La competitività del federalismo rossocrociato

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Da due anni la Svizzera è al vertice della classifica di competitività stilata dal World Economic Forum 2010/2011

E’ sempre lei, la Confoederatio Helvetica, il Paese più competitivo al mondo; per il secondo anno consecutivo la graduatoria del Global Competitiveness Index (Gci), elaborata dal World Economic Forum e presentata a inizio settembre, vede proprio la Svizzera al vertice della classifica con gli Stati Uniti al quarto posto e l’Italia al 48esimo. Prima di approfondire il Gci, però, c’è un’altra classifica interessante, pubblicata in Agosto da Newsweek e ripresa dalla nostra stampa, in cui la Svizzera eccelle; in questo caso al centro delle misurazioni ci sono il benessere, la qualità della vita, il sistema sanitario, il dinamismo economico, tutti parametri necessari per assegnare la patente di “Paese in cui si vive meglio”. Ebbene, qui la Svizzera si piazza seconda, preceduta dalla Finlandia e seguita dalla Svezia. Noi siamo solo 23esimi (su 100), un po’ indietro per la nostra proverbiale e tanto decantata qualità di vita. Non mi fermo qui e vi suggerisco un ulteriore spunto di riflessione; il portale elvetico Swissinfo.ch ha pubblicato lo scorso 22 agosto i risultati dello studio internazionale “European Mindset” sviluppato dalla fondazione Bbva (banca spagnola). Al centro dell’analisi c’è l’identità europea dei cittadini di 14 paesi Ue, a cui si affianca la Svizzera che non è Unione Europea ma della Ue ne è geograficamente (e culturalmente) il centro. Ebbene, nel panel dei paesi selezionati i cittadini dimostrano tutti di avere sentimenti identitari innanzitutto per il proprio Paese e solo in seconda battuta per l’Europa; sorprende però che ben il 28,6% degli svizzeri si senta contemporaneamente svizzero ed europeo. Come osserva Swissinfo.ch si tratta della percentuale più alta tra i 14 paesi esaminati; il fatto è che tutti, eccetto la Svizzera, sono Ue! Sembra un paradosso; chi dovrebbe sentirsi europeo non si sente tale; chi, politicamente parlando non è cittadino Ue, si sente tale e dichiara di condividere principi economici, politici, etici e religiosi con il Vecchio Continente. In questo caso le percentuali oscillano tra l’87,3% per l’economia e il 78,4% per la religione, percentuali ben lontane da chi dell’Europa è già parte da anni. Non ho dubbi; la piccola Svizzera (l’estensione territoriale non arriva al doppio della Lombardia!) dimostra di avere colto con visionaria lucidità le direttrici di sviluppo del mondo in questi anni turbolenti e affronta le tempeste (decisamente molte negli ultimi anni) con piglio deciso, forte della sua straordinaria ricchezza: una popolazione di sette milioni e mezzo di cittadini ben scolarizzati, ben informati, educati all’ascolto e all’argomentazione come deve essere in un Paese federale, a democrazia diretta.

 

La mappa della competitività del World Economic Forum
Bene, ora è tempo di andare a fondo delle classifiche anticipate e scoprire perché i paesi piccoli dimostrano di navigare meglio degli altri; a due anni dalla crisi, la classifica Gci offre senza dubbio indicazioni precise. La classifica 2010/2011 conferma il trend già osservato lo scorso anno; ora però i dati disponibili fotografano i paesi ancora nel mezzo della crisi. Tra i migliori dieci al mondo (gli stessi da tre anni a questa parte) ci sono ben quattro paesi a ordinamento federale; tra loro i due campioni del federalismo, il Canada nel continente americano e la Svizzera in quello europeo. Sono rispettivamente al decimo e al primo posto; al centro, in quinta posizione, c’è la Germania, preceduta dagli Stati Uniti che perdono altre due posizioni. L’Italia conserva la posizione, preceduta dalla Lituania e seguita dal Montenegro (l’anno scorso era l’India a tallonarci, oggi 51esima).

