Indice di Febbraio 2011 (rilevazioni gennaio 2011) – Numero di sintesi: 67,40

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INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica   “L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo” – Joseph A. Schumpeter –   Ancora in leggera crescita l’Indice di fiducia Ifiit, che dai 66,90 punti precedente sale oltre la quota dei 67 punti e […]

INDICE DI FIDUCIA SUGLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA

La misura della propensione agli investimenti in innovazione tecnologica

 

“L’impresa è per eccellenza il luogo dell’innovazione e dello sviluppo”
– Joseph A. Schumpeter –


 

    • Ancora in leggera crescita l’Indice di fiducia Ifiit, che dai 66,90 punti precedente sale oltre la quota dei 67 punti e si colloca a 67,40 grazie al recupero della propensione agli investimenti del Centro Nord e del Nord Est del Paese. 
    • I comparti dove si registrano i più alti livelli di attenzione verso gli investimenti in innovazione sono la meccanica fine, la grande industria, il comparto dell’automotive e quello dell’energia.
    • Sostanzialmente stabile la propensione all’investimento in Information technology da parte del mondo bancario e delle telecomunicazioni. Differenziato il made in Italy tradizionale (metal-meccanica stabile, trasporti in recupero, moda in leggera crescita, agroalimentare in leggera flessione). 
    • Il calo della fiducia più consistente si rileva ancora nel settore dell’edilizia (quarto mese consecutivo). Perdura l’incertezza nel mondo delle professioni, nella piccola impresa e nelle attività artigianali.
    • Sul tema del digital divide, in leggera crescita la percentuale di imprenditori che considera il nostro Paese ancora lontano dagli standard qualitativi di altri sistemi tecnologicamente più avanzati.
    • La propensione ad investire in innovazione tecnologica è in ripresa nel Nord Est del Paese (soprattutto Veneto e Trentino), nel Centro (in particolare in Toscana, nel Lazio e in Emilia-Romagna), stabile e su posizioni elevate in Lombardia, si riduce in altre zone come Piemonte, Liguria, Sicilia, Calabria e Puglia. Invariato nelle altre aree del Paese.

     

    Si accentua il divario tra il Nord e il Sud del Paese
    Le stime previsionali confermano che su scala europea diversi Paesi sono già entrati in una fase di crescita moderata, comunque superiore al 2%. Anche la Germania ha rivisto al rialzo le stime di crescita. Il governo tedesco ha alzato dall’1,8 al 2,3% la crescita del Pil nel 2010 (+3,6% nell’ultimo trimestre), un livello che potrebbe essere superato nel 2011. A trainare la locomotiva tedesca è la ripresa virtuosa degli ordini da parte di nazioni come la Cina (+10,3% il Pil nel 2010) che ha scavalcato il Giappone nella classifica della ricchezza mondiale dei paesi più industrializzati. In questo panorama il nostro Paese si colloca su posizioni di moderato rilancio, ritenuto però ancora insufficiente a far ripartire occupazione e consumi. La crescita del Pil nel nostro Paese, che era stata fissata all’1,1% da alcuni centri studi, è stato ritoccato allo 0,9 – 1,0% per il 2011, mentre solo a partire dal 2012 potrebbe andare a collocarsi stabilmente sopra l’1,2%. La Banca d’Italia parla di “crescita lenta e senza slancio”, l’Istat fotografa un paese nel quale si accentuano le differenza tra Nord e Sud in fatto di attività imprenditoriale, sicurezza, ricchezza e consumi delle famiglie. In questo quadro, però, non mancano segnali di audacia competitiva. E’ il caso di quattro regioni, dove sono concentrate le piccole e le medie imprese in grado di sostenere la cavalcata della domanda internazionale. Si tratta di Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, alla guida di un vigoroso colpo di reni, anche in termini di maggiore propensione agli investimenti. Lo confermano, oltre all’Indice Ifiit di questo mese, alcuni rapporti istituzionali come quelli forniti dall’Abi e dall’Ufficio Studi di Unicredit. Sono soprattutto le medie imprese internazionalizzate e fortemente orientate alle esportazioni a manifestare i segnali più consistenti di ripresa. Ma lo scenario complessivo mostra una maggiore accentuazione del divario tra il Nord (che cresce in termini di quota sul Pil nazionale e che mostra un aumento della propensione agli investimenti produttivi e in innovazione tecnologica) e il Sud (il cui peso percentuale sul Pil è invece in calo e che mostra una riduzione della fiducia sugli investimenti in genere e in quelli legati all’innovazione tecnologica). Anche gli ultimi dati sulla ripresa degli ordinativi all’industria evidenziano un particolare contributo da parte delle imprese del Nord (soprattutto meccanica, tessile-moda, alimentare e arredo). L’interpretazione dei dati elaborati grazie alle risposte degli imprenditori al questionario mensile dell’Indice Ifiit conferma in pieno questa tendenza. Il numero indice è salito leggermente a 67,40 punti.

