L’integrazione dei dati geospaziali

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Giovanni Maria Casserà, Amministratore Delegato di GESP, evidenzia il crescente valore di business che le informazioni geografiche stanno assumendo nei sistemi d’impresa

In termini generali un GIS (Geographical Information System) può essere definito come un sistema che integra informazioni geospaziali (ossia di tipo posizionale, topologico e geometrico) e alfanumeriche relative a un territorio.  Il progredire delle tecniche per la gestione dei database e per il trattamento delle informazioni grafiche, per esempio tramite i sistemi CAD (Computer Aided Design), ha consentito di sviluppare e perfezionare package software in grado di analizzare ed elaborare dati differenti, georeferenziati, ovvero riferiti a un comune sistema di coordinate geografiche che li colloca in una precisa posizione dello spazio. La caratteristica di questi sistemi consiste nell’associare tra loro, integrandole in un’unica entità elaborabile, serie statistiche, grafici, immagini fisse e in movimento, materiali sonori relativi a specifiche entità territoriali, migliorandone la visualizzazione e la comunicazione e favorendone l’investigazione analitica e/o comparativa.
Tra le varie società che operano con successo in questo settore emerge, con particolare evidenza, la GESP, impresa attiva da oltre un decennio nel campo dei sistemi informativi geografici e delle applicazioni geospaziali. La mission primaria della società, che sviluppa progetti su misura  per ogni esigenza e ogni committente, è di creare soluzioni innovative finalizzate a integrare, in modo funzionale e trasparente, la gestione di dati geospaziali nella filiera produttiva del cliente, incrementando la performance complessiva di un sistema informativo. In particolare, GESP lavora sull’integrazione tra gli applicativi GIS con altre tecnologie avanzate – come i GPS (Global Positioning System), i sistemi RFID (Radio Frequency IDentification) – e le soluzioni dedicate alla gestione dell’ambiente, delle utilities, dei trasporti, della modellistica.

Per migliorare ulteriormente l’efficienza dei processi interni, nel corso del 2009 la società ha avviato una riorganizzazione delle proprie linee di produzione che Giovanni Maria Casserà, Amministratore Delegato di GESP, illustra a CBR Italy nel corso di questa intervista.

Dal Terzo Mondo ai sistemi d’impresa
“La riorganizzazione si è resa indispensabile nel corso dell’anno appena trascorso per razionalizzare il nostro assetto produttivo e continuare a restituire il maggior valore possibile ai nostri Clienti, nel rispetto dei costi. Il nostro mercato di riferimento – anche se siamo una realtà di nicchia – è pur sempre quello dell’Information Technology e si tratta di un settore sempre più competitivo dove non c’è spazio per le incertezze e le inefficienze. Dopo un breve periodo di riflessione interna abbiamo quindi messo decisamente mano a una ristrutturazione interna, organizzando l’Azienda su “Business Unit” e lasciando spazi di autonomia ma anche di responsabilità sempre maggiori ai nostri Manager. Si è trattato però di una ristrutturazione in qualche modo “controcorrente” rispetto al modo di affrontare la crisi di molte altre aziende di settore: il nostro organico infatti ne è uscito non solo con un “assetto di guerra” più consono alle sfide che dovremo affrontare ma anche ampliato per numero e competenze. Nel corso degli ultimi mesi siamo infatti cresciuti di quasi il 15% come numero di addetti: in questo momento di crisi sono poche le aziende che assumono e GESP è una di queste.
Mi piace ricordare – continua Casserà – che la società venne fondata negli anni 70 con una missione imprenditoriale completamente diversa da quella attuale. Allora offriva servizi e consulenze nell’ambito della pianificazione del territorio, soprattutto relative a situazioni specifiche delle aree del Terzo Mondo. Il nucleo dei soci fondatori era costituito da giovani ricercatori universitari – specializzati nelle problematiche dell’urbanistica, dell’agronomia, dell’agricoltura – che avevano ottenuto una serie di incarichi consulenziali per lo sviluppo di progetti in grandi aree dei Paesi in via di sviluppo. Da questa esperienza è nata una piccola azienda specializzata nelle discipline legate al territorio, la GESP appunto, che si propose di offrire anche in Italia le competenze sviluppate nei Paesi emergenti, ovviamente elaborandole per il nostro contesto nazionale e regionale”.
“Io entrai in azienda, a metà degli anni 80 – prosegue Casserà –  insieme ad altri colleghi che poi sarebbero diventati i miei soci attuali, decidemmo di cambiare la missione imprenditoriale, spostando il focus della società verso la fornitura di servizi software-independent e proponendoci come system integrator realmente multipiattaforma.

