Indice di Ottobre 2010 (rilevazioni settembre 2010) – Numero di sintesi: 67,20

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INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –    In recupero l’Indice Ifiit, che dai 65,80 punti del mese precedente torna ai livelli pre-estivi, sopra la quota dei 67 punti (67,20). […]


INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica

“L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo”
– Joseph A. Schumpeter – 


 

    • In recupero l’Indice Ifiit, che dai 65,80 punti del mese precedente torna ai livelli pre-estivi, sopra la quota dei 67 punti (67,20).
    • Il comparto bancario-assicurativo e il settore metalmeccanico (a cui si dedica un focus) sono i principali artefici del ritorno di fiducia e di una crescita della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica.
    • Resta stabile la fiducia nei settori del made in Italy tradizionale, del turismo, degli articoli legati al tessile abbigliamento, all’arredo casa e dell’editoria..
    • Si conferma debole la domanda di soluzioni tecnologiche da parte delle attività professionali, delle piccole imprese (agroalimentare, lusso e artigianato).
    • Sul versante del digital divide, aumenta la percentuale di imprenditori che considera persistente il divario tecnologico con altri Paesi.
    • La propensione ad investire in innovazione tecnologica è in crescita in Lombardia e Emilia-Romagna. A macchia di leopardo nel Nord-Est, debole in ampie zone del Centro e del Meridione. 

     

    La ripresa tedesca
    Nel secondo trimestre dell’anno la crescita economica è stata più robusta in alcuni Paesi europei, dove l’industria ha ripreso ad utilizzare maggiormente gli impianti. Per realtà come la Germania e la Svezia la tendenza è ancora in corso e – secondo alcuni Centri di Ricerca – il loro recupero potrebbe superare il 3,5% complessivo entro la fine dell’anno. Secondo l’Ocse il tasso di crescita medio dell’Europa potrebbe attestarsi intorno al 2%, proprio grazie al contributo che alcuni motori dell’economia potrebbero dare. In questo quadro per l’Italia è previsto un rimbalzo limitato all’1% o poco più. Un risultato certamente significativo rispetto alla contrazione del 5% del Pil registrata a fine 2009, ma altrettanto indicativo di una debolezza se paragonato ai livelli degli altri Paesi. In particolare, in questo momento congiunturale torna prepotentemente alla ribalta il ruolo della Germania non solo come locomotiva europea, ma anche e soprattutto come possibile motore di una ripresa mondiale. Il sistema produttivo germanico, insieme a quelli cinese e indiano, rappresenta al momento una delle realtà più consolidate per sostenere la ripresa della domanda su scala mondiale. Berlino è consapevole di avere i conti pubblici in via di completo risanamento, i marchi delle auto tedesche stanno registrando aumenti delle quote di mercato e il gruppo Volkswagen si candida a diventare il player mondiale di riferimento. In Germania hanno ripreso vigore anche la chimica e la farmaceutica come del resto i comparti energetico e meccanico. Ne deriva una crescita della domanda di beni e strumenti, che ravviva la produzione metalmeccanica italiana,uno dei settori al momento più beneficiati dalla congiuntura. Ed è proprio questo il comparto del made in Italy dove si sta registrando una maggiore attenzione per gli investimenti in innovazione tecnologica. Tanto il settore della meccanica fine quanto quello delle macchine utensili evidenziano una maggiore fiducia e contribuiscono ad innalzare il livello dell’Indice Ifiit generale, che torna sopra i 67 punti. Si evidenziano anche interessanti stimoli dal mondo bancario e assicurativo, alle prese con un necessario riposizionamento dopo l’approvazione di Basilea 3 e l’istituzione delle Autorità di vigilanza e di controllo a livello europeo (Londra sarà sede dell’Authority per le banche, Parigi per quella delle assicurazioni e Francoforte per i titoli di stato e degli strumenti finanziari). E’ proprio in questo scenario che si può anche leggere e inquadrare il peso che i tedeschi intendono giocare in Unicredit, banca italiana di origine, che si è sviluppata in 22 Paesi (tutti nell’Est-Europa, dove sono forti gli interessi dei gruppi bancari e industriali tedeschi).

     

    I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
    Il settore metalmeccanico nel suo complesso (comprese dunque meccanica fine, macchine utensili, elettromeccanica) è tornato a prendere in considerazione progetti di investimento in innovazione tecnologica, trascinando al rialzo l’Indice Ifiit. In questa dinamica viene accompagnato dal segmento delle banche e delle assicurazioni, alla vigilia di una loro nuova tappa evolutiva, a partire dalla quale dovranno essere premiati gli aspetti di fidelizzazione verso la clientela anche e soprattutto attraverso nuove funzioni di comunicazione, sia essa remota (internet e multimedialità) o interna (formazione e organizzazione). Anche il settore produttivo dei trasporti fa registrare un recupero dell’attenzione, soprattutto tra i sub-fornitori legati ad aziende tedesche e francesi, oltre che italiane.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
    Segnali sparsi e ancora discontinui, ma tendenzialmente positivi, per altri settori tradizionali del made in Italy, tra cui il tessile-abbigliamento, l’arredo casa, gli articoli di lusso, l’artigianato evoluto e innovativo. Buone le prospettive per alcuni operatori dell’editoria, grazie alla diffusione di nuove piattaforme come I-Pad, che stimolano la produzione di nuovi contenuti multimediali. Secondo alcune indiscrezioni raccolte, Sky starebbe preparando l’avvio di un servizio di trasmissione via satellite dei film di prima visione (servizio che potrebbe partire dal mese di gennaio del prossimo anno), mentre nuove aspettative sono generate dalla imminente proposta della televisione a tre dimensioni (senza occhiali) che produttori come Toshiba dovrebbero immettere sul mercato a Natale.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
    I segnali di fiducia restano bassi – e in molti casi si indeboliscono ulteriormente – in molti ambiti delle piccole imprese, dell’artigianato, delle attività professionali. Ne risentono soprattutto le produzione agroalimentari, l’artigianato per l’edilizia, i servizi.

