Mercato ICT: tanti chiaroscuri

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Tariffe quasi indiane in Italia nei servizi IT e le opportunità di una strategia industriale per il “made in Italy” tecnologico per nicchie di specializzazione

Spesso anche gli analisti sono costretti ad ammettere la loro difficoltà a prevedere l’evoluzione dei mercati, tante e troppe sono le variabili da considerare e ponderare. Con il rischio di sbagliare lo stesso, anche avvalendosi del supporto di un supercomputer e dei migliori programmi previsionali disponibili. Del resto le figuracce fatte in passato e anche in tempi recenti da molti analisti suggerisce cautela. Nella valutazione del business in corso, che è già difficile anche per un po’ di ritrosia delle aziende tecnologiche nel rilasciare dati “sensibili”, e ancora più nella formulazione di scenari previsionali. Questa la chiara sensazione avuta in occasione il 14 settembre della presentazione dei dati Assinform sul primo semestre e la probabile evoluzione a fine anno per l’ICT. Paolo Angelucci, presidente di Assinform, ha parlato di “Un momento di non facile interpretazione per l’ICT oltre che per l’economia nel suo complesso”. Una verità santa. Basta osservare il balletto di stime sul Pil dei vari organismi nazionali e internazionali. C’è massimo disaccordo e la cosa di traspone su tutti i settori industriali. Per l’ICT la sola buona notizia, se tale si può catalogare, è il calo del 2,4% anziché del previsto 3% nel primo semestre sull’analogo periodo dell’anno precedente. Da contrapporre a un calo del 4,5% (9,0% per l’IT) nei primi sei mesi 2009 sul 2008. Se poi si va a guardare dentro al mercato qualche sorpresa si trova. In particolare balza in evidenza il buon andamento dell’hardware rispetto a software e servizi. Cosa che non era stata prevista dagli analisti. Nel primo semestre 2010, dicono le rilevazioni di NetConsulting (vedere www.assinform.it), sono stati venduti in Italia 3,587 milioni di PC, con una crescita del 12,9% semestre su semestre, incremento da confrontare con un sostanziale ristagno nel 2009. La ragione è stata spiegata da Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting e analista senior dei mercati tecnologici. A crescere (+13,4% contro un -21,5% nel primo semestre 2009 sul 2008) è stata la domanda dei desktop: un fatto che si interpreta come un ritorno delle aziende ad investire in infrastrutture hardware, come leva per una ottimizzazione delle applicazioni (in Europa però la crescita è stata di quasi 5 punti percentuali in più!). In altri termini imprese e PA hanno acquistato nel periodo gennaio-giugno 2,649 milioni di PC, quasi 250 mila in più che nell’analogo lasso del 2009 (invero altre fonti come Sirmi sono un po’ meno entusiaste e stimano quantità e incrementi in misura più moderata). “Se vogliamo che l’informatizzazione infrastrutturale da parte delle imprese – ha sottolineato il Presidente di Assinform – fenomeno importante emerso nei primi sei mesi dell’anno, evolva verso un utilizzo pervasivo dell’IT nell’economia italiana generando nuova occupazione qualificata, soprattutto tra i giovani, sono necessari atti di coraggio da parte delle istituzioni, del Governo, della classe politica tutta, per introdurre nuove regole e condizioni quadro capaci di creare un clima che premi l’innovazione a tutti i livelli. Per questo occorrono provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul fronte del credito fiscale e degli incentivi, accompagnati da misure che facilitino l’accesso a finanziamenti bancari. La finalità deve essere quella di sostenere sia la domanda IT, premiando le aziende italiane che usano la leva tecnologica per migliorare la propria efficienza/produttività, sia l’offerta di Made in Italy tecnologico. In questo contesto vanno favorite fusioni e acquisizioni aziendali con un programma straordinario di ammortizzazione fiscale. Al contempo, le addizionali dall’Irap vanno spostate sull’Ire per stemperare il peso sull’occupazione di questa tassa, particolarmente iniqua per un settore ad alto utilizzo di risorse professionali qualificate quale l’IT”. E’ il momento di scelte coraggiose: uno slogan non nuovo ma rilanciato dalla Associazione che ipotizza per fine anno un business dell’IT di 18.186 milioni di euro, con un calo del 2,7%, con una situazione di sostanziale parità fra i due anni per l’hardware (circa 4800 milioni). In aggiunta ai dati elaborati da NetConsulting, Assinform ha condotto un sondaggio presso i propri associati rilevando anno su anno (per la precisione luglio 2010 su luglio 2009) un miglioramento nella propensione del budget di spesa: il 44% dichiara una situazione migliorata. Solamente il 18,8% ha rilevato un deciso peggioramento (un anno prima tale incidenza era di ben il 64,3%). “C’è sicuramente stata una inversione nella curva” aggiunge Angelucci. Sul fronte dell’occupazione, dall’indagine congiunturale non emerge ancora alcuna previsione di ripresa. Continua l’emorragia dei consulenti, soprattutto da parte delle grandi imprese, sebbene in leggera attenuazione . Per i dipendenti sparisce la fascia di valutazione “molto peggiorato”, ma il 15% delle imprese continua a considerare la situazione in peggioramento, tendenza che nelle medie arriva al 33% e nelle grandi al 21%. Poco o nulla i due esponenti hanno detto di virtualizzazione e cloud computing, anche se queste sono le chiavi di sviluppo del futuro. Anzi Capitani è stato piuttosto pessimista sull’impatto del cloud se si considera che la domanda di mainframe avrebbe registrato un calo del 40% in termini di bit (IBM è di diverso avviso), motivato con l’attesa di nuovi sistemi. Per Angelucci “Il cloud è certamente una tendenza incontrovertibile, per ora ancora di scarso interesse sul business, che creerà spiazzamenti nelle spese in servizi e prodotti, con implicazioni negative sui canali distributivi, prima di innescare una marcia in avanti tramite gli sviluppatori”. Dal dibattito a margine della presentazione sono emerse due altre novità. Con la discesa della tariffe di un ulteriore 40% ormai siamo quasi ai livelli indiani: perché non pensare di diventare una fornace di bit per l’Europa? Un altro argomento da inserire in un piano industriale per l’IT. Infine un auspicio che si incanala in questo ultimo filone: ci sono le condizioni per un “made in Italy” tecnologico basato sulla specializzazione per nicchie come avviene nella meccanica e nel tessile. “Ci siamo contati – ha aggiunto Angelucci – scoprendo che pesiamo per un terzo in più e disponiamo di competenze maggiori di quanto pensavamo. Aggregandosi e lavorando in rete possiamo crescere anche industrialmente”. Per le telecomunicazioni, infine, niente di particolarmente significativo da segnalare. Solo due numeri. A giugno gli accessi alla larga banda erano 12,93 milioni. Ma solo il 2,9% su larga banda. E qui c’è dunque da recuperare. Un tutto pieno invece sul fronte della telefonia mobile con 93 milioni tra abbonamenti e carte prepagate e 46,5 milioni di utenti. I primi della classe, una conferma. Per la TLC è prevista una chiusura d’anno in parità attorno ai 43 miliardi di euro.