Iniziammo l’attività sviluppando una certa competenza nella compilazione di banche dati geografiche. Non c’era una grande concorrenza sul mercato; gli ambienti accademici non erano interessati alla tematica, quindi io e un paio di colleghi che lavoravano con me decidemmo di rilevare la GESP e di trasformarla in un’azienda dedita allo sviluppo di sistemi e servizi di informatica per la pianificazione del territorio.
Il nostro primo obiettivo furono gli Enti Locali, ma proprio dai rapporti con queste istituzioni iniziarono le prime difficoltà. In generale la PAL e la PAC (Pubblica Amministrazione Locale e Centrale, NdA) hanno un bisogno disperato di informatica geografica; esiste un gap spaventoso tra l’Italia e gli altri Paesi europei, in più le PA hanno in sé dei problemi endemici, strutturali, che le rendono soggetti certamente interessanti come potenzialità, ma piuttosto difficili da gestire dal punto di vista del business. Riuscire a lavorare solo con le PA significa essere molto bravi perché le amministrazioni pubbliche sono a corto di fondi, vogliono le soluzioni migliori senza poterle pagare e sono prive di personale in grado di gestire sistemi complessi”.
Oggi GESP è una delle più importanti realtà nazionali nel settore dei GIS – forse la più grande a capitale interamente privato – e opera esclusivamente in questo mercato. La missione è presto detta: gestire l’informazione geografica, di qualunque genere essa sia, in modo tale da poterla rilevare, misurare e inserire in un sistema informativo per generare del valore aggiunto. Non è impresa da poco dato che, come precisa Casserà “l’informazione geografica è parte integrante di tutti i soggetti che gestiscono un database. Il 90% dei dati presenti in qualsiasi database ha un significato geografico quindi, quando si è in grado di misurarlo e di renderlo evidente all’esterno, si produce un grande valore aggiunto”.
I settori di attività più significativi per GESP sono: il Settore delle Utilities (Energy, oil e gas, acque Telecoms, Transportation), l’Amministrazione e la Pianificazione Territoriale, l’Ambiente, i Beni Culturali, il settore del Real Estate.
Come volumi e referenze, i clienti principali sono, dopo il segmento delle Utilities, ancora la PA locale e centrale, mentre altri settori del geomarketing ancora stentano ad emergere, anche perché, per tanti anni, uno dei vincoli all’espansione ed alla diversificazione del mercato è stata una cronica carenza di informazioni geografiche, un limite oggi in parte superato. Si consideri che, fino a dieci anni or sono, i grandi fornitori di informazione geografica in Italia erano esclusivamente il Catasto e l’Istituto Geografico Militare, enti rilevanti ma intrinsecamente rigidi; successivamente le fonti informative sono cresciute come numero ed in termini qualitativi, grazie anche allo sviluppo delle tecnologie satellitari, rendendo così possibile l’accesso alle informazioni geografiche a costi ridotti e facilitando l’integrazione dei dati di business con quelli geografici. Lo sviluppo di Internet ha fatto il resto.
“Lavoriamo molto all’estero – afferma Casserà – anche perché il mercato italiano non è ancora sufficientemente ampio: il livello della competizione è molto elevato, i committenti in grado di attivare progetti consistenti sono pochi e storicamente “presidiati” dalle grandi aziende di ICT. GESP riesce a inserirsi in queste iniziative perché è un player di nicchia, e riesce a porsi come “system integrator specialistico” nei confronti dei grandi system integrator generalisti. In questi anni – ricorda Casserà – abbiamo lavorato insieme ai grandi protagonisti dell’IT: da Accenture a IBM, da Engineering a Value Team tanto per ricordarne solo alcuni. Tuttavia il mercato italiano, sia in termini di tariffe che in termini di volumi, rischia di non essere sufficiente data la nostra struttura produttiva anche se  in alcuni casi ci siamo guadagnati degli accessi diretti ad alcuni grandi clienti (ENI, Snam Rete Gas, Consorzio Acque Potabili, ecc.) grazie al fatto di essere portatori di un’offerta specialistica innovativa”.

