Il futuro passa per i quindicenni

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Una prima lettura dei dati Pisa 2009

I rapporti di dettaglio dei singoli paesi saranno disponibili nella primavera 2011; nello scorso dicembre, però, sono già stati resi noti i principali dati di Pisa 2009, l’indagine internazionale dell’Ocse che periodicamente verifica le competenze dei quindicenni cittadini dei paesi che partecipano alla ricerca. L’acronimo Pisa sta per Programme for International Student Assessment, programma che nel 2009 ha coinvolto 34 paesi Ocse e 31 paesi partner. Un panel quanto mai variegato ed eterogeneo, che coinvolge sistemi scolastici molto diversi tra loro; l’indagine però si concentra sull’individuazione e la misura delle competenze chiave che garantiscono ai giovani cittadini la possibilità, nell’arco di tutta la vita, di formarsi, aggiornarsi, migliorarsi oltre che collaborare così alla crescita della propria comunità. Per questo, a periodi alterni, si indaga sulle capacità di comprensione di matematica e scienze, sulla capacità di lettura; l’attenzione si concentra sugli aspetti logico-funzionali: interessa comprendere se e come i quindicenni siano in grado di utilizzare le competenze maturate sui banchi nella quotidianità, dimostrando di risolvere in autonomia problemi di logica, di comprensione, applicando conoscenze scientifiche. In poche parole quel sapere che, nella vita adulta, diventa saper fare oltre che, in alcuni casi, saper far fare.

 

La “reading literacy” secondo Pisa 2009
Strutturato in cicli, Pisa ha analizzato nel 2000 la lettura, nel 2003 la matematica, nel 2006 le scienze e ora di nuovo la lettura, focalizzandosi sulla “reading literacy”, la capacità cioè di capire, utilizzare e riflettere su testi scritti, dimostrando come questa competenza possa sviluppare e potenziare le conoscenze già acquisite. In alcuni paesi, inoltre, Pisa 2009 ha consentito di rilevare la familiarità con le tecnologie della comunicazione e dell’informazione e il coinvolgimento dei genitori nello sviluppo della “reading literarcy” dei figli. I dati resi pubblici a dicembre 2010 (www.oecd.org) hanno giustamente portato una ventata di ottimismo tra di noi, segnalandoci che i quindicenni di oggi si dimostrano complessivamente più preparati di quanto non accadesse nel 2000, 2003 e 2006. Risultati, però, per nulla omogenei tra Nord e Sud del Paese, quest’ultimo ancora in grave ritardo rispetto alla media dei paesi Ocse, anche se in netta ripresa. Si trova nel Nord Ovest, invece, l’unica regione, la Lombardia, che registra punteggi molto vicini a quelli dei migliori al mondo. Solo il Nord – Est è in controtendenza rispetto al resto d’Italia, con risultati in modesto calo, pur conservando ancora punteggi al di sopra della media Ocse. Nell’indagine Pisa le tradizionali graduatorie tipiche di altri indici non hanno reale utilità; ciò che conta, piuttosto, è il punteggio medio acquisito da ogni singolo paese, da confrontare con la media Ocse, pari a 493 (Italia = 486). In particolare, trattandosi di prove a campione è impossibile stilare una classifica esatta dei valori medi; si può solo indicare una fascia entro cui il Paese si colloca. In Pisa, dunque, contano i punteggi medi acquisiti e la significatività statistica degli scostamenti dal valore medio. E’ proprio questo il dato su cui concentrarsi per capire se ci si trova di fronte a progressi o regressi. I risultati di ogni Paese, infatti, sono l’espressione delle prestazioni di campioni di quindicenni, non dell’intera popolazione di giovani adolescenti. I risultati si muovono dunque in un campo di esistenza del valore reale, il cosiddetto intervallo di confidenza e il confronto tra Paesi è ammesso solo se la differenza registrata è verificabile con un test statistico. Insomma, avete capito, i numeri qui sono entità statistiche che non esprimono valori assoluti; per questo la classifica, dal primo all’ultimo, non è significativa.

 

