Indice di Luglio 2010 (rilevazioni giugno 2010) – Numero di sintesi: 65,80

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INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA   La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –       Ancora segnali di stabilità dall’Indice Ifiit che, scendendo leggermente a 65,80 punti, si porta poco sotto la rilevazione del […]


INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

 
La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica

“L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –

 
 


 

    • Ancora segnali di stabilità dall’Indice Ifiit che, scendendo leggermente a 65,80 punti, si porta poco sotto la rilevazione del mese precedente (66,60 punti a giugno).
    • Si registra una ripresa delle attenzioni verso progetti di investimento nel settore manifatturiero, tipicamente nelle aziende orientate all’esportazione.
    • Si mantiene sostanzialmente stabile la fiducia nei settori del credito, del lusso, dell’energia, delle telecomunicazioni.
    • Si indebolisce la domanda di soluzioni tecnologiche da parte delle attività professionali, delle micro-imprese, del turismo, e del comparto agro-alimentare.
    • Leggero recupero di posizione sul versante del digital divide. Si abbassa la percentuale di imprenditori che evidenzia una crescita del divario tecnologico con altri Paesi.
    • Battuta d’arresto per la propensione agli investimenti in innovazione in Puglia e Sicilia. Tiene la Campania. In leggero recupero il Lazio. Stabili Lombardia e Veneto. Segnali di debole cedimento per Liguria e Toscana.

    Il ritorno della manifattura?

    I segnali di ripresa che si colgono sui mercati (favoriti da una crescita della domanda a livello internazionale e da un euro che torna competitivo) favoriscono soprattutto le medie e le grandi imprese che hanno internazionalizzato le proprie attività. Secondo gli studi di centri di ricerca come Fondazione Eni, sono più di 6 mila queste realtà del made in Italy fortemente orientate ai mercati esteri. I livelli di produzione tornano a salire e parti del manifatturiero vengono coinvolte in questo processo di ripartenza, che tuttavia si manifesta ancora a tratti e con mancanza di continuità. Sul versante interno, il mondo imprenditoriale – che ha mostrato apprezzamenti nei confronti del disegno di manovra preparato dal ministro Tremonti per rispondere alle indicazioni europee – è preoccupato. Molti industriali (in prima fila il suo presidente Emma Marcegaglia) temono che la politica di rigore potrebbe essere controproducente se non sarà accompagnata da un’efficace strategia di crescita economica. E’ stato calcolato che le misure di austerity produrranno un calo dello 0,5% del Pil nel corso dei prossimi anni (salvo ulteriori misure correttive). Dunque, se non saranno spronati investimenti, create nuove attività, sviluppate le forze della domanda e dei consumi interni, il paese rischia di segmentarsi. Potrebbe nascere una realtà produttiva diversificata, secondo le aree e le opportunità. Nel tessuto industriale si potrebbero presentare aziende floride, dal carattere internazionalizzato, e aziende che cercano lo sviluppo, ma legate ad un mercato locale più debole. Da qui la necessità di ripensare in termini strategici la creazione di una cerniera tra le imprese capo-filiera e le realtà di sub-fornitura, dove è alta e predominante la presenza di piccole e di micro-imprese. Le rilevazioni dell’Indice Ifiit nell’ultimo mese hanno evidenziato che sono proprio le aziende a vocazione internazionale quelle che manifestano la più alta propensione agli investimenti in innovazione tecnologica. Mentre la fiducia resta a livelli più bassi nelle realtà locali e di nicchia.

     

    I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
    Aumenta la propensione agli investimenti in innovazione tecnologica presso le imprese fortemente orientate all’esportazione: sono le medio grandi già inserite nel processo di globalizzazione. In recupero alcuni settori del made in Italy tradizionale (in prima fila la meccanica). Sempre alta la fiducia nelle imprese legate all’energia e alle comunicazioni (con particolare attenzione anche all’editoria).

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
    Il lusso, la cantieristica, la moda e la logistica, che avevano dato segnali di risveglio negli scorsi mesi, sembrano ora assestarsi su valori che incrociano la mediana generale dell’indice Ifiit. Segnali di stabilità anche nel comparto del credito e delle assicurazioni.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
    Debolezza viene mostrata dalle aziende legate alla progettazione e alla costruzione di case. Ad abbassare il livello di attenzione sugli investimenti in innovazione sono soprattutto le piccole e le micro-imprese, i terzisti e gli studi professionali. Agro-alimentare a macchia di leopardo, con tenuta nel Centro e nel Nord-Est.