     

    I settori che mantengono alta (o che risentono del calo degli investimenti in innovazione in misura inferiore) rispetto alla media del Paese
    Oltre che nella media impresa orientata all’esportazione, la domanda di innovazione tecnologica o comunque di una sua aspettativa di rilancio (sotto forma di progetti, consulenze, etc.) è in ripresa anche nella grande industria, dove sono attesi acquisti di Itc nel corso dei prossimi mesi. In movimento i comparti dell’automotive, dell’energia.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione tecnologica allineata ai valori della media nazionale dell’Indice
    Scendono da posizioni di aspettativa elevate a livelli più allineati con la media dell’indice i comparti bancario-assicurativo, dove pesano sia la chiusura di un ciclo di ristrutturazione e di investimenti, sia un clima di attesa generale per la ridefinizione di un sistema europeo del credito (anche a seguito di Basilea 3 e dell’instaurazione di una rinnovata rete di controlli) e per il rinnovo contrattuale dei bancari in calendario a primavera.

     

    I settori che mostrano una propensione agli investimenti in innovazione inferiore ai valori della media generale dell’Indice o che presentano sensibili scostamenti dal livello del mese precedente
    In calo per il quarto mese consecutivo il settore dell’edilizia, dove le prospettive di investimento in innovazione restano solo e tipicamente legate alla costruzione di edifici di nuova concezione architetturale. Ancora su posizioni di debolezza il segmento del commercio al dettaglio, il mondo delle professioni e quello artigianale. A macchia di leopardo, invece, il tessuto delle micro e delle piccole imprese, in funzione delle loro relazioni territoriali e dei loro legami con filiere produttive a loro volta legate con attività di esportazione.

     

    Il digital divide
    Sale leggermente, dal 43 al 44%, la percentuale degli operatori che ritiene in aumento il digital divide rispetto agli altri paesi più avanzati. In crescita la parte degli scettici, che sale al 23%, mentre è in sensibile calo (al 33%) la minoranza che ritiene il digital divide in recupero o in sostanziale stabilità rispetto al passato.

     

    L’innovazione tecnologica nelle diverse aree geografiche
    A trainare al rialzo l’Indice Ifiit sono stati gli scatti d’orgoglio mostrati da alcune regioni come il Veneto, l’Emilia-Romagna, la Toscana e il Trentino, dove il recupero della fiducia si è mostrato con più vigore. L’animo degli operatori industriali è tornato ad essere più ottimista a seguito della ripresa degli ordini internazionali, che portano alla ribalta le aziende tipicamente orientate alle esportazioni. A languire e a soffrire di più sono le aree dove le produzioni sono indirizzate al mercato interno, che non mostra ancora segnali di una crescita della domanda. In ulteriore calo la fiducia in Nord-Ovest (soprattutto in Liguria, ma anche in Piemonte) e in alcune aree meridionali (Sicilia, Calabria, Puglia). Resta stabile su posizioni elevate la Lombardia. In risalita, su livelli discreti, il Lazio.

