Indice di Settembre 2010 (rilevazioni luglio/agosto 2010) – Numero di sintesi: 65,80

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INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –    Incertezza e prudenza animano i piccoli e i medi imprenditori, la cui propensione agli investimenti in tecnologica registra un calo e condiziona […]


INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica

“L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo”
– Joseph A. Schumpeter –
 
 


    • Incertezza e prudenza animano i piccoli e i medi imprenditori, la cui propensione agli investimenti in tecnologica registra un calo e condiziona l’andamento dell’Indice Ifiit nel suo complesso, che da 67,10 scende a 65,80 punti.
    • In aumento la fiducia tra le industrie fortemente orientate alle esportazioni e tra le società dei settori metalmeccanico, legno-arredo, bancario, telecomunicazioni.
    • Resta stabile la fiducia nei settori del made in Italy tradizionale, del lusso, del commercio, dell’energia e dei trasporti.
    • In calo la domanda di soluzioni tecnologiche da parte delle attività professionali, delle piccole imprese (agroalimentare, turismo, artigianato).
    • Sul versante del digital divide, stabile la percentuale di imprenditori che considera persistente il divario tecnologico con altri Paesi.
    • La propensione ad investire in innovazione tecnologica è in crescita in Piemonte e Liguria. Stabile nel Nord-Est, contrastata in ampie zone del Centro e del Meridione. 

    Al bivio tra deflazione e inflazione
    Le principali macchine produttive mondiali manifestano segnali differenti. Mentre negli Stati Uniti gli indicatori lasciano presagire la possibilità di una ricaduta in una nuova fase recessiva, la locomotiva tedesca ha ripreso a marciare, grazie ad una sensibile crescita degli ordini internazionali, provenienti soprattutto dai paesi emergenti e dall’aera asiatica. Pure la Gran Bretagna evidenzia una certa vivacità, anche se non ai livelli tedeschi (che, seguendo la tendenza in atto, potrebbero portare ad una crescita del Pil del 3,1% a fine anno). In Italia la ripresa è invece debole, come del resto in Francia. In questo panorama, ancora alquanto incerto, le banche centrali stanno adottando misure divergenti. Gli Stati Uniti temono la deflazione e la Federal Reserve, per bocca del suo presidente Ben Bernanke, ha lasciato intendere che in futuro potrebbero essere adottate misure adeguate come forti iniezioni di liquidità per “forzare” la crescita. La Banca Centrale d’Inghilterra teme di più la corsa dei prezzi. Gli indici delle materie prime sono in netta risalita e la crescente domanda mondiale di commodities è un potenziale inflattivo al quale ci si dovrebbe preparare. La Banca Centrale Europea sta navigando con il timone a dritta, consapevole che a fronte di una discesa dei prezzi dei beni durevoli (case, impianti, etc..) fa riscontro un aumento delle principali materie prime, petrolio in prima fila. Nel nostro Paese – informa la Banca d’Italia – gli investimenti produttivi nel primo semestre dell’anno sono stati in leggera crescita (+1,1%) – e il 55% delle piccole e medie imprese ha compiuto trasformazioni strutturali nel corso dell’ultimo triennio. Il parco delle realtà produttive che ha giocato d’anticipo sulla crisi è dunque piuttosto elevato, concentrato soprattutto in Lombardia, Piemonte, Liguria e nel Nord-Est. E’ proprio in queste aree che la sensibilità verso l’innovazione tecnologica resta elevata, mentre nel resto della Penisola il quadro si presenta alquanto variegato. L’Indice Ifiit risente di questo clima e nelle rilevazioni presso le imprese e le società (compiute con un leggero anticipo rispetto agli altri mesi, dal 20 luglio al 5 agosto e non nella sola prima decade del mese di riferimento, cioè agosto) evidenzia un leggero calo della fiducia. E’ più forte la propensione ad investire da parte di coloro che, alla guida delle attività, avevano già in passato manifestato la volontà di procedere verso l’innovazione. Ma, nel contempo, si allarga la platea delle piccole imprese che a fronte di un calo del fatturato e degli ordini, rinunciano a progetti di salto organizzativo, in attesa degli eventi e dell’aggancio alla ripresa. Il numero di sintesi dell’Indice Ifiit scende da 67,10 a 65,80 punti.