     

    I macrosettori economici: commercio, pubblica amministrazione, edilizia
    Non emerge un sostanziale mutamento del quadro rispetto a quanto già segnalato nel mese precedente. In particolare si registra un debole rallentamento dell’attenzione verso i progetti di innovazione tecnologica da parte della Grande Distribuzione Organizzata, dove si devono affrontare i problemi legati alla previsione di un calo dei consumi, anche per il periodo natalizio.

     

    Il digital divide
    Sale dal 34 al 39% la quota degli imprenditori italiani che prevede un’accentuazione del divario tecnologico con le altre nazioni industrialmente più avanzate. Scende la quota di coloro che ritengono inalterato il livello di gap tecnologico (dal 52 al 46%). Aumenta leggermente la quota dei perplessi (dal 14 al 15%). Il mutamento del quadro è in buona parte dettato dai rallentamenti della diffusione della banda larga (per il calo del volume dei finanziamenti), dalle incertezze di mercato e dalla prudenza degli operatori.

     

    L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
    Un certo risveglio della fiducia negli investimenti innovativi si registra in alcune aree emiliane e romagnole, nei distretti del metalmeccanico e delle componenti per motori. Restano stabili i livelli nelle regioni tradizionalmente più produttive (Lombardia, Piemonte e Liguria), mentre il Triveneto torna a presentarsi in maniera piuttosto segmentata, in funzione del traino operato da una domanda più diversificata e selettiva (in calo l’edilizia e il turismo, in crescita arredo e meccanica). Stabile la propensione in gran parte delle zone meridionali, con segnali di vivacità per alcune aree siciliane.

     

    Focus mensile: La metalmeccanica al bivio
    Tra i settori che da qualche mese segnalano una ripresa della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica c’è anche la metalmeccanica. In particolare, le medie e le grandi aziende di questo importante comparto del made in Italy hanno già da tempo avviato un processo di ristrutturazione, che si è concluso o che è in via di perfezionamento. Restano invece molte parti scoperte, soprattutto nel segmento delle piccole realtà produttive, che risentono maggiormente della crisi. Per Luciano Miotto, vice-presidente di Federmeccanica, “il punto più basso è stato raggiunto e superato, la recessione è finita ed è ormai alle spalle”. Grazie alla ripresa delle esportazioni i primi sei mesi dell’anno hanno fatto registrare un incremento della produzione pari all’8,6% rispetto all’analogo periodo del 2009. Tra le imprese del settore con più di 500 addetti, il 25% prevede ulteriori tagli del personale, complessivamente già calata del 3,2% nel giro di un anno. L’utilizzo degli impianti è passato dal 63,2% dell’ultimo trimestre del 2009 al 66,7% del primo trimestre del 2010 e al 69,3% del secondo, anche se resta al di sotto – di circa il 10% – dei livelli pre-crisi. In questo quadro congiunturale, secondo un’indagine compiuta da Federmeccanica, “tra le imprese con oltre 500 dipendenti, nel 2010 una sua quattro prevede di ridurre ancora i dipendenti, contro l’8% che si attende invece un aumento del livello occupazionale”. A conferma che stiamo vivendo una fese di crescita senza aumento occupazionale. Un fenomeno che contagia non tanto e non solo la metalmeccanica, ma anche tanti altri segmenti della vita produttiva. Tuttavia, l’attenzione degli operatori verso l’innovazione è ancora molto alta. Secondo le rilevazioni compiute da Ifiit, il 67% degli imprenditori di questo settore ha dichiarato nell’ultimo mese che “nel corso del prossimo semestre prenderà in considerazione progetti di investimento in innovazione”, mentre solo il 14% ha risposto che “non andrà ad effettuare alcun investimento o che ha rinunciato ai programmi di innovazione”. In genere coloro che dichiarano di non voler prendere in considerazione alcuna forma di investimento costituiscono una platea di operatori a rischio, la cui sopravvivenza sul mercato è in pericolo. Secondo il termometro di Ifiit nella metalmeccanica si troverebbe dunque in difficoltà circa un’impresa su sette. “Ma a rischiare davvero la chiusura – sostiene Roberto Santarelli, direttore generale di Federmeccanica – sono soprattutto le piccole imprese, che invece in passato erano riuscite a resistere meglio ai venti della crisi”. Gli operatori del settore puntano tutto sulla ripresa degli ordini internazionali, trainati dalla domanda di Paesi come la Germania, la Francia, gli Stati Uniti e i Paesi emergenti.


    (Documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

     

    Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

    Ifiit Research
    Via Confalonieri, 36
    20100 Milano
    Tel. 02 56609380
    www.bitmat.it