare business in tempi di crisi.

In Italia possono nascere imprese rete?
Se guardiamo alla Borsa USA e alle società che sono ai vertici per capitalizzazione, troviamo realtà che non hanno richiesto grandi investimenti di mezzi e persone per poter partire. Amazon o anche Facebook avrebbero potuto benissimo nascere in Italia. Questo non è accaduto perché da noi sussiste un problema di sistema e culturale per cui è difficilissimo far partire startup indipendenti o anche colegate a grandi gruppi. Più in generale, da noi si sottovalutano le potenzialità della rete. Negli Usa, chi esce dal MIT di Boston con una buona idea non ha problemi a tradurla in una impresa o a trovare finanziamenti se ha come sostegno un buon modello di business.

Qual è l’impatto della rete con la pubblica amministrazione?
La rete ha un potenziale enorme nella pubblica amministrazione, permettendo il collegamento delle diverse entità funzionali ai fini del miglioramento dei servizi e delle relazioni con il cittadino. La rete consente di delocalizzare parte dei servizi e renderli accessibili senza recarsi agli uffici. Permette un miglioramento dei processi, riducendo il costo delle prestazioni e rendendo più umana l’erogazione. Come nel caso delle aziende private, l’ostacolo è rappresentato dalla volontà di superare l’inerzia, mettendo in discussione processi e organizzazione. Anche per la pubblica amministrazione la rete è un fatto ineludibile che cambierà molte cose. Il cittadino si abituerà semèpr epiù a richiedere servizi tramite la rete, pretendendo maggiore qualità, semplicità e interfacce comprensibili. Ci saranno vantaggi per tutti, in particolare per chi ha disabilità. Il digital divide è destinato ad essere superato: Internet sta diventando un servizio fondamentale, al pari dell’erogazione di luce e l’acqua in casa. Raggiungerà chiunque attraverso i dispositivi mobili, più semplici da usare rispetto ai comuni computer.

I “nativi digitali” pretenderanno qualcosa di più dallo Stato?
Il cambiamento portato dalla rete si estenderà ai rapporti tra cittadino e Stato. La rete favorisce relazioni dirette del cittadino con gli organi di governo, permette un rapido accesso alle informazioni e dà modo di fare verifiche. L’accorciamento delle distanze aiuta il cittadino a far valere la propria opinione nelle decisioni che lo riguardano e, più in generale, a partecipare in modo attivo alla vita politica, non soltanto al momento del voto. Siamo agli inizi, ma certamente vedremo crescere nuove forme di partecipazione e di democrazia diretta, a cominciare dal livello locale. La rete ha già mostrato di poter essere determinante, anche in Italia, in occasione dei referendum su acqua e nucleare dello scorso anno. Forme di consultazione e democrazia diretta già esistono in Paesi nostri vicini, come per esempio in Svizzera dove si basano sul dettato costituzionale. Un maggiore coinvolgimento del cittadino nelle decisioni politiche potrebbe migliorare il rispetto delle leggi.

Cos’altro aspettarsi dalla rete?
A livello speculativo sto studiando il cosiddetto “pensiero della rete”. In rete c’è infatti la summa del pensiero, in tempo reale, di moltissime persone su qualsiasi argomento; sarà possibile tracciarne lo sviluppo e le correlazioni attraverso il “social semantic web”. Il social semantic web è una evoluzione, in chiave social, del web semantico di cui si parlava anni fa. Permette di capire quali sono gli orientamenti dominanti e su quali elementi si basano. Rende possibile, per esempio, sapere se il colore di moda dell’estate prossima sarà il rosso oppure il giallo, direttamente dalle persone. Rispetto a un comune sondaggio ha il vantaggio di non basarsi su un campione, ma sull’insieme delle opinioni delle persone d’interesse. Offre insomma una “fotografia” realistica del pensiero che corre in rete. Sto ovviamente semplificando, ma potrebbe esserci in futuro un sistema capace di aiutare la comprensione della realtà attraverso analisi collettive su specifici argomenti. Un cervello planetario. E’ successo con alcune associazioni di astronomi dilettanti internazionali: già da una decina di anni fa hanno avviato collaborazioni online per condividere le informazioni sull’osservazione dello spazio e riuscendo in questo modo a fare scoperte importanti. Di un approccio globale, basato sulla condivisione di una mente planetaria, ha parlato anche l’ex vice presidente Usa Al Gore in occasione di una conferenza a cui ho partecipato, sui problemi della fame nel mondo e del riscaldamento globale. Problemi che è pensabile risolvere associando tutte le competenze disponibili, sfruttando le potenzialità del pensiero in rete.