Indice di Dicembre 2010 (rilevazioni novembre 2010) – Numero di sintesi: 66,60

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INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –     L’Indice di fiducia Ifiit scende dai 67,40 punti della rilevazione precedente agli attuali 66,60 punti. I comparti dove si registrano i […]

INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica

“L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo”
– Joseph A. Schumpeter –

 


 

      • L’Indice di fiducia Ifiit scende dai 67,40 punti della rilevazione precedente agli attuali 66,60 punti.
      • I comparti dove si registrano i più alti livelli di attenzione verso gli investimenti in innovazione sono il bancario, l’energetico, le telecomunicazioni, l’elettromedicale.
      • Resta stabile l’aspettativa di investimento nel made in Italy tradizionale (meccanica, trasporti, moda).
      • E’ soprattutto il comparto dell’edilizia a registrare un sensibile calo della fiducia. Su posizioni di debolezza anche piccole imprese, professionisti e attività commerciali.
      • Per quanto riguarda il digital divide, sale ancora la percentuale di imprenditori che considera accentuato il divario tecnologico con altri Paesi.
      • La propensione ad investire in innovazione tecnologica è alta in regioni come il Piemonte e la Lombardia. Battuta d’arresto in ampie zone del Veneto a causa dell’alluvione. Stabile nelle altre aree del Paese.

 

La ripresa all’insegna della (in)stabilità
I dati economici confermano una certa ripresa delle attività nel mondo occidentale, soprattutto negli Stati Uniti, in Francia e in Germania. Tuttavia questo discreto rilancio si inquadra in uno scenario di riduzione dello sviluppo a livello mondiale, come peraltro enunciato dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Ocse, che hanno rivisto le stime. In Europa, in particolare, è in atto un sensibile colpo di coda della crisi legata ai debiti sovrani. L’Irlanda si è trovata nell’occhio di un ciclone speculativo e ribassista che ha colpito i listini azionari del Vecchio Continente, l’euro e le obbligazioni di stato, rendendo ancora più difficoltosa la tenuta del sistema monetario europeo. Il richiamo al patto di stabilità da parte delle istituzioni verso tutti i Paesi membri per incentivare un processo virtuoso, appare un vincolo che il mondo del lavoro e del risparmio di ogni nazione europea avverte come pericoloso, a causa dei tagli alla spesa e dell’aumento delle tasse che impongono – e imporranno – le varie ondate di manovre correttive necessarie per la correttezza dei conti. A questa situazione si aggiunga la crisi politica che attanaglia la Penisola, i cui effetti sul versante delle relazioni industriali ed economiche costituiscono un serio freno allo sviluppo. In questa situazione complessiva si registra un leggero recupero della produzione e degli ordinativi, ma non tale da far prevedere un innalzamento del Pil oltre l’1% nel biennio in corso. Si tratta di un tasso di crescita del tutto innocuo, senza la possibilità di apportare un ciclo virtuoso per il recupero del deficit e del debito. Il clima degli operatori non appare al momento orientato verso maggiori investimenti in processi innovativi, anche se non mancano numerosi casi di “audacia competitiva” (nelle competenze al momento più richieste: credito, energia, salute). A soffrire di più è invece il comparto dell’edilizia e delle attività immobiliari, la cui propensione verso soluzioni tecnologicamente avanzate si riduce sensibilmente. Molti altri settori ristagnano e l’Indice Ifiit scende a 66,60 punti.

 

I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
Il mondo bancario resta ai vertici della adozione di nuove soluzioni innovative (legate soprattutto alla sicurezza, alle reti, alla formazione). Anche il comparto dell’energia mostra un’accentuata sensibilità verso le tecnologie informatiche. Un discreto rilancio fanno registrare anche le telecomunicazioni e il comparto elettromedicale, dove si punta sempre di più alla realizzazione di strumentazione e apparecchiature di dimensioni contenute, anche per il grande pubblico.

 

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
Sono i settori del made in Italy tradizionale ad allinearsi ai valori medi dell’Indice, in particolare metalmeccanica e moda. Il settore dei trasporti manifesta tendenze ondivaghe che vengono interpretate come l’effetto di una congiuntura molto nervosa: la domanda è molto sensibile a soluzioni innovative, ma il mercato appare ancora in forte contrazione.

 

I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
Accanto all’ormai tradizionale ed endemica reticenza delle piccole realtà professionali, artigianali e imprenditoriali, c’è da registrare il forte ribasso della propensione ad investire da parte dell’attività edile, contrassegnata da una brusca riduzione della valutazione di progetti e da un procrastinamento degli investimenti, che trascina al ribasso anche le attività di arredo e di ristrutturazione in ampie aree del Paese.

