Il Cloud pubblico complica la vita dei CIO

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Con il Cloud è difficile salvaguardare la forza lavoro e il ruolo della struttura IT. Oggi è meglio sceglierlo ibrido e lasciare il “pubblico” puro alle visioni del futuro

A complicare la vita dei CIO e dei responsabili IT non c’è soltanto la necessità di soddisfare le richieste del management in termini di riduzione dei costi e di forza lavoro occupata adottando nuovi approcci in cloud e semplificando l’implementazione di nuovi progetti IT. Esternalizzare sul Cloud fa emergere nuove problematiche legate alla sicurezza e alla privacy e impone ai CIO  di districarsi tra i vincoli presenti e futuri nascosti nelle strategie dei nuovi protagonisti dell’offerta IT, con in prima fila Google e Amazon.

 

Il reparto IT contro il Cloud pubblico

Una struttura destinata da sempre all’uso della tecnologia per automatizzare i processi manuali di business e semplificare le procedure aziendali, ha finito per dover fare i conti con il costo della sua forza lavoro e con l’emergere di nuove forme di IT.

La maggior parte delle novità con cui fare i conti non sono infatti emerse in azienda ma hanno coinvolto i consumatori, Internet e la rete dando vita al fenomeno della consumerizzazione.

La crisi economica e la necessità di migliorare capacità competitiva e rapidità sta spingendo le aziende a un’accelerazione sul fronte delle soluzioni in Cloud.  Amazon (AWS), Microsoft (Azure) e Google hanno introdotto logiche innovative e reso obsolete le forme di erogazione dei servizi delle infrastrutture IT tradizionali. La pressione esercitata sul management IT non è però sempre giustificata. Nel caso dell’IT aziendale, proteggere dati sensibili e privacy, garantire elevati livelli di sicurezza e conformità a livello legale, di audit e di compliance, può risultare particolarmente complicato avendo a che fare con fornitori di soluzioni in Cloud come quelli sopra menzionati.

La scelta di migrare sulla nuvola è resa difficile anche dal persistere di esperienze empiriche che evidenziano i costi elevati dei Cloud pubblici. Costi non giustificabili che stanno spingendo molte aziende che offrono servizi Web ad abbandonare fornitori come Amazon e a costruire Cloud privati o a partecipare a Cloud di tipo ibrido. Lo sta facendo Facebook con il suo Open Compute Project finalizzato a ridurre i costi dell’infrastruttura rendendola sempre più una commodity. Lo stanno facendo i molti che sposano soluzioni open source per facilitare l’adesione agli standard a livello hardware e infrastrutturale. Più complicato farlo, nel breve periodo, per organizzazioni IT tradizionali che hanno costruito negli anni ambienti proprietari, frammentati e incomunicabili e sempre difficili da cambiare e innovare.

 

L’idea di Google per il futuro
Una proposta interessante sembra venire da Google. La sua strategia Cloud è tutta basata sulla visione futura di una tecnologia sempre più pervasiva ed economica.  il mondo in una realtà di oggetti interconnessi attraverso reti a fibre ottiche ad alta velocità, in grado di raggiungere non solo il posto di lavoro ma anche le nostre case. Per Google tutte le APP sono dipendenti da una connessione e tutti i dati devono risiedere sui server che occupano la nuvola. Tutto ciò non avverrà nei tempi previsti da Google e soprattutto non farà scomparire magicamente i costi associati al passaggio sulla nuvola. Soprattutto se a dominare l’offerta sarà solo Google e mancherà sul mercato un’offerta competitiva reale.
Tutte le offerte Cloud offrono vantaggi reali in termini di modalità di utilizzo dei servizi (pay-as-you-go), di condivisione dei rischi, e di riduzione dei costi CAPEX. Tutto ciò deve però essere bilanciato con i rischi in termini di sicurezza, privacy e compliance. Senza contare che il modello di business che sostiene il Cloud computing non è applicabile in modalità standard a tutti i mercati e ad ogni realtà aziendale.

 

Meglio il Cloud ibrido
Ai CIO non rimane che la scelta di soluzioni Cloud ibride, capaci di integrare benefici e vantaggi di Cloud pubblici con le realtà IT aziendali esistenti. L’operazione permette di sfruttare l’omogeneità e la standardizzazione delle soluzioni Cloud pubbliche mettendole al servizio di infrastrutture IT frammentate e non standard. Il passaggio obbliga alla virtualizzazione e alla standardizzazione ma può essere fatto con semplicità implementando modelli infrastrutturali di tipo Cloud interni e privati. Nell’implementazione di Cloud ibridi è possibile trovare risposte adeguate alle problematiche sopra menzionate con soluzioni interne per un supporto 24x7x365, per la conduzione di audit e ispezioni interne sulla sicurezza, per il supporto di cloud ibridi e federati, per il backup e il disaster recovery, per l’affidabilità e il capacity planning e prt l’erogazione di servizi interni con le stessa logica On demand e pay-as-you-go.
Questa scelta di molti CIO sembra semplicemente pragmatica ed è comprensibile alla luce dello stato dell’arte dell’offerta attuale.

Le cose potrebbero cambiare nel caso fornitori come Google fossero in grado di dare corpo alla loro strategia e modello di business nel breve periodo invece che su quello di lungo termine. La mancanza per il momento di una proposta di questo tipo lascia spazio invece a soluzioni ibride che vedono in campo anche fornitori tradizionali come IBM, HP, EMC, VMware.
Su tutto continua ad aleggiare la visione di realtà come Google, Amazon e Microsoft che non fanno più alcuna distinzione tra mondo aziendale e mercato consumer. La loro strategia punta sulla consumerizzazione dell’IT e sposa l’evoluzione in atto della tecnologia che sembra aver intrapreso un viaggio autonomo con destinazioni note e di cui tutti, compreso i CIO delle aziende dovranno fare i conti. Sooner or later!