     

    Focus: Innovazione, PMI e Pil
    Una spinta strategica all’innovazione da parte delle Piccole e delle Medie Imprese italiane potrebbe contribuire ad alzare il tasso di crescita al 2%, raddoppiando di fatto l’incremento del Pil, che quest’anno dovrebbe attestarsi intorno all’1%, come indicato dai più importanti centri di ricerca economici e previsionali. La stima è stata compiuta dalla direzione strategica del Ministero dello sviluppo economico e presentata ufficialmente dal governo, in occasione del recente summit sullo stato di attuazione dello “Small Business Act”, il documento europeo per facilitare lo sviluppo dell’imprenditorialità diffusa. Duro il giudizio dell’osservatorio inviato alla Commissione Europea in vista del monitoraggio istituzionale: “nel nostro Paese esiste un fondamentale gap tecnologico, essendo ancora minimo l’utilizzo di internet e della rete per sviluppare comunicazione, affari, sistemi di ordinazione, di fatturazione e di pagamento”. Uno stato di inadeguatezza che si traduce in macchinosità burocratica, in quanto “i tempi dell’export sono il doppio della media che si registra in Europa”. Il digital divide incide allora negativamente sul processo di internazionalizzazione. Secondo Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria di Confindustria, “il sistema italiano delle PMI avrebbe bisogno di una maggiore facilità di accesso al credito e in particolare dei finanziamenti all’innovazione, di processo e di prodotto”. Intorno a questa grande questione si trovano poi altri problemi come il carico fiscale, gli adempimenti amministrativi, le compensazioni dei crediti con la Pubblica Amministrazione, temi che non devono essere sottovalutati. Come misura a sostegno dei processi di patrimonializzazione delle PMI italiane, nel marzo del 2010 è nato il Fondo nazionale di Investimento (con una dotazione iniziale di 1,2 miliardi di euro da ripartire equamente tra quote di ingresso negli asset delle imprese e quote da assegnare a Fondi di Private Equity che investono in PMI). Nell’ottica di sostegno all’innovazione il governo italiano sta potenziando il Fondo Rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti, con 785 milioni di euro per contratti di innovazione tecnologica e industriale. Inoltre, per favorire la partecipazione delle PMI agli incentivi statali e regionali si sta pianificando una riforma degli interventi a sostegno dei contratti di rete. Le piccole realtà industriali italiane non sono solo sottopatrimonializzate in termini di risorse, ma sono anche spesso sottodotate in termini di capitale innovativo, di know-how e di conoscenze adeguate per potersi confrontare con società concorrenti che invece dispongono di più facili sostegni alla innovazione. Per questa ragione, la creazione di un vero mercato dei capitali e delle risorse finanziarie a sostegno delle PMI le renderebbe più in sintonia con le necessità dei tempi. Con l’adozione di una serie di interventi – tra cui quelli elencati e la diffusione della banda larga – lo sviluppo delle PMI, anche con modelli consortili, potrebbe garantire una crescita di fatturato che è stato stimato in 15 miliardi di euro, pari appunto all’1% del Pil attuale. Una quota del tutto rispettabile, in questi anni di vacche magre.

    (Elaborazione del documento di sintesi a cura di Paolo Gila, Supervisor Ifiit Research)

     

     

    Questo documento è una sintesi della ricerca mensile che viene effettuata su un campione qualificato e rappresentativo dell’economia italiana. Lo studio viene curato da Ifiit Research, la divisione Ricerche di mercato del Gruppo Mat Edizioni. L’indice e la sintesi mensile sono recuperabili gratuitamente attraverso il sito www.bitmat.it. Coloro che, come aziende o come privati, volessero approfondire gli aspetti della ricerca Ifiit o avvalersi della struttura di Ifiit Research per compiere sondaggi, rilevazioni, ricerche di mercato o altro, possono rivolgersi a:

    Ifiit Research
    Via Confalonieri, 36
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    Tel. 02 56609380
    www.bitmat.it