 

Paesi Rank 2010/2011 Rank 2009/2010 Rank 2008/2009 Rank 2007/2008
Stati Uniti 4 2 1 1
Svizzera 1 1 2 2
Danimarca 9 5 3 3
Svezia 2 4 4 4
Singapore 3 3 5 7
Finlandia 7 6 6 6
Germania 5 7 7 5
Olanda 8 10 8 10
Giappone 6 8 9 8
Canada 10 9 10 13
Italia 48 48 49 46

Fonte: www.weforum.org  (in giallo i Paesi a ordinamento federale)

 

Senza dilungarci sulle modalità di costruzione dell’Indice Globale di Competitività (ne scriviamo ogni anno in occasione della presentazione del Rapporto aggiornato), superiamo la classifica assoluta e concentriamoci invece sui dodici sub indici dalla cui analisi emergono punti di forza e punti di debolezze dei paesi (una sorta di Swot analysis dei paesi). Il primo posto assoluto della Confederazione è il frutto di una straordinaria capacità di innovazione (è seconda al mondo, dopo il Giappone) e di una cultura del business particolarmente sviluppata e sofisticata. Pensate che la Svizzera, settima al mondo per Pil pro capite, annovera 158,95 brevetti per milione di abitanti; le sue istituzioni pubbliche sono tra le più trasparenti al mondo (quinto posto) così come le infrastrutture, tra le più sviluppate (sesta al mondo), per non parlare del mercato del lavoro, considerato il più efficiente dopo quello di Singapore. Vediamo ora nel dettaglio cosa accade all’Italia. Ho preparato una tavola sinottica che riassume la situazione degli ultimi tre anni e dimostra come, nonostante le difficoltà, il Paese stia comunque facendo progressi. Rassicura, in particolare, il dato sulla stabilità macroeconomica, con un miglioramento sensibile rispetto agli ultimi due anni; meno brillanti, invece, le prestazioni relative al mercato del lavoro, ancora fortemente rigido (siamo 118esimi al mondo); in peggioramento (se pur contenuto) lo sviluppo tecnologico così come la cosiddetta “sofisticazione del business” che identifica la qualità complessiva e l’efficienza dei network aziendali e delle singole imprese.

 

Italia
Sub indice

Posizione 2008/2009
(su 134) 

Posizione 2009/2010
(su 133)

Posizione 2010/2011
(su 139)

Istituzioni 84 97 92
Infrastrutture 54 59 31
Stabilità macroeconomica 100 102 76
Salute ed educazione primaria 30 26 26
Educazione superiore e formazione 44 49 47
Efficienza del mercato di merci e servizi 62 65 68
Efficienza del mercato del lavoro 126 117 118
Sofisticazione del mercato finanziario 91 100 101
Sviluppo tecnologico 31 39 43
Dimensione del mercato 9 9 9
Sofisticazione del business 21 20 23
Innovazione 53 50 50

Nota: panel Paesi variato negli anni; risultati normalizzati

 

 

Un confronto che fa riflettere
Per concludere concediamoci, come nel 2009, un confronto con la migliore al mondo, la Svizzera, applicando il medesimo criterio di esplorazione dei sub – indici; la tabella 2 delinea il quadro della situazione; i numeri parlano da soli.

 

Sub indice Posizione Svizzera 2010/2011 Posizione Italia 2010/2011
Istituzioni 7 92
Infrastrutture 6 31
Stabilità macroeconomica 5 76
Salute ed educazione primaria 7 26
Educazione superiore e formazione 4 47
Efficienza del mercato di merci e servizi 4 68
Efficienza del mercato del lavoro 2 118
Sofisticazione del mercato finanziario 8 101
Sviluppo tecnologico 7 43
Dimensione del mercato 36 9
Sofisticazione del business 4 23
Innovazione 2 50

 