 

Il digital divide
Sale ancora, dal 42 al 43%, la percentuale degli operatori che ritiene in aumento il digital divide. Resta stabile la quota di coloro che ritengono inalterato il livello di gap tecnologico (al 44%). Scende dal 15 al 14% la quota dei perplessi, per i quali la situazione appare non chiara e che quindi non sono in grado di prendere decisioni a breve.

 

L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
E’ soprattutto il Nord-Ovest a manifestare i più alti livelli di propensione all’innovazione, mentre il Nord-Est appare o neutrale o in calo rispetto alle precedenti rilevazioni: un dato che deve necessariamente interpretarsi come effetto dell’alluvione e dei rischi che essa comporta in diverse zone del Veneto. Qualche segnale di risveglio giunge anche dal Lazio e dall’Emilia Romagna, mentre il quadro resta stabile nel resto del Paese, con punte di accesa criticità anche per l’area campana.

 

Focus: Innovazione e PMI
Gli investimenti in innovazione tecnologica segnano il passo, soprattutto tra le fila delle piccole e medie imprese. La crisi economica, le difficoltà di ordine politico e il taglio dei fondi alla ricerca inducono i titolari di impresa a rallentare la propensione verso le nuove soluzioni innovative, riguardanti sia i processi sia i prodotti. Lo testimonia anche l’ultimo studio della Cotec, la Fondazione per l’innovazione tecnologica (istituita nel 2001 per iniziativa di un gruppo di banche e di imprese con lo scopo di monitorare l’andamento della competitività del nostro sistema industriale). Sulla base di una ricerca condensata in un rapporto (peraltro reperibile sul sito www.cotec.it), emerge che “il 26% delle imprese italiane ha ridotto gli investimenti in innovazione”. La cifra – del tutto in linea con quanto Ifiit sostiene nel corso dei suoi report mensili – è di poco inferiore al dato della media europea, che si attesta intorno al 23%. Si tenga presente che in Paesi come la Germania la quota di imprese che ha ridotto gli investimenti in innovazione è stata pari al 13% nell’ultimo anno, dunque un valore pari alla metà del dato italiano ed europeo. Per quanto riguarda il futuro, il 29% delle imprese europee prevede di andare a rivedere le stime delle risorse da dedicare agli investimenti in innovazione. In Italia la quota sale al 36 (per Ifiit tale quota risulta essere pari al 33%). Secondo Riccardo Viale della Fondazione Rosselli che ha commentato questa radiografia sulle pagine del quotidiano Il Sole 24 Ore, “la debole propensione dell’impresa verso questi investimenti si sposa con la scarsa disponibilità dei bilanci pubblici, soprattutto italiani, a sostenere università, ricerca e innovazione”. I dati attuali pongono in evidenza che la quota di investimento in Ricerca e Sviluppo in Italia si attesta si attestava nel 2008 all’1,19% del Pil (rispetto all’1% del 2004) ma ora, con le nuove tendenze in atto è probabile che questa quota possa tornare a scendere. Nello stesso periodo 2004-2008 gli addetti dedicati alla ricerca erano passati dal 6,8 al 9,4% dell’intera forza lavoro. E, in particolare, per quanto concerne la realtà delle Piccole e Medie Imprese (PMI) il 14% di loro ha realizzato innovazioni di processo, l’11,7% innovazione di prodotto e il 20,7% innovazione non tecnologica. In altri Paesi più evoluti (valga per tutti il caso tedesco che viene trattato dagli analisti e dagli osservatori come un benchmark) le quote sono le seguenti: 17,8% per l’innovazione di processo, il 23,8% per l’innovazione di prodotto e del 68,1% per l’innovazione non tecnologica. Infine, secondo le stime del rapporto Cotec, tra le PMI i fattori di competitività sono la qualità e il design (per il 50,6% delle imprese), l’immagine e il marchio (per il 15% dell’insieme complessivo), la capacità innovativa (per l’8,6%) e il modello organizzativo (per il 3,1%). Rispetto alle medie europee, l’Italia è superiore solo nel dato che riguarda i design brevettati e per il numero di addetti impiegati nelle imprese a medio-alta tecnologia. Il nostro Paese è ancora sotto la media europea per numero di laureati in materie scientifiche, per investimenti pubblici in R&S e per investimenti di venture capital in aziende altamente innovative.

(Elaborazione del documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

 

Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

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