     

    I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
    I settori che manifestano i più alti livelli di propensione agli investimenti in innovazione tecnologica (di prodotto e di processo) sono quelli legati alle macchine utensili e del legno, tonificati da una ripresa degli ordini internazionali. Le aspettative di un consolidamento positivo del ciclo economico portano ottimismo anche ai comparti del credito e delle telecomunicazioni, in prima fila nella domanda di beni e servizi ad alto contenuto innovativo. A macchia di leopardo le imprese manifatturiere. Molte hanno completato i processi di ristrutturazione aziendale, mentre altre sono in attesa di più consistenti segnali per confermare l’avvio di progetti innovativi.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
    Stabilità della fiducia nei comparti dell’energia e dei prodotti di lusso, la cui domanda internazionale è in ripresa. La richiesta di progetti innovativi è avanzata dalle imprese che hanno in corso programmi di internazionalizzazione della rete di vendita, mentre resta debole nelle attività che sono soprattutto legate al mercato interno. Anche i trasporti e la logistica si mantengono allineati ai valori mediani dell’Indice, in leggero calo rispetto alla precedente valutazione (ma in questo caso si risente del periodo di stasi estiva). In particolare, nel settore energetico si attendono sviluppi dal programma nucleare che il governo si appresta a definire entro il mese di settembre.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
    Si allarga la base delle piccole imprese che tendono a contenere, se non ad azzerare, i progetti di innovazione tecnologica (sia per l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature, sia per quanto riguarda la definizione e l’avvio di programmi organizzativi e formativi). Deboli i comparti dell’artigianato, del turismo tradizionale e delle attività professionali. Il calo del giro d’affari per la crisi porta molte figure e studi professionali ad un ridimensionamento delle tecnologie. In contrazione la domanda di soluzioni tecnologiche e di Ict anche da parte delle imprese legate al settore agro-alimentare.

     

    I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
    Le prospettive di una riduzione dei consumi da parte delle famiglie italiane spinge la filiera commerciale ad un riposizionamento della scala di efficienza, che beneficia solo in parte la domanda di nuove soluzioni tecnologiche. La pressione viene scaricata sui prezzi dei beni (laddove possibile) e sul contenimento dei costi fissi (logistica, personale, mezzi). Si accentua la divisione tra Grande distribuzione organizzata e piccoli negozi al dettaglio, che restano del tutto insensibili ai programmi di innovazione sul punto vendita. Segnali di debolezza giungono anche dal comparto dell’edilizia, che non mostra una sensibile crescita della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica, anche se alcune grandi imprese del settore stanno diversificando sugli aspetti produttivi e di marketing.
    Clima di attesa e di ripensamento per la Pubblica Amministrazione, soprattutto a carattere locale, dove il peso della recente manovra correttiva imposta dall’Unione Europea e il patto di stabilità impongono un’accorta politica di acquisto di beni e di servizi tecnologici.

     

    Il digital divide
    Risale leggermente (dal 32% precedente al 34% attuale) la quota degli imprenditori italiani che prevede un’accentuazione del divario tecnologico con le altre nazioni industrialmente più avanzate. Stabile le quota di coloro che ritengono inalterato il livello di gap tecnologico (52%). Resta alta la quota dei perplessi (stabile al 14%).

     

    L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
    L’area del Nord-Est si conferma il crocevia degli interessi legati agli investimenti in innovazione tecnologica, anche se a recuperare posizioni è soprattutto la Liguria. Stabili la Lombardia e il Piemonte, in leggera contrazione il Centro-Italia, contrassegnato dall’elevata presenza di piccole imprese. Deboli le manifestazioni d’interesse in altre aree del Paese, soprattutto nel Meridione, ad eccezione di alcune aree campane e pugliesi.

     

    Focus mensile. Torna a crescere il mercato europeo dei PC
    La crisi economica, lo sviluppo della telefonia mobile evoluta e soprattutto l’arrivo dei nuovi strumenti come I-Pad e Kindle non hanno spento la voglia di informatica personale. Lo testimoniano le tendenze in atto rilevate da Gartner Group, nel cui ultimo rapporto sullo stato dell’arte delle vendite in Europa viene evidenziato che la crescita commerciale è intorno al 20% (precisamente + 19,6% nel secondo trimestre del 2010). La propensione agli acquisti è presente tanto nel segmento domestico quanto in quello delle attività imprenditoriali (dove è in atto il rinnovamento del parco tecnologico). Proprio le imprese e le società sembrano preferire Windows 7 a Vista, soprattutto nei Paesi del Centro Europa e in Gran Bretagna. Una certa sostituzione delle macchine è in atto anche in altri Paesi, come l’Italia, anche se a ritmo più blando. Gli analisti e gli operatori saranno attenti al secondo semestre dell’anno, per verificare quanto sia robusta la tendenza in atto. Ora il parco europeo dei personal computer si attesta oltre i 15 milioni di unità (15,6 milioni di pezzi). Il primato delle vendite è conteso tra Acer e Hp, seguite da Dell, Asus e Toshiba. Rilevanti anche le quote si Samsung, Sony, Apple e Lenovo. In questo periodo HP ha dato avvio ad una nuova campagna promozionale per diffondere i nuovi modelli di Personal Computer touch screen senza mouse. Mentre Toshiba potrebbe presentare entro Natale una nuova tecnologia per offrire la visione a tre dimensioni sugli schermi (per ora solo televisivi, ma in futuro forse espandibile anche al mondo dell’information technology per ambienti di lavoro).

     

    (Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

     

     Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

    Ifiit Research
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    Tel. 02 56609380
    www.bitmat.it