Indice di Agosto 2010 (rilevazioni luglio 2010) – Numero di sintesi: 67,10

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  INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica    “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –   In ripresa l’Indice Ifiit, che torna a collocarsi poco sopra la quota dei 67 punti, grazie alla crescita della propensione […]


 

INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica
 

 “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo”
– Joseph A. Schumpeter –


 

    • In ripresa l’Indice Ifiit, che torna a collocarsi poco sopra la quota dei 67 punti, grazie alla crescita della propensione tecnologica nell’area del Nord-Est.
    • Sono soprattutto le imprese più internazionalizzate a cogliere con maggiore intensità i segnali di rilancio dell’economia mondiale. Macchine utensili, tessile-moda e lusso i settori maggiormente sensibili all’innovazione.
    • Resta stabile la fiducia nei settori del commercio, del credito, delle telecomunicazioni e dell’energia.
    • Ancora in leggero calo la domanda di soluzioni tecnologiche da parte delle attività professionali e delle micro-imprese.
    • Miglioramento di posizione sul versante del digital divide. Si contrae ulteriormente la percentuale di imprenditori che evidenzia una crescita del divario tecnologico con altri Paesi.
    • Cresce il divario tra Nord e Sud del Paese. La propensione ad investire in innovazione tecnologica risale soprattutto nel Nord-Est e in ampie zone del Nord-Ovest. Resta inalterata nel Centro, mentre scende in quasi tutte le aree meridionali.

    L’asse Lombardo-Veneto
    I segnali dell’economia confermano uno scenario di crescita, anche se gli elementi di incertezza restano ampi. Gli ordini sono in aumento, la produzione industriale è tornata a salire, il ricorso alla cassa integrazione sta scendendo: tutti elementi confortanti. Ma il reddito disponibile delle famiglie è sempre in contrazione a causa di un mercato interno ancora intimorito dalla manovra, dall’instabilità politica e dall’alto livello di indebitamento. In questo quadro sono soprattutto le medie e le grandi imprese fortemente internazionalizzate a godere della congiuntura e sono loro a dover gestire una programmazione di rilancio degli investimenti. Soffrono ancora le microimprese, le attività professionali e le imprese agricole. In questo quadro l’Indice Ifiit torna a salire, raggiungendo quota 67,10 punti. Un innalzamento che viene generato dalle aziende del Nord Italia (soprattutto nel Nord-Est), le prime ad essere coinvolte nel dinamismo del nuovo ciclo che timidamente sembra consolidarsi dopo una fase di avvio alquanto incerta. Ne risulta un Paese ancora più diviso, dal momento che dal Meridione non giungono ancora i segnali di fiducia sperati.

     

    I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
    Le aziende del made in Italy tradizionali tornano a prendere in considerazione progetti di investimento e di miglioramento produttivo. Dalle macchine utensili alla moda, dalla elettro-meccanica al comparto della cantieristica di lusso è un momento di ritorno verso una forte attenzione alle nuove soluzioni tecnologiche. Segnali positivi dall’avionica e dalla comunicazione satellitare. In movimento anche il settore della componentistica automotive.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
    I settori del credito e delle telecomunicazioni, insieme a quello dell’energia, stanno vivendo una fase di stasi dopo un periodo di alta propensione, a testimonianza degli andamenti ciclici e del loro ricorso. Situazione di stabilità anche per il comparto farmaceutico e delle biotecnologie.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
    Attività professionali e agricole, ma soprattutto le microimprese manifestano una scarsa e ridotta fiducia nei confronti dei piani di investimento in tecnologie innovative. Ancora debole il comparto turistico e il segmento dell’artigianato.

     

    I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
    Il quadro di rischio che si presenta nell’ambito dei consumi induce il comparto del commercio ad un generale ripensamento degli investimenti. Per il terzo anno consecutivo il reddito disponibile in termini reali delle famiglie potrebbe scendere ancora. Un panorama che andrà ad avvantaggiare solo quelle catene distributive che sapranno trovare un equilibrio tra le voci di spesa e i ricavi.  Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, l’avvio della manovra da 24 miliardi ha per il momento congelato le aspettative di un irrobustimento degli investimenti, questo nonostante i progressi fatti registrare dalle iniziative del ministero nel corso degli ultimi due anni. L’edilizia si muove a macchia di leopardo. Gli investimenti in innovazione sono previsti in aumento solo per quelle realtà che si occupano di grandi opere o che sono coinvolte in progetti di ripensamento del patrimonio architettonico delle grandi città.

     

    Il digital divide
    Scende dal 36% del mese precedente all’attuale 32% la quota degli imprenditori italiani che prevede un’accentuazione del divario tecnologico con i sistemi-Paese delle altre nazioni industrialmente più avanzate. Stabile le quota di coloro che ritengono inalterato il livello di gap tecnologico (54%). Ancora in crescita i perplessi (dall’8 passano al 14%).

     

    L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
    La propensione agli investimenti in innovazione tecnologica (Itc ma anche acquisizioni di licenze e brevetti industriali) mostra segnali vivaci nel Nord-Est (che si risveglia in vari settori, compreso quello dell’indotto aeronautico), in Lombardia, Piemonte e in diverse aree dell’Emilia-Romagna. In frenata invece la fiducia tra gli imprenditori della Puglia e della Campania. Stabilità dalle regioni del Centro.

     

    Focus mensile. L’economia degli e-book
    Nelle scorse settimane Andrew Wylie, titolare di una tra le più importanti agenzie letterarie statunitensi, ha annunciato di aver concluso un accordo con Amazon per distribuire sulla rete internet i libri dei propri autori in formato elettronico. La notizia non è piombata sul mercato come un fulmine a ciel sereno perché era nell’aria. Da tempo molti osservatori avevano scritto che “nel futuro il testo da leggere sarebbe stato elettronico e non più cartaceo”. L’arrivo, poi dell’I-Pad di Apple, aveva dato una spinta allo sviluppo di nuovi segmenti di mercato. Eccoli qui, allora, i nuovi concorrenti: romanzi e storie che si potranno scaricare, si pagherà per il download e si potranno avere libri a prezzi ridotti in quanto non ci saranno più costi per la distribuzione, per i resi e via discorrendo. Due domande fondamentali restano comunque irrisolte. In quanto tempo si affermerà questo modello? Quanto vale questo nuovo mercato? Per quanti sforzi siano finora stati fatti, la dimensione del futuro mercato degli e-book non ha ancora numeri e stime: la sua statura è alquanto approssimativa. Ed è meglio che rimanga così per un po’. Pensiamo all’Italia, dove esistono più di 6 mila editori (con un alto tasso di natalità e mortalità). Nel nostro Paese si pubblicano circa 65 mila nuovi libri all’anno. Praticamente sugli scaffali delle libreria entrano mediamente 300 libri al giorno (esclusi il sabato e la domenica). Quanta di questa produzione potrà essere impattata dalle nuove tecnologie? Se si pensa che mediamente un libro vende nel nostro paese meno di 300 copie le prospettive potrebbero apparire disarmanti. Secondo alcuni osservatori (come Bruno Editore) il mercato dell’e-book cresce ad un ritmo del 25% all’anno. Ma si parte da numeri davvero esigui, basati su poche migliaia di titoli. E il mercato è ancora tutto da fare.

     

    (Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

     

    Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

     

    Ifiit Research
    Via Confalonieri, 36
    20100 Milano
    Tel. 02 56609380
    www.bitmat.it