Scelte strategiche
A un certo punto della traiettoria evolutiva di GESP, alcuni anni or sono, il management si trovò in una situazione di stallo. Bisognava scegliere tra due opzioni strategiche: una prevedeva che, per allargare le dimensioni del mercato potenziale, si realizzasse un abbassamento del livello dell’offerta (rinunciando in parte ad alcune caratteristiche distintive); l’altra che si mantenesse il livello qualitativo esistente ma si operasse a livello mondiale, potenziando e qualificando ancora di più l’offerta.
“Abbiamo imboccato la seconda strada, quella dell’internazionalizzazione. È stato un processo lungo, iniziato cinque anni fa, ma oggi circa il 30% del nostro fatturato proviene da progetti esteri, europei ed extra-europei. Partecipiamo a grosse gare d’appalto della Comunità Europea relative alle direttrici di intervento strutturali. Una di queste riguarda i sistemi informativi e, proprio in questo ambito, sono previste delle iniziative per la realizzazione di progetti operativi che riguardano i GIS. In questi anni abbiamo lavorato in Romania, in Russia, in Siria, nelle Grenadine, in Kossovo, in Turchia e a Cipro; in Siria abbiamo vinto, due anni fa, la gara per la realizzazione di un sistema informativo geografico per la PAL siriana e abbiamo acquisito altri incarichi.
La via dell’internazionalizzazione, come dicevo, è stata un’intuizione strategica importante ma è pur sempre rischiosa e “faticosa” anche dal punto di vista finanziario. Sia l’UE che la World Bank hanno l’abitudine di assegnare il lavoro solo ai migliori: si deve essere sempre tra i best-of-class in termini di qualità e, nel contempo, competere anche a livello economico. Questa “abitudine” – che non sempre è adottata in Italia – crea un contesto operativo caratterizzato da un alto livello di competitività. Quando partecipiamo ad una gara ci capita spesso di confrontarci, in Europa, con società inglesi, tedesche o francesi, mentre a livello globale competiamo anche con gli americani, gli indiani o i giapponesi. Quando riusciamo a vincere siamo molto soddisfatti perché questi successi sono dovuti esclusivamente alle nostre forze e alle nostre competenze”.
Solo il fatto di entrare (e progredire) nel mercato dei GIS è una sfida non da poco e costringe ogni azienda a essere reattiva anche sul fronte delle tecnologie. Un’altra intuizione della GESP, che ha favorito il conseguimento e il mantenimento di un elevato livello di eccellenza tecnologica, è stata la scelta di sviluppare soluzioni su piattaforme standard di mercato (sia di tipo commerciale, sia Open Source) rompendo gli schemi pre-esistenti. In questo senso GESP è stata la prima azienda GIS in Italia a lavorare su tutte le piattaforme tecnologiche di settore (ESRI, Intergraph, Bentley, Autodesk, Mapinfo, ecc)  venendo così meno a quella “logica dell’esclusività” fra azienda di servizi e fornitore di tecnologie che fino a pochi anni fa caratterizzava il segmento dell’IT geospaziale.
“Questo paradigma era troppo vincolante e limitava la nostra area di business. GESP fornisce soluzioni di informatica geospaziale, non piattaforme software di terze parti. La soluzione ottimale non è mai unica, ma quella che risolve un dato problema in un certo contesto. Per questo abbiamo rifiutato delle partnership commerciali con tutte le grandi multinazionali di settore e stabilito solo delle partnership tecnologiche. All’inizio questo modello era di difficile realizzazione, ci siamo dovuti scontrare con imprese molto più grandi di noi che non ci aiutavano, ma poi, anche grazie al nostro “spirito guerriero”, siamo riusciti ad implementarlo.
Oggi siamo in una discreta situazione dato che, in termini industriali e di volumi, abbiamo risentito in misura minima della crisi in corso. In generale notiamo che le aziende che hanno effettuato investimenti in tecnologie geospaziali non si sono fermate con la crisi. Il nostro mercato di riferimento non ha subito un calo produttivo significativo; sicuramente abbiamo avuto dei problemi, ma la “tenuta” è stata buona. Essere presenti su tutte le piattaforme tecnologiche vuol dire investire molto in R&D e in effetti GESP destina ogni anno una quota pari al 6-8 % del monte ore fatturate alla formazione, per acquisire nuove tecnologie, per innovare. Siamo stati i primi a sviluppare sulla piattaforma Google e oggi stiamo attivando dei progetti in ambito iPhone, siamo stati i primi a portare in Italia nuove piattaforme tecnologiche di produzione europea (E-spatial, CadCorp, Ionics Software) facciamo un uso molto spinto delle tecnologie di mash-up, e impieghiamo intensamente dei web service geografici”.

