Informatica: asset sempre più strategico per le banche

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E’ uno dei messaggi più importanti dell’ultimo IDC Banking Forum, svoltosi il 23 novembre scorso presso il Four Seasons di Milano

Oggi il 25% dei budget IT delle banche è al servizio della compliance. E per il resto? Occorre liberare risorse da una parte per investirle da altre aree. Il ruolo degli analythics e del CRM è decisamente in crescita, nonostante alcuni freni.

 

E’ toccato a Peter Farley, Md Emea IDC-Financial Insights aprire i lavori con un intervento dedicato alle sfide e alle priorità agli investimenti che caratterizzano in questa fase il comparto bancario, nazionale e internazionale. “Nell’agenda di un Cio bancario, osserva Farley, sono quattro gli impegni maggiori che lo assediano: la ricerca di maggiore efficienza, organizzativa e di costo; il customer-centrismo, che ormai attraversa tutto il sistema delle banche; la gestione dei rischi, che richiede un sempre maggiore impiego dell’It come strumento per una maggiore visibilità e trasparenza; la ricerca di maggiore agilità e flessibilità. Sono tutti commitment che hanno un punto in comune: l’uso pervasivo dell’informatica e il più possibile in sintonia con il business. In quest’ottica l’IT non può più essere vista come un centro di costo, nonostante le riduzione sui budget, bensì come uno strumento strategico. Saranno anche se non soprattutto gli investimenti in questa direzione uno dei fattori di maggiore impatto sulla capacità degli istituti di incidere sulla redditività in futuro. Inoltre anche per le banche è arrivato il momento di un atteggiamento proattivo verso i provider esterni, abbandonando la pratica reattiva seguita per lo più fino a oggi. Di tale cambiamento devono farsi interpreti anche i fornitori ai quali è chiesto di impegnarsi con maggiore vigore per comprendere le sfide e i problemi dell’utenza prima di sottoporre le loro soluzioni”.  Il 2010 si è confermato un anno di ristagno per l’informatica nelle banche ma per IDC è stato toccato il punto di minimo e già dal 2011 la tendenza tornerà rialzista anche se in misura modesta. Solo l’IT è in grado di dare alle banche quel bilanciamento che sono alla ricerca: imprimere una decelerazione ai costi, da una parte, e accelerare lo sviluppo dei ricavi dall’altra. La crescita dei ricavi è infatti, secondo gli studi di IDC, il driver principale che guiderà gli investimenti IT nei prossimi 12 mesi: è stato indicato dal 29,3% dei Cio del panel. Seguono il miglioramento della produttività (25,4%), la strategia di execution del business (22,7%), la soddisfazione delle esigenze di compliance (21,8%) mentre l’allineamento tra IT e business è stato indicato solamente dal 10,4% (obiettivo già largamente conseguito?). Farley si è abbastanza lungamente soffermato sulla compliance e sul costo del rischio. Sul primo punto ha fornito una indicazione che può fare riflettere: il numero di normative e obbligazioni è talmente in crescita che oramai in molte banche un quarto dei budget IT viene speso per questa voce. Il controllo dei rischi è assunto a una importanza tale da richiedere un approccio integrato allo stesso e l’adozione di una strategia di risk management che evolva oltre le barriere tradizionali e diventi addirittura un differenziatore di competitività. Un altro argomento topico per le banche è rappresentato dalle conoscenza e la segmentazione dei clienti, ovvero dalla adozione di soluzioni di analythics e di business intelligenze. Quali gli ostacoli ? Per l’esponenti di IDC l’ostacolo maggiore sta nei costi alti (ha raccolto il consenso di oltre la metà del panel); anche la lunghezza del deployment è giudicato un freno, così come la struttura a più silos dei dati bancari. Ma c’è una quota di Cio che non ravvisa ostacoli. La BI per cosa? In cima alla lista le banche pongono la reportistica (37%). Poi vengono la riduzione dei costi (34%), la gestione del rischio, la visibilità sui dati finanziari e il rispetto delle compliance. Non gode di molto favore, invece, l’utilizzo della business intelligence per la condivisione dei dati ai fini di un efficientamento dei processi decisionali. “Per apprezzare i vantaggi degli analythics, precisa Farley, bisogna però disporre di soluzioni semplici e invisibili, da inserire in contesti di processi ridisegnati in quest’ottica. Un impegno pressante se si pensa che le banche stanno incrementando lo spending in BI e analythics del 40%. Lo stesso vale per il CRM . In questo caso è importante capire quello che i clienti vogliono veramente. Per ora la risposta più probabile è che vogliono servizi veloci ed economici che li riconoscono come individui e li mettano in grado di relazionare con la banca quando vogliono e dove si trovano”. Tutte questi impegni richiedono risorse che in linea di massima vanno liberalizzate per essere investite in questa direzione. Quindi sono da aspettarsi più investimenti nel front end a scapito della tradizionale operatività. Inoltre altri temi da seguire con attenzione sono quelli del SaaS, del cloud e dell’outsourcing. A proposito del cloud computing nelle banche le rilevazioni di IDC indicano che già quasi il 40% del campione di banche sta usando o implementando questa forma di erogazione dell’IT.

