La guerra dei mini tablet

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Il prossimo capitolo della battaglia dei produttori di dispositivi mobili sarà per prodotti di dimensioni intermedie tra smartphone e tablet. Oltre al Galaxy Note II e al Nexus 7 arrivano il nuovo Kindle Fire e, forse, l’Ipad mini

Il sei di settembre Amazon annuncerà la nuova generazione di Kindle Fire e a seguire, probabilmente il 12, Apple potrebbe introdurre sul mercato il suo iPad Mini. Nel frattempo all’IFA di Berlino Samsung annuncia il ‘phablet’ Galaxy Note 2 e Google inizia a distribuire i suoi Nexus 7 anche in alcuni mercati europei (Germania, Spagna, Francia, UK e Italia). Kindle, iPad Mini, Galaxy Note 2 e Nexus 7 sono tutti dispositivi che si collocano in uno spazio di mercato intermedio tra quello degli smartphone e dei tablet da 10/11 pollici. Dispositivi che offrono qualità, ma ad un prezzo inferiore, rivolgendosi a nuovi segmenti di mercato che non intendono affrontare l’acquisto più oneroso di tablet di fascia alta. Dispositivi che permettono ai fornitori di modulare in modo flessibile i loro portafogli d’offerta per coltivare la clientela e guadagnare nuovi market share, e che servono a movimentare il campo delle piattaforme che oggi vede sostanzialmente prevalere Android negli smartphone e iOS sui tablet.

 

Amazon cerca il bis
In questo mercato, noto come quello dei mini tablet, tutti i principali protagonisti giocheranno le loro carte da qui a fine anno. Obiettivo finale è la ripetizione del successo che nel 2011 toccò ad Amazon quando riuscì a vendere quasi sette milioni di Kindle Fire. Samsung ha anticipato tutti con gli annunci all’IFA di Berlino ma non è detto che riesca a portare realmente sul mercato i suoi giocattoli prima dei concorrenti Apple e Amazon, che si apprestano a far seguire i prossimi rilasci da un’immediata disponibilità dei prodotti.


Simili eppure diversi
Più che sulle caratteristiche tecniche e le funzionalità, che pure contano molto, la competizione avverrà sul prezzo, che varierà entro una fascia che va dai 200 ai 300 euro.

Il confronto tra dispositivi è reso complicato dal loro posizionamento come smartphone tuttofare o tablet dalle dimensioni ridotte ma anche dai criteri che finiranno per influenzare le scelte e i processi decisionali dei consumatori. Un’influenza ancora maggiore qualora questi consumatori disponessero già di smartphone o tablet. Difficile in questo caso che decidano di acquistare un nuovo dispositivo a meno che non offra il meglio dei due mondi o sia specializzato come un e-reader.
La situazione appare ancor più dinamica se nel quadro sopra descritto introduciamo anche Microsoft coi suoi device Windows 8 e il BB10 di RIM. Sia l’uno che l’altro sono in ritardo, ma potrebbero diventare le nuove forze in grado di rompere il monopolio attuale Apple-Samsung e iOS-Android, liberando nuova concorrenza e creando opportunità per i consumatori in termini di maggiore libertà e risparmio.

 

E se Apple non mantiene le promesse?
Non è detto che Apple rilasci davvero un mini Ipad. Quasi sicura è solo la proposta di una soluzione a basso costo, ma non necessariamente sarà un nuovo tablet. Con un dispositivo da 200 dollari, Apple potrebbe competere con altri produttori su segmenti di mercato diversi ma la scelta potrebbe portare a scontare ulteriormente l’iPad 2. Considerata la tradizione di Apple, la scelta appare verosimile. Apple rinuncia difficilmente al profitto e il mini tablet non rientra nei canoni di guadagno tipici di Apple.
Per i produttori concorrenti di Apple il problema è esattamente l’opposto. Microsoft, Google, Amazon, Samsung e altri come Motorola hanno fallito l’obiettivo di guadagnare market share rilevanti nel mercato dei tablet di fascia alta. Questo obiettivo sembra ora raggiungibile nel mercato intermedio, come ha dimostrato il successo di Amazon l’anno scorso e potrebbe dimostrarlo Google con il Nexus 7.

 

Un Natale ricco di proposte
Con queste premesse e la concorrenza in corso per attirare l’attenzione del consumatore, la stagione dello shopping natalizio 2012 si preannuncia particolarmente interessante, crisi economica permettendo.
Google, Amazon, Apple, Microsoft e altri sanno di contendersi un mercato ricco di bisogni (compelling reason to buy) e di disponibilità all’acquisto. A guadagnarci, da questa ricchezza di offerta e di concorrenza saranno in primo luogo i consumatori.