     

    I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia

    In calo ancora i tre grandi comparti. Anche se il commercio merita un’attenzione particolare, in quanto sembra essere in aumento l’interesse di acquisizione di punti vendita da parte di reti commerciali estere e di reti legate al franchising. Da queste nuove potenzialità potrebbero emergere nel corso dei prossimi mesi nuovi possibili tendenze.

     

    Il digital divide
    Scende dal 42% del mese precedente all’attuale 36% la quota degli imprenditori italiani che prevede un’accentuazione del divario tecnologico con i sistemi-Paese delle altre nazioni industrialmente più avanzate. Stabile la quota di coloro che ritengono inalterato il livello di gap tecnologico (56%). In crescita gli incerti e i dubbiosi (che salgono dal 2 all’8%).

     

    L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
    Resta sostanzialmente immutato il quadro della distribuzione della propensione agli investimenti, con qualche segnale di miglioramento nell’area del Nord-Est, dove i segnali di ripresa sembrano essere recepiti con più ottimismo. Da ciò l’indicazione di una parte crescente di imprese interessate a progetti di sviluppo. In leggero calo invece in Piemonte e nel Lazio.

     

    Focus mensile. Terminali intelligenti e mondo connesso
    Secondo le stime di alcuni istituti internazionali come il Fondo Monetario Internazionale la crescita economica del pianeta nel corso del 2010 si aggirerà intorno al 4%. Un segnale che spingerà ulteriormente il processo di globalizzazione, di intensificazione degli scambi e di connessione tra nodi e punti di comunicazione. Il mercato si sta unificando con la nascita e lo sviluppo di centri decisionali interconnessi (piazze finanziarie, circuiti di informazioni e circuiti del credito, scambi commerciali, etc.). In questo scenario prenderanno sempre più piede gli strumenti di comunicazione, che si espanderanno dai paesi più avanzati nei paesi emergenti prima e in quelli in via di sviluppo, dopo. Il Centro studi di Ericsson ha calcolato che nel mondo, dai 10 miliardi di terminali attualmente esistenti (personal computer + telefonini e altri strumenti di connessione in rete) si passerà ai 50 miliardi del 2020. In dieci anni il mercato dei “terminali connessi e intelligenti” sembra essere dunque destinato a quintuplicarsi. Andiamo verso un mondo in cui ci saranno più telefoni cellulari e computer che abitanti. In questa dinamica alcune grandi multinazionali stanno cercando di presentare soluzioni standard, con propri sistemi operativi, in grado di dominare la scena. Le più titolate e qualificate a perseguire questo scopo sono Google, Microsoft, Apple e Rim (Blackberry). Queste quattro società hanno già oggi ricavi che, insieme, superano i 130 miliardi di dollari. Quale potrebbe essere il loro giro d’affari tra dieci anni? Se vale il principio delle debite proporzioni, alla quintuplicazione della diffusione dell’hardware dovrebbe corrispondere un’adeguata crescita dei ricavi… Secondo alcuni accreditati osservatori la vera sfida non sarà solo giocata sulla battaglia dei numeri e delle quote di mercato, ma anche sull’affermazione del sistema operativo, che permetterà di controllare applicazioni, servizi, fino alla clientela stessa, i cui dati saranno registrati e depositati in centri strategici lontani. Proprio per questa ragione si comprendono anche le battaglie dei difensori della filosofia dell’Open source e dello sviluppo delle sue possibili applicazioni. E questo è un altro terreno di contrasto tra operatori e gruppi americani, che puntano sull’affermazione di propri standard, e gli analoghi concorrenti europei (attualmente più deboli), che invece vorrebbero un mercato più disponibile a standard aperti e condivisi. Il tipo di futuro che si andrà costruendo dipenderà anche dall’esito di questa sfida.

    (Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

     

    Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

     

    Ifiit Research
    Via Confalonieri, 36
    20100 Milano
    Tel. 02 56609380
    www.bitmat.it