Automazione, la parola magica

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L’innovazione attraverso nuove tecnologie offre alle organizzazioni molti vantaggi, ma aggiunge anche nuove complessità da non trascurare

“Siamo leader nell’IT automation, che è la precondizione per una virtualizzazione efficace e quindi per un percorso verso il Cloud Computing all’insegna della pragmaticità che serve per far emergere i benefici che le società cercano in questa innovazione, pressate come non mai da budget sempre più magri ma anche dalla necessità di trovare risorse da destinare alla trasformazione del modo di gestire e usare l’informatica”. Con questa premessa Mario Derba, Country Manager HP Software & Solution HP Italia, ha in un certo senso sintetizzato la strategia di approccio della sua società al cloud. HP è leader sia nel segmento server automation sia del network automation e forte di questo ruolo sta accumulando una dose cospicua di applicazioni e competenze per potenziare ulteriormente la sua offerta ed estenderla in ambiti ancora poco presidiati. Con un obiettivo finale: far fare ai clienti del saving ma senza sacrificare l’utilizzo dell’IT. O meglio, attraverso un uso diverso dell’IT, far fare quelle innovazioni richiese dai processi di business, valorizzando i risparmi economici sulle operazioni che è possibile automatizzare e integrare. Automazione e integrazione sono le due parole chiavi dell’attuale momento, quasi preferibili a quelle molto più gettonate di virtualizzazione e cloud.
“Oggi siamo l’azienda leader per l’hardware – ha aggiunto Derba – con un PC e una stampante venduti ogni secondo e un server ogni 15 secondi, ma i vantaggi concreti per le aziende arrivano da un utilizzo intelligente degli asset informatici e a questo provvedono il software e i servizi che stiamo sfornando a gettito continuo, come conferma l’evento Software Universe di Washington. Abbiamo speso miliardi di dollari, più di 7 negli ultimi anni, in attività di ricerca e in acquisizioni per mettere insieme un portafoglio senza pari e altre acquisizioni sono in gestazione”.
Derba non ha voluto o potuto anticipare nulla a questo riguardo ma un pensiero HP lo sta di certo facendo per la Business Intelligence, dove ha un evidente bisogno di miglioramento del suo posizionamento di mercato. Ma è sull’automazione dei processi IT che si concentra in questo momento l’attenzione della HP Software & Solution.
“La strada verso una gestione automatizzata dell’intera infrastruttura non è così semplice. Le aziende italiane stanno valutando questa trasformazione – ha detto ancora Derba – ma in questi anni di crisi, pure essendoci stata molta attenzione verso questa tematica, si è visto che manca in molte aziende una visione di insieme della tecnologia in uso: si tende ad aggiornare un pezzo per volta senza valutare l’impatto e le conseguenze che un singolo investimento possono avere sull’intera infrastruttura, in termini di costi e di organizzazione del lavoro. Il percorso per arrivare all’adozione del Cloud Computing non è semplice”.
“Il cloud – ha spiegato Stefan Danisovsky, Emea Strategic HP Software & Solution – non sarà un fenomeno passeggero come altri che hanno caratterizzato l’evoluzione dell’informatica negli scorsi anni. Il suo impatto sarà rilevante e proprio per questo motivo va approcciato in modo appropriato perché solo così produrrà i risultati che le imprese si aspettano. In questo percorso l’automazione giocherà un ruolo molto importante. Noi offriamo ai clienti un metodo per crescere nell’IT e nello stesso tempo tenere sotto controllo l’andamento dei costi”.
Per esempio, con l’automazione dei processi IT – ha puntualizzato Danisovsky – il 40% dei guasti viene per così dire sistematizzato, con il risultato di ridurre il tempo di intervento da 2-3 ore a pochi secondi. Ancora, con l’automazione dei processi di service a livello desk il tasso di errori sul lavoro scende del 30%. Con gli interventi sui processi di demand il tempo di roll out di nuovi servizi scende del 30% e il TCO si abbassa di ben il 40%. L’elenco dei potenziali vantaggi realizzabili con l’adozione delle soluzioni HP è lungo. Ad esempio nel settore dello storage il provisioning può scendere da 8 ore a 15 minuti. Il tempo di roll out dei nuovi componenti di rete può passare da 2-3 settimane a 1-2 giorni. Il tasso di gestione dei server per amministratore da 30 to 1 a 200 to 1. Sintetizzando il pensiero dei due manager, con l’approccio proposto da HP si realizzano sistemi cloud sicuri e customizzati nonché nello stesso tempo poco costosi, flessibili e standardizzati oltre che facili da usare.

