Il Cloud computing è ancora immaturo

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Una ricerca internazionale della Cloud Security Alliance mette in luce lo stato ancora infantile delle soluzioni Cloud, ben accette ancora da aziende con la vocazione di essere early adopter

Tutti oggi riconoscono quanto l’email sia diventata importante e onnipresente, non solo negli ambienti aziendali ma anche nella vita di tutti i giorni. Ma qualcuno ricorda la prima volta che si è imbattuto in un sistema di posta elettronica? Anche per quella tecnologia agli esordi era difficile immaginare come avrebbe cambiato radicalmente il modo di comunicare e di fare business. Ora riflettete per qualche minuto sul fatto che il cloud computing si trova ancora nella stessa situazione infantile delle prime email.
È quanto emerge da uno studio sulla maturità del cloud realizzato da Cloud Security Alliance (CSA) e ISACA (è possibile scaricarlo da qui) sulla base di un sondaggio presso un campione di 250 partecipanti a organizzazioni di tutte le dimensioni. Usando parametri come i livelli di integrazione e accettazione, la dimensione del mercato e la diversità, la survey è pervenuta alla conclusione che il Cloud è ancora in una fase infantile.

 

Le età del Cloud

CSA e ISACA hanno definito quattro fasi successive di evoluzione di ogni tecnologia:
Infanzia: il potenziale di sviluppo e di innovazione non è stato completamente realizzato.
Sviluppo: adozione e innovazione stanno prendendo piede e la tecnologia risulta ben compresa.
Maturità: i principali player sono ben posizionati e il CC risulta “business as usual”.
Declino: il mercato diventa saturo ed esiste poco spazio per nuovi attori e prodotti.

Stando ai risultati dello studio solamente il Software as a Service (SaaS) si trova attualmente nella fase di sviluppo, nettamente più maturo sia dell’Infrastructure as a Service (IaaS) sia del Platform as a Service (PaaS). Dovremmo essere quindi ancora nella fase degli early adopter, mentre la maggior parte delle aziende è restia a cambiare i pannolini a una tecnologia non adeguatamente testata, anche se ciò non è del tutto vero. Forse al cloud manca soprattutto il sostegno di una buona campagna informativa per essere ben compreso e passare alla fase successiva.

 

Le paure delle aziende

Un capitolo dello studio classifica i fattori che motivano la bassa fiducia verso il cloud computing. In primo luogo i timori legati a regolamenti e compliance. Poi ci sono i problemi legati alla sicurezza e alla riservatezza dei dati. Qui l’obiettivo è arrivare a livelli simili a quelli delle applicazioni e degli asset on premises.
Secondo lo studio “Il Cloud computing può offrire opportunità significative alle imprese che vogliano innovare le modalità di lavoro stravolgendo i modi attuali di usare l’informatica. Tuttavia per i partecipanti alla survey il mercato cloud non ha ancora raggiunto livelli di maturità tali da supportare questo scenario”. Pare però inevitabile che tale livello verrà raggiunto. Lo studio stima che ci vorranno ancora da due a tre anni prima che il cloud computing si evolva nella fase del suo sviluppo.