C’è una Italia che innova?

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Per gli organizzatori di Smau e i loro sostenitori la risposta è affermativa e non solo di facciata

La manifestazione offre uno spaccato di questa realtà; quello di tante PMI che innovando affrontano meglio di altre la crisi. Ma c’è un vuoto preoccupante: l’incapacità delle imprese di fare sistema mentre a livello singolo gli italiani sono tra gli innovatori più brillanti del mondo. Per gli acquisti di prodotti digitali e per le idee originali. Occorre più formazione per un uso dell’Ict maggiormente a sostegno del business, un comportamento che ci penalizza non poco in materia di competitività e produttività. I pareri dei numero uno di Cisco, IBM, Microsoft, Oracle, Olivetti e Sap.

Il nostro Paese è in ritardo nella adozione dell’innovazione nei processi produttivi, meno nei prodotti, per una ragione su cui quasi tutti gli osservatori concordano: non siamo capaci di fare sistema. Singolarmente brilliamo ma non riusciamo a mettere insieme le individualità e farle fruttare in un contesto organizzato. In passato, ma ancora ieri, alcune aziende lungimiranti hanno costruito sulla innovazione la loro strategia offensiva, restando attaccate al carro dello sviluppo anche in un momento di grosse difficoltà economiche. “Oggi quella di innovazione, non è più una opzione, ma la sola strada percorribile per stare sul mercato”. A ricordarlo ci ha pensato Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di Smau in occasione del convegno di apertura della manifestazione milanese, molto azzeccatamene intitolato “Oltre la crisi: l’Italia che innova”. Una scelta che rispecchia il contenuto delle 47ma edizione dell’evento che ha abbondato vecchi clichè per assumere un aspetto nuovo, il solo possibile anche se esclude dai suoi due saloni quei ragazzi che negli anni d’oro li invadevano portandosi appresso e diffondendo fuori le molte novità della tecnologia. Nella edizione di quest’anno la tecnologia c’è e anche tanta ma è meno appariscente. Va cercata presso il gran numero di start up presenti e nelle aziende che sono state invitate a Smau per raccontare le loro storie di successo. Meno vetrina di prodotti dunque e più palcoscenico di soluzioni sul campo. Sono stati esaminati più di 500 casi di successo e la speranza degli organizzatori è che il loro esempio venga seguito. Un proposito buono ma la sensazione è che non sempre le “aziende-civetta” sono in grado di trasmettere la loro esperienza a parte dei 50mila visitatori attesi. Un po’ perché non sono avvezze alla comunicazione, diversamente dai fornitori di tecnologie, che hanno con loro agenzie dalle larghe spalle, un po’ perché prese alla sprovvista e non coscienti del messaggio che è a loro richiesto. Per tacere di gelosie e voglia di vedersi emulati magari da concorrenti.
Ma grazie a tecnologie digitali sempre più semplici e dai costi limitati, il cloud su tutte, le aziende hanno oggi la possibilità di avviare progetti di innovazione. “Noi come Smau abbiamo attivato dei meccanismi. Si pensi alle 300 seminari dedicati all’aggiornamento professionale, per quel cambiamento culturale indispensabile in tutte le aziende per renderle impermeabili all’innovazione”.

Vetrina di soluzioni “provate”
Invero lo Smau non è più quella manifestazione “di muscoli”, come dichiarato da Enrico Pazzali, Amministratore Delegato Fiera di Milano, ma una occasione per rilanciare quella leadership, “che doppiamo riprenderci perché se non lo facciamo noi lo faranno altri. Questo vale anche per Expo 2015 di cui l’ICT sarà un elemento distintivo, non una prova muscolare come l’Expo di Shangai da poco concluso”. Cosa fare per migliorare una situazione che ancora non brilla ma che è in movimento? L’ICT sta cambiando il modo di lavorare e gli stili di vita. Troppo speso si induce sugli aspetti negativi. Tipo l’IT da noi pesa sul Pil per l’1,9% contro il 3,4% della Germania. La spesa IT procapite è di 315 euro in Italia e 880 in Germania. E cosi via. Per fortuna però ci sono anche degli elementi positivi, ultimamente in ascesa. Ad esempio i mercati digitali consumer sono in crescita (da 10240 nel 2009 a 11571 milioni di euro previsti quest’anno) a riprova che a livello di singoli individui si investe nell’innovazione.

 

Imitare le “Gazzelle”
Qualcosa si muove anche a livello aziendale. L’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha analizzato i bilanci relativi al primo semestre 2010 di 82 imprese quotate, con fatturato compreso tra 10 milioni e 1 miliardo di euro. “I risultati di bilancio relativi al primo semestre 2010 mostrano chiaramente come ci sia, nel nostro Paese, un buon numero di imprese, chiamate “gazzelle” che sta reagendo bene alla crisi, portandosi a casa buone crescite a livello sia di fatturato che di utili – commenta Andrea Rangone, Responsabile degli Osservatori Politecnico di Milano. Quasi il 70% delle imprese ha aumentato il proprio fatturato nel primo semestre 2010 rispetto al primo semestre 2009. In una impresa su tre tale incremento è stato superiore al 20%. Due imprese su tre hanno aumentato la propria marginalità (misurata attraverso l’Ebitda) nel primo semestre 2010 rispetto al primo semestre 2009. In oltre 1 imprese su 2 tale incremento è stato superiore al 20%”. L’analisi mette in evidenza quattro ingredienti alla base della capacità di rispondere alla crisi, particolarmente rilevanti e comuni a quasi tutte queste imprese.
La capacità di cavalcare i mercati emergenti, che sono quelli che in questo momento stanno crescendo di più. Il coraggio di approfittare della crisi per “fare le pulizie straordinarie”, cioè tagliare quelle inefficienze sedimentate nel tempo. Una solida struttura finanziaria, con un livello di indebitamento non eccessivo. L’innovazione, non solo a livello di prodotti ma anche a livello di processi e tecnologie. L’Osservatorio Smau ha analizzato anche le performance negli ultimi 5 anni delle oltre 107 imprese finaliste del Premio Innovazione Ict. Per il 40%di esse, il fatturato è cresciuto per più del 10% in media all’anno. Per una impresa su quattro, poi, il fatturato ha registrato un incremento di oltre il 20% in media all’anno. A livello di marginalità, circa il 50% delle imprese ha aumentato l’Ebitda di oltre il 10% all’anno.

