L’Europa dà il via libera alle reti d’impresa italiane

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Il presidente dell’Aip Domenico Palmieri: “Dalle istituzioni una mossa concreta per le Pmi che vogliono uscire dalla crisi”

Il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia ha tolto il veto al provvedimento presentato nel 2010 da Roma per sospendere il pagamento delle imposte alle imprese che creano reti a sostegno di progetti innovativi. Il presidente dell’Aip Domenico Palmieri: “Dalle istituzioni una mossa concreta per le Pmi che vogliono uscire dalla crisi”

Qualcosa sembra cominciare a muoversi davvero in Italia per le Pmi: mentre a Roma il governo promette di dare la stretta decisiva per le iniziative in direzione degli incentivi finanziari e degli sgravi fiscali a favore delle imprese, da Bruxelles giunge la notizia di un importante successo ottenuto dalla nostra diplomazia in sede comunitaria. Joaquin Almunia, commissario Ue alla cquinoncorrenza, ha messo infatti il nulla osta sul provvedimento n.122 del luglio 2010 presentato dall’Italia in materia di reti d’impresa, fino a qualche settimana fa in attesa di approvazione per via dei dubbi avanzati dalla Commissione circa la compatibilità della misura legislativa con le normative europee antitrust. I rilievi di Almunia, in particolare, facevano riferimento all’eventualità che la nuova normativa italiana potesse infine configurarsi come una forma di aiuto pubblico selettivo e, quindi, illecito, essendo indirizzata a un settore specifico quale, appunto, le piccole e medie imprese. Fugati i sospetti (il provvedimento è stato giudicato come misura né selettiva, né settoriale, né a valenza territoriale), la legge è ora realtà, e consentirà alle imprese nostrane, per un periodo compreso tra il 31 luglio 2010 e il 31 dicembre 2013, di sottoscrivere contratti triennali finalizzati a mettere in comune idee e risorse per lo sviluppo e la realizzazione di progetti innovativi. In cambio dell’aggregazione in forma di rete, le stesse imprese otterranno dallo Stato una sospensione d’imposta fino a un importo massimo di 1 milione di euro, che dovranno essere reinvestiti nei progetti e che, per i tre anni, saranno coperti da un fondo apposito di 48 milioni di euro. “Il via libera ottenuto da Bruxelles sulla normativa per le reti d’impresa, previa prossima ratifica definitiva da parte della Commissione, è il risultato di un deciso cambio di rotta delle istituzioni comunitarie in tema di politica economica, sulla strada del ritorno alla centralità dell’economia materiale – ha dichiarato a Finance Business Review Antonio Tajani, commissario Ue all’industria e imprenditoria e presente a Milano nel corso di un recente incontro organizzato dall’Aip -. Un intendimento già espresso nel 2008 con la promulgazione dello Small Business Act e che oggi, con il sostegno alla formula delle reti d’impresa, vuole dare nuovo slancio alla competitività delle Pmi, le quali, nello scenario globalizzato, si trovano a concorrere sempre di più con potenze emergenti e, per questo, hanno bisogno di puntare su innovazione e qualità di prodotti e servizi”. Attenta agli sviluppi della vicenda in atto tra Roma e Bruxelles l’Aip (Associazione italiana per le politiche industriali), che, per bocca del suo presidente Domenico Palmieri, ha così commentato il battesimo europeo delle reti d’impresa: “E’ da diverso tempo ormai che reclamiamo presso le istituzioni maggiore attenzione e sensibilità alle istanze del mondo industriale. In particolare, esistono molte imprese che in questa fase stanno cercando di uscire dalla crisi, ma si scontrano con ostacoli burocratici e finanziari che ne deprimono le iniziative. Credo che le reti d’impresa rappresentino una buona soluzione al problema, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di aggregare risorse per aprire filiali all’estero e cominciare a investire anche sui mercati internazionali. Certo, l’applicazione del provvedimento approvato in sede europea implica una serie di questioni non trascurabili a livello organizzativo e gestionale, una su tutte la suddivisione delle competenze tra lo Stato e le Regioni, ma l’interesse che le banche e gli istituti finanziari stanno già mostrando per la neonata legge è un buon punto di partenza per valutare la bontà dell’intero progetto”.