Uno sguardo all’Italia
Come evidenziato dal rapporto Invalsi (fonte: Nota sui risultati dell’indagine Ocse Pisa 2009, www.invalsi.it), l’Italia per la prima volta ha lavorato su un campione rappresentativo di tutte le regioni italiane e delle due province autonome di Trento e Bolzano, per complessive 1097 scuole (stratificate per tipologia) e 30.905 studenti. Ne è uscito un quadro eterogeneo; come già accennato, in testa all’ipotetica “graduatoria interna” (ipotetica perché, come ho spiegato, non ha senso parlare di graduatorie in questo ambito) c’è il Nord Ovest con un punteggio medio di 511, superiore alla media Ocse; seguono rispettivamente il Nord Est (504), il Centro (488), il Sud (468), il Sud Isole (456), questi ultimi ancora lontani dalla media Ocse (486). Grazie a Pisa, le abilità sono classificate in sei diversi livelli, dal più basso (punteggi molto bassi rispetto alla media Ocse) e al più elevato (punteggio ben al di sopra della media). Tra i due estremi, i livelli graduati; l’analisi della ripartizione dei giovani all’interno di queste fasce è molto utile per individuare le dinamiche evolutive della popolazione giovane e per valutare l’impatto delle scelte programmatiche e degli investimenti fatti sul settore dell’educazione e formazione. Come osservato da Invalsi nel rapporto “Primi risultati di Pisa 2009”, pubblicato a dicembre 2010, l’Italia ha una percentuale contenuta di studenti collocati nei livelli di eccellenza (livello 5 e 6), pari al 5,8%, ben inferiore alla media Ocse, pari al 7,6 per cento; risulta invece superiore alla media la percentuale dei quindicenni al di sotto del livello 2, quello considerato appena sufficiente per utilizzare le competenze di lettura; ebbene noi abbiamo il 21% degli studenti collocati in questa fascia, rispetto al 19% della media dei paesi Ocse. Siamo allineati con l’Ocse solo se ci concentriamo sui livelli 2,3 e 4, quelli intermedi. In occasione dell’indagine 2009 (avviata nel 2007) si sono mappati anche i dati relativi alla “literacy” in matematica e in scienze, ambiti in cui l’Italia si colloca al di sotto della media Ocse, con punteggio medio si 483 per la matematica e 489 per le scienze; medesima, a livello nazionale, la distribuzione osservata nel caso della lettura con il Nord migliore della media Ocse, il Centro allineato e il Sud e le Isole al di sotto. Nella distribuzione dei livelli di competenza, la percentuale degli studenti d’eccellenza è inferiore alla media Ocse, tanto in matematica (9% contro il 13% media Ocse) che in scienze (5,8% rispetto all’8,5% media Ocse); mentre superiamo la media per la percentuale di studenti al di sotto del livello 2, quello che equivale alla sufficienza. (25% in matematica e 20,6% in scienze rispetto alla media Ocse del 19% e del 18%). L’eterogeneità dei dati però non deve far dimenticare la tendenza registrata; tanto in matematica che in scienze e lettura l’Italia è in miglioramento rispetto alle precedenti indagini; come osservato nella già citata pubblicazione i segnali positivi vengono tanto dal confronto 2006 – 2009 che dai dati disaggregati per microaree che segnalano un processo di convergenza verso i livelli più alti, grazie al contributo dell’area Sud – Isole e Nord Ovest.

 

Pisa 2009: la scelta della Confederazione Elvetica
In Pisa 2009 la Confederazione ha scelto di coinvolgere circa 20.000 studenti, rappresentativi delle tre regioni linguistiche del Paese, buona parte cioè della popolazione studentesca delle scuole cantonali, somministrando anche questionari integrativi.
In particolare, la Svizzera dispone di dati articolati per i giovani con passato migratorio o figli di immigrati, dati questi tuttora indisponibili in Italia, visto che mancano percentuali significative nella fascia dei quindicenni. Proprio per questo le analisi elvetiche sono di particolare interesse per l’Italia; delineano infatti una tendenza che sarà nostra nel breve periodo, viste le tendenze dei flussi migratori. I dati Pisa indicano che nella Confederazione gli allievi che parlano la lingua in cui è stato svolto il test raggiungono prestazioni inferiori a quelli degli allievi che parlano la lingua del test; lo svantaggio si traduce in 25 punti in meno, di poco superiore allo svantaggio registrato in Germania, pari a 20 punti. Pensate che la lingua parlata a casa (non necessariamente la madre lingua nelle famiglie di immigrati e nei paesi plurilingue come la Svizzera) ha un effetto negativo marcato anche nella miglior regione al mondo, Shanghai Cina; qui i punti di svantaggio sono addirittura 42; meno marcato l’effetto in Canada, con “soli” 16 punti.
Il Rapporto “PISA 2009 – Gli allievi della Svizzera nel confronto internazionale – Primi risultati” propone una lettura dei dati rispetto ai paesi confinanti, ai paesi Ocse bilingue (Canada e Belgio) e naturalmente ai migliori al mondo, ovvero Shanghai‐Cina, che ha ottenuto in assoluto il punteggio medio in lettura più elevato (556), la Corea (539) e la Finlandia (536), seguiti dal Canada (524).
Con una media di 501, la Svizzera si colloca oltre la media Ocse (493), meglio dei paesi confinanti Italia (486) e Austria (470). La Confederazione, inoltre, ha il 17% degli allievi nella fascia debole, poco meno della media Ocse, pari al 19%, mentre può contare su una più promettente percentuale dell’8 per cento nella fascia di eccellenza (livelli 5 e 6). Ottime le prestazioni nel segmento della matematica e delle scienze; in matematica, rispetto al 2003, si è passati da 527 a 534 punti (media Ocse 497); qui l’Italia ha raggiunto i 483 punti, ben 17 punti in più rispetto al 2006, tra i paesi capaci del miglior progresso. Davvero elevata la percentuale delle eccellenze; gli studenti che si collocano nei livelli 5 e 6 sono addirittura il 24% (Italia 8 per cento); fa meglio della Confederazione solo Shanghai – Cina, con il 50% delle eccellenze, dato impressionante che ci fa capire con chiarezza quale sarà la direzione di sviluppo del futuro del mondo. In scienza, i quindicenni elvetici raggiungono un punteggio di 517, con l’11% delle eccellenze (media Ocse 8, Italia 5). Dati “pesanti” che dimostrano come investire in formazione scientifica sia cruciale per costruire il futuro di un paese.