 

Bevilacqua (AD Cisco): “Il ritardo ci potrebbe avvantaggiare”
E i protagonisti dell’offerta cosa pensano dell’innovazione e della sua “italianità”. E’ un fatto noto che l’Italia è fortemente svantaggiata rispetto a molti paesi negli indicatori di produttività e competitività. “Ma questa situazione, osserva Davide Bevilacqua, Ad di Cisco Italia, può essere letta anche positivamente: più il gap è grande più grande è la possibilità di colmarlo, usando l’Ict come leva strategica, cambiando però paradigma nell’approccio. In Italia ancora troppo spesso i Cio rispondono del loro operato ai responsabili finanziari anziché ai Ceo, in quanto l’It viene ancora vista come una spesa anziché una risorsa preziosa per la gestione delle aziende. In Italia ci sono le competenze e le specializzazioni. Basti dire che in molte reti a larga banda in funzione nel mondo ci sono prodotti realizzati in Italia. Cisco investe in Italia: ha partecipato alla ricapitalizzazione di Italtel e finanzia il centro dedicato alla fotonica di Monza. Purtroppo si fa poco sistema e di progetti importanti come la fibra ottica simmetrica si parla tanto ma si fa poco mentre ci sarebbe un grosso bisogno per rispettare un trend tecnologico sempre più forte”. Insomma quello che serve è l’uso di tecnologie a sostegno del business. Un leit motiv.

 

Ciniero (AD IBM): “Il pericolo aguzza l’ingegno”
Gli stessi concetti sono ribaditi da Nicola Ciniero, Ad di Ibm Italia. “Le regole del passato non valgono più. La crisi degli ultimi anni ha cambiato le carte in tavola. Non serve lamentarsi. Bisogna rimboccare le maniche e selezionare le tecnologie più appropriate da mettere in campo. Il Pil cresce dove si fa innovazione. L’Italia è tra i paesi con il più alto tasso di innovazione ma non riesce a fare sistema e fattore comune. Fare sistema è una delle cose più difficili ma è nei momenti di pericolo che noi sappiamo trovare l’unità. Probabilmente questo pericolo non è ancora percepito come imminente. E’ comunque su questi aspetti che bisogna agire. La PA può svolgere un ruolo importante e il nostro Sud diventare una fucina di iniziative. I soldi non mancano”.

 

Grieco (AD Olivetti): “Affidarsi agli ecosistemi”
Una eresia (quella dei soldi)? In effetti dubbi sulla facilità di accesso ai fondi è stata espressa da Patrizia Grieco, Ad di Olivetti, recuperata in zona Cesarini per rappresentare almeno una azienda italiana (notate le assenze di Telecom Italia e Hp) ma va preso atto che nel mondo in questo momento la liquidità abbonda. Le sole società americane quotate dispongono di un cash di 1800 miliardi di dollari, quasi pari al valore del Pil italiano! La Grieco ha puntualizzato due cose: per fare della buona innovazione bisogna affidarsi a degli ecosistemi e puntare su software e servizi giacché nell’hardware i 25 fornitori top detengono il 90% del mercato e tra loro figurano solo due nomi italiani. Sull’altro versante, quello delle aziende Sii, la situazione è meno rigida e maggiore il “made in Italy”.

 

Jovane (AD Microsoft): “Il cloud è una grossa opportunità”
Intervenendo in videoconferenza dal Portogallo Pietro Scott Jovane, Ad di Microsoft Italia, ha puntato il dito su due carte in grado di rilanciare l’innovazione nelle imprese, da una parte il cloud computing, dall’altro la formazione. “L’Italia, h detto, dispone di un serbatoio di aziende attive nei settori del software e dei servizi in grado con il cloud di significativi sviluppi applicativi da mettere a disposizione delle PMI che scelgono la strada dell’innovazione nuova maniera. La nostra corporation in vari momenti ha premiato la genialità delle aziende italiane e il grado di competenze delle stesse nell’ICT”.

 

Rossi (AD Oracle): “La formazione una leva strategica”
Gli stessi temi sono stati portati in evidenza da Sergio Rossi, Ad di Oracle. “In Italia ci sono delle grandi eccellenze, ha osservato, ma manca una risposta a livello di sistema. Una migliore formazione consente un uso, non solo più diffuso, ma più corretto dell’Ict”. A questo proposito Oracle, per promuovere il “project learning” nei contesti scolastici ha creato ThinkQuest, un programma internazionale che fa leva su una piattaforma gratuita e protetta per la formazione.

 

Santoni (AD Sap): “C’è bisogno di un salto culturale anche dal management”
Infine Agostino Santoni, Ad di Sap, ha sollecitato la emersione di un management “illuminato e capace di gestire le risorse, tecniche umane”. Anche Santoni individua nel cloud una grossa opportunità per le PMI, specialmente se ad esso si associano applicazioni mobile. “Un binomio di grande efficacia per uscire dal ghetto tecnologico e velocizzare l’introduzione di strumento gestionali moderni”.