 

Sepa ha tradito le attese
Il Forum è stato anche l’occasione per alcune valutazioni sul mercato dei pagamenti, un argomento che IDC d’intesa con ABiLab stanno analizzando in una indagine congiunta. Ormai si fa sempre più banca senza andare fisicamente in banca e questo richiede lo sviluppo di sistemi di pagamento avanzati . Uno dei motivi, come ricordato da Angela Vacca, Consultant manager IDC European Industry Solutions, della creazione di Sepa, al quale attualmente partecipano 32 paesi ma il cammino di adozione si è rivelato più lento del previsto. Ad agosto scorso, si è appreso, appena il 9,3% del totale dei bonifici trattati nell’area euro si avvaleva della Sepa. Gli addebiti diretti rispondenti a questa normativa rappresentano ancora una quota marginale. Insomma la Sepa è stata vissuta dalle banche più come un rischio che una opportunità. Si sa che nel breve comporta dei costi, dei benefici se esistono sono di lungo termine. “Quello del processing dei pagamenti – osserva Vacca – è un mercato che non riguarda solo le banche e sta conoscendo un processo di accorpamento: nel giro di quattro anni i player attivi in Europa sono scesi da 17 a 7 e la tendenza è andare verso 4-5. E questo in presenza di un mercato che è stato negli ultimi anni in evoluzione per gli addebiti diretti e piuttosto statico per il numero di bonifici”. Una annotazione conclusiva: come pagamenti per numero di abitanti l’Italia occupa uno degli ultimi posti in Europa sia per gli addebiti diretti che i bonifici: al primo c’è la Germania con un numero da 4 a 5 volte maggiore del nostro.

 

Compuware per un servizio di qualità

In occasione dell’IDC Banking Forum, che si è svolto il 23 novembre a Milano, Andrea Nava – Direttore tecnico Central e Southern Europe di Compuware, è intervenuto sottolineando l’importanza dell’efficienza delle applicazioni IT per il business. “Applicazioni dalle cattive prestazioni – osserva – possono infatti avere effetti molto negativi sul business. Il controllo della qualità del servizio erogato richiede infatti un approccio certo”.  Compuware fornisce valore al business grazie a soluzioni di Application Performance Management in grado di: ridurre le chiamate di primo livello help desk del 30% circa; ridurre i rallentamenti delle applicazioni core business (di circa 40%); incrementare l’efficienza del processo di trouble-shooting (pari a circa il 50%); aumentare significativamente la customer satisfaction, ridurre la violazione degli Sla fino al 40%, infine trasformare la metodologia di misurazione degli Sla. Questi dati si riferiscono a risultati concretamente ottenuti da alcuni importanti gruppi nel mondo bancario che si sono affidati a Compuware, come ad esempio Sec Servizi.

 

Fortinet: occhio alla latenza

Le nostre soluzioni, ci dice Joe Sarno, regional manager Fortinet, permettono alle istituzioni finanziarie di rendere sicure le proprie reti e rispettare le compliance. Grazie all’utilizzo della tecnologia Asic i prodotti della gamma Fortinet forniscono performance nettamente superiori rispetto ai convenzionali firewall e antivirus, fornendo una protezione ampia, integrata e ad elevate prestazioni contro le minacce dinamiche, semplificando l’infrastruttura IT di sicurezza. In particolare le famiglie di appliance FortiDB e FortiWeb permettono a Fortinet di proteggere gli strati più profondi della rete – fino allo strato applicativo compreso – e rappresenta un prodotto necessario per affrontare uno dei problemi più sentiti: la protezione dei dati di clienti e aziende”. Altro aspetto sottolineato da Sarno è che le soluzioni Fortinet assicurano una bassa latenza, fattore strategico per gli operatori del mercato finanziario: un ritardo di 5 millesecondi rispetto a un concorrente nei processi di trading può causare una perdita pari all’1% dei flussi, che equivale secondo stime della stesa Fortinet, a 4 milioni di dollari al millisecondo; fino a 10 millisecondi di latenza potrebbero tradursi in un calo del 10% dei ricavi.