L’attesissima edizione 2012 del melafonino è un prodotto più concreto e proiettato al futuro del suo predecessore, ma mantiene ancora rigidità e difetti che lo rendono poco adatto a contesti di business

Molte promesse sono state mantenute allo Yerba Buena Center, al punto da deludere in parte gli appassionati che si aspettavano qualche sorpresa rispetto alle indiscrezioni della vigilia.
Del resto Tim Cook non è Steve Jobs. Gli manca il talento naturale del compianto fondatore per la costruzione del coup de théâtre, e anche la presenza sul palco perde in fascino ma guadagna qualcosa in concretezza.
E concreto è anche il primo iPhone del dopo Jobs, ergonomico con la sua forma allungata e ricco di soluzioni importanti, come l’Lte e il connettore universale ad alta velocità.
Per chi si lamenta degli accessori che ha già acquistato ci saranno gli adattatori, prodotti da Apple o dalle decine di aziende collaterali che campano all’ombra della popolarità dei prodotti della mela.
Quanto al design, la scelta, non integrale, del vetro è originale, e probabilmente aiuta a risolvere i problemi di ricezione, ma sull’irrobustimento del device ci si poteva aspettare di più, come un certo grado di impermeabilizzazione di cui si vociferava e di cui alcuni concorrenti, come i Panasonic, faranno un punto di forza.
Per il resto tutto nel solco della tradizione, con la solita cura del dettaglio, della qualità acustica (tre microfoni per annullare i rumori di fondo e nuova tecnologia per l’altoparlante integrato) e l’incremento delle prestazioni, con la cpu A6 sicuramente al top della categoria. Nel solco della tradizione della Apple più radicale c’è anche la chiusura al resto del mondo, e qui c’è il nodo della questione.

 

iOS6 e lo scontro frontale con Google

L’inizio di una guerra senza quartiere non è mai un buon segnale per il mercato e può annullare i benefici di una sana concorrenza. Iniziata con l’intensificarsi delle battaglie giudiziarie, come quella con Samsung al cui appello Google ha deciso di partecipare, viene ora ufficialmente dichiarata con il nuovo sistema operativo degli idevice, che sarà scaricabile dal 19 settembre.
Apple si è fatta tutto in casa, dalle mappe alle funzioni di ricerca di prossimità, dalla navigazione stradale turn by turn al sistema di riconoscimento vocale Siri, che finalmente sarà anche in italiano.
Anche nella cura delle versioni localizzate in moltissime lingue si nota lo sforzo di Apple di diventare il riferimento mondiale per le attività mobile.
Un bel vantaggio per il consumatore, che trova tutto il software sotto il cappello di iCloud, realizzato con la consueta cura made in Cupertino, senza problemi di integrazione e configurazione, ma un piccolo disastro per gli sviluppatori, che nelle logiche aperte di Google vedono la strada per la customizzazione di moltissimi servizi business.
Per inciso, anche l’ennesimo cambio di form factor dello schermo 16:9 da 4” di iPhone 5 non sarà gradito a chi progetta le interfacce, che dovrà rivedere molte logiche di funzionamento delle proprie app.

 

 

Bello ma sempre più chiuso
Queste logiche fanno pensare che in Apple sono di nuovo convinti di non aver bisogno del resto del mondo. È un errore che hanno già commesso in passato e che renderà gli iDevice ancora meno appealing di quanto non siano adesso per le aziende e le attività di business.
L’iPhone 5 resta un prodotto eccellente, quasi certamente lo smartphone più gratificante da usare sul mercato, ma lascia ancora molti spazi a Microsoft e Google per svilupparsi nell’ecosistema di partner che hanno coltivato, e nel quale potranno crescere ancora indisturbati.

Iphone 5 sarà disponibile in molti paesi il 23 settembre, mentre arriverà in Italia il 28, agli stessi prezzi del 4S, che sarà ancora disponibile con forti sconti. Nell’attesa, potete leggere le sue caratteristiche al completo a questo link.