Ovvio che, in questo contesto, l’Open Source sia d’obbligo per GESP. Casserà ritiene che non abbia più senso offrire al mercato delle soluzioni proprietarie. Il mondo sta cambiando e i modelli di business basati sulle vendite delle licenze non funzionano più: è una battaglia di retroguardia.

I talloni d’Achille
Tra il serio e il faceto, Casserà afferma che, dato il livello di specializzazione e la professionalità dei dipendenti e dei collaboratori della società, il tallone d’Achille di GESP è il costo del personale. “Abbiamo tecnici e programmatori che hanno un livello di scolarizzazione tecnica molto alto. Non abbiamo un tasso elevato di turnover del personale perché le persone che assumiamo hanno  profonde competenze nello sviluppo software. Su questa base innestiamo un ulteriore strato di competenze settoriali specifiche, un processo che richiede mesi di lavoro; quindi si comprende perché, disponendo di questi profili professionali di valore, cerchiamo di trattenerli creando un buon ambiente di lavoro e cercando di investire molto in formazione professionale.
Recentemente, come già detto, abbiamo riorganizzato le nostre sedi di Milano e Bologna, che contano ormai circa 50 dipendenti con una massiccia presenza di persone dedite allo sviluppo del software.
Il grande sforzo che GESP sta facendo in questo momento è quello di cercare di passare da un assetto padronale (com’è oggi: siamo quattro soci che lavorano tutti in azienda) a un’impresa manageriale. Vogliamo che GESP si sviluppi e abbia una sua posizione sul mercato, perciò investiamo nelle persone, facendole crescere fino a portarle ad un alto livello tecnico e di managerialità.”
Un altro tallone d’Achille – emerso nel corso dell’intervista ma che riguarda il sistema-Paese Italia – è la cronica incapacità nazionale di creare una massa critica di norme, opportunità e risorse orientate al sostegno delle imprese, diversamente da altre nazioni, dove il divario tra “as-is” e “to-be” è molto meno profondo.
“Essere piccola azienda in Italia é molto difficile. Vorrei un Paese più meritocratico” auspica Casserà. “Da noi non c’è traccia di valorizzazione del merito. Vorrei che lo Stato avesse una posizione certa a fronte dei problemi che può avere un imprenditore. Come posso fare del business (e creare valore e lavoro) in un Paese in cui non funziona la giustizia, in cui il sistema scolastico ha il costo più elevato a livello europeo ma, come capacità di sfornare talenti, è negli ultimi posti delle graduatorie internazionali? Quanto al mercato, non credo che esistano sistemi efficaci per tenere artificiosamente alta la domanda dei prodotti di un certo settore industriale, qualunque esso sia: o è alta per sua natura, oppure è meglio che quel settore si estingua. Continuare a sostenere una domanda effimera con misure sussidiare sottrae risorse alla società e allo sviluppo. E alle nostre capacità di fare innovazione e di creare valore.”