Non abbiamo spazio sufficiente per approfondire le ragioni delle performance della Svizzera. Il federalismo rossocrociato, però, è per buona parte il primo responsabile di queste prestazioni, un federalismo dinamico, in continua evoluzione, in cui i cittadini sono liberi e responsabili, molto informati e di conseguenza formati. Pensate che nella Confederazione il sistema scolastico di primo grado, in sostanza quello dell’obbligo, è il frutto di 26 diversi sistemi, uno per ogni Cantone, con programmi, calendari e lingue di insegnamento diverse. Dal 2009 è in vigore il concordato Harmos, concepito per armonizzare alcuni moduli, le lingue adottate e i calendari ma applicato solo dai Cantoni (almeno dieci) che hanno scelto di ratificarlo. E’ proprio questa unità nella diversità che si respira ovunque a rendere fertile la formazione rossocrociata. Diventati adulti, i cittadini conservano l’abitudine di aggiornarsi; non potrebbe essere diversamente vista la responsabilità assegnata loro con la democrazia diretta. A prendersene cura sono i rispettivi Dicasteri dei Cantoni e, ai livelli più alti, la Confederazione stessa, come accade per esempio con la formazione sportiva, gestita a livello intermedio dai Cantoni ma concentrata a Macolin, sede del Centro federale di formazione, dove si formano i formatori. I dati presentati in maggio dall’Ufficio federale di statistica ci dicono che quattro svizzeri su cinque sono annualmente impegnati nella formazione permanente, quella che contempla una vasta gamma di attività, tra cui i più tradizionali corsi, seminari, conferenze ma anche iniziative autonome (formazione online e Dvd). Di fatto, l’80% della popolazione residente (compresi gli stranieri che hanno un permesso di soggiorno di almeno 12 mesi) ha partecipato almeno una volta nell’anno a un ‘attività di formazione permanente, attività che per definizione è esterna al tradizionale sistema di istruzione e non prevede il rilascio di un diploma. Tra i 25 e i 64 anni solo il 20% degli Svizzeri non accede a una forma qualsiasi di formazione; per tutti gli altri, Cantoni e Comuni, in collaborazione con enti privati, mettono a disposizione cataloghi articolati. Tutto questo a fronte di una scolarizzazione molto buona (tra le migliori al mondo per risultati, stando ai dati Pisa 2003 e 2006) che, evidentemente, sa trasmettere la passione per lo studio, l’aggiornamento, l’approfondimento, creando le basi per un contesto produttivo decisamente innovativo.

 

C’era una volta la qualità della vita
La classifica di Newsweek pubblicata in Agosto (www.newsweek.com) nasce per dare risposta a una domanda di straordinaria complessità. Se siete nati oggi, qual è il Paese in grado di offrirvi una vita lunga, sicura, sana, ricca di opportunità? Lo studio di Newsweek ha scelto cinque variabili principali, considerate critiche per lo sviluppo del benessere nel senso più ampio possibile del termine. Educazione, salute (in termini di aspettativa di vita), qualità della vita (misurata attraverso lo standard di vita, l’indice di Gini, il contesto infrastrutturale, la sicurezza economica), competitività economica (in termini di crescita della produzione, innovazione, diversificazione, vitalità del business, capitalizzazione) e contesto politico (valutato in funzione della libertà economica, stabilità, indice di partecipazione alla vita politica) concorrono insieme a costruire il contesto di crescita e sviluppo dei cittadini. Dando un’occhiata alle fonti di tutti questi dati non stupisce affatto il risultato finale della graduatoria stilata; presi singolarmente molti degli indici utilizzati hanno al vertice proprio i paesi che anche nella classifica Newsweek hanno dimostrato di essere i migliori. Così come non stupiscono i risultati positivi, non dovrebbe stupire neppure la modesta prestazione del nostro Paese che certo non brilla per libertà economica, competitività dell’economia, capacità di innovazione; in fondo il 23esimo posto che abbiamo conquistato non è male e non fa altro che rimarcare le debolezze che gli indici che periodicamente commentiamo da queste “pagine” sottolineano da anni. Ricordate l’Indice di libertà economica (Ief) della Heritage Foundation di cui scrivemmo in febbraio? L’Italia è valutata Paese moderatamente libero ma ha addirittura quattro delle dieci variabili misurate che totalizzano un punteggio molto basso, definito da economia prevalentemente non libera; delle quattro emergenze italiche, tre sono identiche al 2009 (libertà fiscale, spesa pubblica e dimensione della Pa, libertà dalla corruzione), una è nuova e coinvolge proprio la libertà del mercato del lavoro, quel sub indice del Gci 2010/2011 in cui siamo 118esimo al mondo. La Svizzera, al confronto, è Paese libero, la Finlandia Paese “prevalentemente libero”.