Alcune soluzioni
Negli ultimi mesi HP ha introdotto una serie di soluzioni che vanno in questa direzione. Ne è un esempio la nuova versione della propria suite software Business Service Management (BSM). Aiuta i clienti a gestire più facilmente le prestazioni e la disponibilità delle applicazioni selezionate da modelli di distribuzione ibridi, inclusi ambienti virtuali, sistemi interni, cloud privati o pubblici, infrastrutture SaaS o in outsourcing. Semplificando ed automatizzando la gestione delle proprie applicazioni, le aziende possono reinvestire le risorse destinandole a iniziative finalizzate all’innovazione. In particolare, questa soluzione offre operazioni automatizzate, che riducono drasticamente i costi di troubleshooting e abbreviano i tempi di riparazione automatizzando il rilevamento dell’evento attraverso la risoluzione; operazioni cloud-ready e virtualizzate, che riducono i rischi fornendo la gestione protetta delle risorse e dei servizi basati su cloud; un’unica visione integrata, che migliora la capacità dei clienti di gestire tutti i servizi enterprise, che siano on-premise, cloud pubblici o privati, ambienti SaaS o in outsourcing; operazioni collaborative, che migliorano l’efficienza offrendo una visione integrata sulla gestione delle operazioni di servizio. BSM offre anche un modello di servizio runtime, che permette di risparmiare tempo migliorando sia l’analisi dell’impatto dei servizi sull’organizzazione, sia i tempi di risoluzione dei problemi. A differenza delle soluzioni tradizionali, che utilizzano mappe dei servizi CMDB (Configuration Management Database) creati manualmente, la BSM 9.0 fornisce agli utenti un modello di servizio runtime che si integra con il Configuration Management System. Tale modello di servizio, costantemente aggiornato, assicura che i team incaricati delle operazioni IT comprendano nel modo più accurato lo stato del servizio IT, fattore d’importanza critica per la gestione dei servizi virtuali e su cloud. HP ha anche annunciato nuovi servizi pensati per aiutare i clienti a ottenere il massimo valore dagli investimenti nel software. Il Solution Management Services (SMS) è un esempio: raggruppa un portafoglio convergente di servizi di consulenza e supporto che aiutano i clienti a semplificare i propri ambienti e a massimizzare l’adozione degli investimenti nelle soluzioni software Business Technology Optimization (BTO) e Information Management (IM). Le nuove proposte includono il supporto esteso delle integrazioni personalizzate e di terze parti, nonché servizi proattivi, quali la gestione delle patch e la pianificazione del rilascio degli aggiornamenti per il software di HP e di terzi.
Ci sono poi il BAC Anywhere, esteso per supportare gli ambienti on-premise, oltre ai modelli HP Software as a Service (SaaS). Con questo servizio le aziende possono monitorare le applicazioni Web esterne da un’unica console integrata, in qualunque momento e da qualsiasi luogo del mondo, anche al di fuori del firewall. Infine si possono segnalare i servizi BSM 9.0, che includono BSM Discovery Workshop e Consulting, che aiutano i clienti a progettare e implementare una soluzione BSM per minimizzare il rischio di downtime applicativo e incrementare la qualità del servizio.
Come dicevamo all’inizio, l’innovazione attraverso nuove tecnologie offre alle organizzazioni molti vantaggi, ma aggiunge anche nuove complessità che non è possibile trascurare. “Il portafoglio HP BSM – sottolinea Derba – aiuta i clienti offrendo loro un ambiente tecnologico semplificato, integrato e automatizzato”.